la banalita’ del male

ovvero

a essere zoccole ci si guadagna sempre
a essere zoccole oneste ci si guadagna doppiamente

(cosa, e' tutto da verificare, pero' mientras tanto l'autostima sale)

allora la storia in breve e' questa.
nei tempi ormai andati di primaveril penuria sessuale e depressione sentimentale la vostra antieroina preferita si trovo' a regalare due colpi gratis ad un simpatico ragazzone
il quale ragazzone era pero', fornito di fidanzata…

fu un momento di debolezza.
io, ste cose, non le faccio mai.
ho pochi tabu' ma a quei pochi mi ci aggrappo con le unghie.
il principale e' questo: non scoparsi uomini (e donne) legati sentimentalmente ad altri/e.
e' perche' sono postfemminista in primo luogo e in secondo luogo perche' sono stata tanto cornuta nella vita
(e' il mio karma, credo, ed e' gia' un po' che l'ho accettato).

pero' quella sera proprio avevo bisogno di calore e di due occhi che mi guardassero con desiderio e quindi
feci finta di dimenticarmi chi era lui e chi ero io e chi era la sua fidanzata, soprattutto.

gia' all'alba che segui' l'intensa notte gli parlai chiaro:
*bellomio, io ste cose nun le faccio. gia' me sento male al solo penziero, quindi e' stato bello e tutto, te vojo bene, me stai simpatico ma sta cosa me sa che finisce qua. non te la prende ammale, e' un limite mio.*

conseguantemente evitai di chiamarlo nei momenti di depressione, anche se lo vedevo che stava li' e non aspettava altro e anche io a volte pensavo che m'avrebbero fatto bene le sue mani calde.

ma sono una puttana onesta, come da titolo, e quindi nisba.

passarono le settimane e tutto sembrava andare come sempre, lui che discretamente mi cercava, io che discretamente nicchiavo pensando che, banalmente in amor vince chi fugge
quando
l'altro giorno il ragazzone mi arriva sotto casa e mi dice: *sono due mesi che non mi ti tolgo dalla testa, non so che fare*
io gli rispondo, spolverando i manuali di psicanalisi da bar: *guarda, tu hai una storia che non funziona, non so se e' una crisi o se e' finita, questo lo saprai ben te, ma secondo me non ti piaccio io, e' solo che mi vedi come una via d'uscita, tutto qua. io guarda, so un casino, so mezza innamorata de un'amica mia e nel frattempo per non perdere l'abitudine mi scopo un mediattivista, sono masochista e sadica e cio' tutto un cucuzzaro de perversioni che mi so risolta chiamandole queer ma in realta' sono solo una che non si rassegna a crescere e sono insicura marcia, figurati che cio' venere in vergine… so proprio una brutta carta tio, fattelo di'*

e lui
con l'occhi sbrilluccichini
*sara' pure cosi' ma io mi sono innamorato di te.
ho lasciato la tipa, intanto.
per il resto, vedremo*

io ho raccolto la mascella che m'era caduta per terra e ho sospirato
*beh, e' figo essere innamorati.*

l'ho abbracciato e gli ho detto
*non so che cazzo dirti. l'unica cosa che mi viene da dire e' che se non vuoi l'esclusiva – e so che quando uno e' innamorato questo pesa – io ti posso fare un po' di posto.
nel mio cuore, tra le braccia, tra le cosce, vediamo un po' dove si libera prima…*

l'amore molto spesso e' di una banalita' sconfortante.
cio' dovrebbe aiutare a maneggiarlo piu' agevolmente…
com'e' che invece non e' mai cosi'?

(molte scuse a hannah arendt)

2 thoughts on “la banalita’ del male”

  1. ho conosciuto questo posto da poco e sfogliando nell’archivio sono capitato qui…

    complimenti mi hai tirato un pò su in questo ferragosto del cavolo..

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