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la soggettivita’ delle mie tette

ovvero come fu che decisi che era meglio niente


…dopo sguardi e sorrisi, telefonate e messaggini
finalmente ci diamo appuntamento ad una festa…

arrivo e ti trovo gia' circondato da un nugolo di amiche compiacenti, che sorprendentemente si smuovono al momento giusto e mi lasciano un posto a sedere proprio vicino a te.

comincio a parlare di niente, com'e' il caso che sia.
sono nervosa e mi faccio una canna.
sei nervoso e mi guardi le tette.

tutto procede deliziosamente per il meglio, quando all'improvviso
MI ATTACCHI UNA PIPPA INCOMPRENSIBILE.
in italiano gia' sarebbe faticoso starti appresso, in spagnolo e con una canna che mi ottenebra, diventa impossibile.

mi parli di qualcosa come la perdita della soggettivita' della moltitudine
e alle tue spalle appare il fantasma occhialuto di toninegri.
i miei occhi si incrociano, ma tu vai avanti come un treno.
se mi guardassi in faccia, invece che rimanere all'altezza (bassa) della scollatura, forse ti accorgeresti che non sto capendo niente e proveresti una sincera tenerezza. mi sorrideresti complice e mi diresti: andiamo a prenderci un gelato?
invece no.
la tenerezza e' una carta che nei giochi di seduzione tra adulti non si gioca mai.
colpa mia, che me la meno da donna matura
e che forse sembro piu' intelligente di quello che sono in realta'.

fatto sta che la conversazione finisce ingloriosamente con un
*ehi senti, io non ci sto capendo un cazzo*
e io che mi alzo e me ne vado sola a prendere un gelato.
le amiche riprendono posizione ai tuoi piedi, ma tanto io non ho piu' voglia di cimentarmi e la festa diventa noiosa.

tu continui a guardarmi, da una certa distanza
ma io ormai, ogni volta che ti guardo, vedo toninegri.

che depressiOne…

come eravamo

Campobasso, 2003 (credo)

io sempre con la solita espressione che qualcuno le cui opinioni mi stanno particolarmente a cuore ha di recente ha definito
artificiosamente folle
(in realta' mi burlavo del mio vicino, essendo egli somigliante in una maniera inquietantisssima a Emanuelefiliberto avantiSavoja)

era in realta' un attivista di robotica contestataria [se la definizione non vi dice un cazzo, fatevi un giro qui]
gli altri erano Jaromil, il suo amico attore, Aviv e Nuria, che a quei tempi facevano parte di Las Agencias.
dall'altra parte della macchina fotografica, Alessandro Ludovico di Neural

la fottuta creme de la creme 🙂

a Campobasso c'ero andata con Candida.
ho imparato un sacco e mi sono anche divertita.
rimane una di quelle esperienze per le quali e' valsa la pena.

a Campobasso c'erano questi pazzi di d-i-n-a a organizzare un festival in una chiesa sconsacrata, al centro di una citta' che forse non avrei mai visto nella vita.

come siamo

anche quest'anno ho avuto il privilegio di partecipare a un festival organizzato da d-i-n-a: The Influencers

sono stati giorni intensi, sudati e pieni di tensione.
a sostenere il mio umore, la mia amica Simona, che nella foto sembra un agente della CIA e invece e' una regista geniale.

come al solito, ho imparato molto.

e mi sono divertita anche di piu'…
ma di piu' di piu' di piu' di piu' di piu'

(da leggersi con malizia)

+++ post reloaded +++

queste sono le immagini che mostrero' orgogliosa ai miei nipoti
(sono di Banana le prime due e di Olaf la terza)

qui aspetto una boccata di pastis direttamente dalla bocca di Temper, la suicidegirl piu' estrema e glammettona mai incontrata

qui mi faccio smanacciare dalla Megghi
(chi avrebbe il coraggio di dire NO?)

qui sono con il mio ultraego Nikky.
mentre lei insulta i froci presenti, io improvviso un balletto sventolando lo scettro del potere.
pardon, della conoscenza (cfr Beatriz Preciado – sempre sia lodata)

se volete vedere le altre foto, potete andare qui

Barcelona, oh cara

non e' nemmeno una settimana che sono a roma e gia' smanio.
sara' il caldo atroce, sara' che sono venuta per lavorare e arrivavo in pieno down psicofisico,
sara' che mi manca sempre qualcosa, massi', sara' colpa della precarieta'…
non lo so perche', ma m'e' presa abbastanza male.

il paradosso e' che nemmeno il ritorno a Barna lo vedo cosi' allegro…

quindi a partire dall'11 luglio accetto inviti in qualsiasi parte del mondo, piu' lontana e' e meglio e'.

in cambio non sono disposta a dare niente.
ne' un pompino, ne' un abbraccio, ne' un piatto di pasta, ne' lavare i piatti, ne' ascoltare i racconti delle ultime prodezze di mariti fedifraghi e nemmeno raccontare io stessa le mie sfighe amorose.
tutto quello che chiedo e' un letto. e vegetare.
e ora che ci penso so benissimo dove andro'.

mariaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!

pomiciare le patrie sponde

eccomi pronta ancora una volta a pomiciare le patrie sponde per una buona causa

oltre al Queer Jubilee, che comincia giovedi' e che davvero non potevo perdermi (visto anche che il mio umore e' sceso vertiginosamente all'altezza delle caviglie nelle ultime ore e che ho un disperato e osceno bisogno d'affetto)
oltre all'ultimo lavoro che ho raccattato, assolutamente top secret e al tempo stesso miracoloso e indecoroso, che mi portera' fino in quel di milano e che mi dara' in premio una telecamera, tra tre mesi…

oltre a tutto questo
torno a sporcarmi le mani (e anche tutto il resto) in un campionato intergalattico di lotta nel fango, organizzato dal Cassero il 30 giugno.
Bologna la rossa arrossira' di vergogna e io mi rotolero' felice, cercando stavolta di centrare qualche culo e vincere invece di fare come al solito, ossia protendere il mio sghignazzando come una iena.

e' che proprio non sono competitiva.
se gioco lo faccio per giocare, mai per vincere.
e proprio non riesco a vedere questa cosa come un difetto.

la banalita’ del male

ovvero

a essere zoccole ci si guadagna sempre
a essere zoccole oneste ci si guadagna doppiamente

(cosa, e' tutto da verificare, pero' mientras tanto l'autostima sale)

allora la storia in breve e' questa.
nei tempi ormai andati di primaveril penuria sessuale e depressione sentimentale la vostra antieroina preferita si trovo' a regalare due colpi gratis ad un simpatico ragazzone
il quale ragazzone era pero', fornito di fidanzata…

fu un momento di debolezza.
io, ste cose, non le faccio mai.
ho pochi tabu' ma a quei pochi mi ci aggrappo con le unghie.
il principale e' questo: non scoparsi uomini (e donne) legati sentimentalmente ad altri/e.
e' perche' sono postfemminista in primo luogo e in secondo luogo perche' sono stata tanto cornuta nella vita
(e' il mio karma, credo, ed e' gia' un po' che l'ho accettato).

pero' quella sera proprio avevo bisogno di calore e di due occhi che mi guardassero con desiderio e quindi
feci finta di dimenticarmi chi era lui e chi ero io e chi era la sua fidanzata, soprattutto.

gia' all'alba che segui' l'intensa notte gli parlai chiaro:
*bellomio, io ste cose nun le faccio. gia' me sento male al solo penziero, quindi e' stato bello e tutto, te vojo bene, me stai simpatico ma sta cosa me sa che finisce qua. non te la prende ammale, e' un limite mio.*

conseguantemente evitai di chiamarlo nei momenti di depressione, anche se lo vedevo che stava li' e non aspettava altro e anche io a volte pensavo che m'avrebbero fatto bene le sue mani calde.

ma sono una puttana onesta, come da titolo, e quindi nisba.

passarono le settimane e tutto sembrava andare come sempre, lui che discretamente mi cercava, io che discretamente nicchiavo pensando che, banalmente in amor vince chi fugge
quando
l'altro giorno il ragazzone mi arriva sotto casa e mi dice: *sono due mesi che non mi ti tolgo dalla testa, non so che fare*
io gli rispondo, spolverando i manuali di psicanalisi da bar: *guarda, tu hai una storia che non funziona, non so se e' una crisi o se e' finita, questo lo saprai ben te, ma secondo me non ti piaccio io, e' solo che mi vedi come una via d'uscita, tutto qua. io guarda, so un casino, so mezza innamorata de un'amica mia e nel frattempo per non perdere l'abitudine mi scopo un mediattivista, sono masochista e sadica e cio' tutto un cucuzzaro de perversioni che mi so risolta chiamandole queer ma in realta' sono solo una che non si rassegna a crescere e sono insicura marcia, figurati che cio' venere in vergine… so proprio una brutta carta tio, fattelo di'*

e lui
con l'occhi sbrilluccichini
*sara' pure cosi' ma io mi sono innamorato di te.
ho lasciato la tipa, intanto.
per il resto, vedremo*

io ho raccolto la mascella che m'era caduta per terra e ho sospirato
*beh, e' figo essere innamorati.*

l'ho abbracciato e gli ho detto
*non so che cazzo dirti. l'unica cosa che mi viene da dire e' che se non vuoi l'esclusiva – e so che quando uno e' innamorato questo pesa – io ti posso fare un po' di posto.
nel mio cuore, tra le braccia, tra le cosce, vediamo un po' dove si libera prima…*

l'amore molto spesso e' di una banalita' sconfortante.
cio' dovrebbe aiutare a maneggiarlo piu' agevolmente…
com'e' che invece non e' mai cosi'?

(molte scuse a hannah arendt)