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cose da vedere

Generare Indipendenza (campagna abbonamenti DINAMOpress)

Genero indipendenza perché coltivo da sempre una radicalitá serena e insopprimibile
e questa scelta – che non è solo astratta e concettuale, ma di posizionamento nella realtà (di chi vive in maniera precaria e senza alcuna garanzia di sorta)
mi fa sentire vicina a DINAMOpress, un media indipendente veramente.

Genero indipendenza perché sono femminista e parto da me, dalla coerenza con cui io mi metto in gioco e che vorrei in parole e fatti.

Genero indipendenza perché vent’anni fa nasceva Indymedia, che a un certo punto è morta ma forse invece vive ancora in tutti i tentativi di critica ragionata e collettiva al sistema-informazione.
direi che sarebbe il caso di farne riuscire almeno uno.

per questo partecipo alla campagna di abbonamenti di DINAMOpress
e vi invito a farlo, con il contributo che potete dare e facendola girare il più possibile, con ogni media necessario.

 

sin putas no hay revolución

oggi è il 17 dicembre, giornata mondiale contro la violenza nei confronti delle/dei sexworkers e la vorrei celebrare condividendo il trailer di un video che ho visto ieri sera e che mi ha chiarito una delle accezioni possibili dello slogan Sin putas no hay feminismo.

all’autrice Nuria Güell (una artista catalana che ammiro moltissimo, il cui lavoro spesso analizza il funzionamento delle istituzioni con l’obiettivo di sabotarne i meccanismi di controllo e oppressione) interessava esplorare la relazione tra Patria e Patriarcato, quindi per carpire i segreti della maschilità [egemonica] ha deciso di contrattare alcune prostitute e costruire questo saggio audiovisuale in 12 capitoli (De Putas, un ensayo sobre la masculinidad) che apre un spiraglio molto interessante sulla parte in ombra dell’essere uomo – e che va molto al di lá dell’ambito esclusivamente sessuale, è proprio questione di identitá.

il “campione” delle prostitute è abbastanza limitato (ce ne sono alcune che lavorano in casa e altre che lavorano sulla strada, in totale le intervistate sono sette) ma rappresentativo – molte di loro parlano anche della prostituzione da club di alterne [sono una sorta di bordelli travestiti da night club che qua in Spagna prosperano in un limbo ai margini della legalità] e ovviamente per ogni settore l’approccio del cliente è diverso – cosí come differenti sono i livelli di insicurezza e di rischio di subire violenza.

il ritratto del maschio che ricorre ai servizi sessuali a pagamento è quasi sempre terrificante (sebbene invece possa sorprendere la eterogeneità delle esigenze vitali che il rapporto con la prostituta copre), ma non tanto perché il lavoro sessuale sia intrinsecamente degradante, come le proibizioniste ci vorrebbero far credere: proprio per il posizionamento che questa attività ha nella scala di valori della nostra società ipocrita e perbenista – e quando parlo di questa attività mi riferisco in generale al sesso, non solo a quello a pagamento.

uomini che pagano per lamentarsi ed essere ascoltati, uomini che pagano per essere sottomessi e dominati, uomini che ancora si vergognano a chiedere *certe cose* alle legittime consorti (che anno èeeeeeee, che giorno èeeeeee), uomini che pagano soltanto per sentirsi dei maschioni davanti agli amici e cosa poi veramente succeda dentro quelle stanze è un mistero: è quel mistero che, se venisse alla luce, forse darebbe la spallata definitiva a questo patriarcato che da un coma pluriennale continua a farci del male, pur di non schiattare definitivamente.

è per questa ragione che l’alleanza con le sorelle puttane è vitale e importantissima – innanzitutto perché è assolutamente insostenibile una posizione proibizionista quando sono in gioco non solo i diritti a livello lavorativo ma proprio le vite di tante, tantissime persone [ come ricordava ieri sera la brillante Lucia Egaña è importante usare la parola proibizionismo al posto di abolizionismo, poiché quest’ultimo definisce delle lotte di liberazione – dal carcere, dalla segregazione razziale – infatti la prostituzione si proibisce e il lavoro si abolisce. chiaro, no? 😉 ] e poi proprio per quanto sono preziose le informazioni ed essenziali i saperi che si sviluppano in quella zona d’ombra in cui si avventurano solo quelle tra di noi più generose, audaci o disperate.

e sia il film di Nuria che questo mio umile contributo sono pieni di affetto, rispetto e sorellanza per loro.

(non) prendiamoci per il culo

com’era che diceva quella canzone? Dammi tre parole, solo sesso anale!

no, non diceva cosí e nemmeno fa veramente rima ma ci stava proprio bene e io la cantavo con più soddisfazione dell’originale – e siccome oggi, per gentile intercessione di Pleasure room (sex shop online con toys per tutti i gusti e tutte le tasche) parliamo proprio di culo mi sembrava carino cominciare cantando, un po’ per sdrammatizzare.

giá, perché purtroppo intorno alle pratiche sessuali anali c’è ancora un mix abbastanza fastidioso di ignoranza, pregiudizio e stigma. nonostante ormai da tempo dalle sexpert illuminate ai filosofi di tendenza si alzi poderosa la voce che legittima il sesso anale come forma suprema (poiché reciproca, improduttiva e sovversiva) del coito, sopravvive l’idea che l’inculata debba essere per forza un fatto doloroso ed espressione di una sottomissione imposta. basta pensare a quasi QUALSIASI modo di dire che ha a che fare col culo… e subito ti passa la voglia (a meno che tu non sia alla ricerca proprio di un’esperienza di dominazione, umiliazione e dolore fisico).

la verità è che il sesso anale puó avvenire anche senza strazio, può essere un gioco nel quale la soggezione (intesa come mettersi nelle mani del/la partner) non implica alcun tipo di degradazione: le palline (o perline) servono proprio a questo, a scoprire le infinite possibilità di piacere del culo nostro o di chi ci accompagna senza passare per alcuna dinamica di potere più o meno metaforizzata – ma soprattutto senza spargimento di sangue ne’ lacrime.

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Lemebel, il film di Joanna Reposi

dopo la bellissima serata al Gender Bender, Lemebel è diventato ufficialmente Pedro nostro.

mio lo era da un po’, da quando lessi per la prima volta Manifiesto e scoprii il poeta cileno “figlio del fornaio” che rivendicava il punto politico sovversivo della sua omosessualitá contro le logiche sessiste e maschiliste di tanta Sinistra

e non mi stancheró mai di ringraziare e osannare Edicola Edizioni per aver pubblicato in italiano Di perle e cicatrici, generando tutto un movimento collettivo di amoroso interesse intorno alla figura di Pedro.

una persona capace di generare amore e rispetto al tempo stesso: della radicalitá di Lemebel questo è il tratto che mi sembra piú significativo. non arretrare di un passo ma essendo capace di mantenersi dolce e accogliente, non compiacere mai il potere, deriderlo in qualunque forma si presenti, usare l’ironia e l’autoironia non semplicemente come armi ma come strumento di mediazione e interpretazione di una realtá a volte troppo dura da nominare – ma senza arretrare di un passo.

l’ho detto e lo ridico, che Pedro stava sempre nella prima linea del fuoco.

e questo documentario ce lo restituisce in tutta la sua tremenda grandezza, tremenda perché fa tremare, fa piangere pure chi arriva al cinema e non sapeva proprio chi cavolo era questa frocia meravigliosa venuta da un quartiere povero di Santiago, che usó la performance come linguaggio di contestazione giá negli anni della dittatura di Pinochet e successivamente la narrazione come performance – che quando Pedro racconta tutto è vero anzi piú che vero, è qualcosa che non solo leggi ma lo senti proprio che ti palpita in qualche punto del corpo e ti trasporta nei luoghi, te li fa vedere e vivere

e infatti per chi invece Pedro giá lo ama è molto emozionante vedere nel film alcuni dei luoghi che lui descrive nelle cronache, entrare dentro la sua casa e accompagnarlo in giro fino all’ultimo.

il documentario è un lavoro molto bello, non lo dico solo io – ha vinto la Berlinale di quest’anno. è un lavoro (sí, mi ripeto ancora) pieno di amore, per la persona e per il personaggio, per tutto quello che Pedro per tanta gente ha significato.

la regista è bravissima a costruire un momento di intimitá profonda, è capace di trasformare gli spazi chiusi in spazi aperti e viceversa e soprattutto di integrare formati tra loro diversissimi, costruendo una narrazione che ricorre tutta la vita di Pedro e che a volte è straziante e a volte è esilarante.

è un film che dovrebbe girare tantissimo e io spero proprio che riesca ad arrivare in Italia.

Per forza o per amore: storie di donne a Barcelona

milizie repubblicane della Guerra Civile (1936-39)

Dopo alcuni anni di lavoro come informatrice turistica mi sono decisa a organizzare un tour che potesse unire il mio amore per la città di Barcelona, la sua storia e i suoi segreti con la prospettiva femminista della herstory, che punta a restituire una narrazione da protagonista a l’altra metà della Storia.

Donne famose o sconosciute, bambine sovversive e signore ribelli, sante e prostitute: in questa passeggiata femminista (la cui lunghezza e ampiezza potrà essere pianificata su misura in base alle necessità del gruppo) conosceremo insieme alcuni luoghi ed episodi della storia delle donne della città catalana.

Se avete in programma una visita a Barcelona nelle prossime settimane e volete saperne di più di questa proposta, potete scrivermi a ziaslavina@gmail.com

PS prima che informatrice turistica sono un’attivista transfemminista e direi storyteller se non mi sembrasse troppo hipster 😉

Parole che dice il corpo

Perché scriviamo?
Per chiarirci le idee. Per fermare un ricordo o per rielaborarlo. Per raccontarci. Per comunicare.
Qualunque sia la ragione per cui lo facciamo, a volte ci sembra di non avere abbastanza strumenti per farlo, come se avessimo bisogno di imbrigliare la potenza della nostra espressione in formati riconoscibili per renderla intellegibile.
E se invece lasciassimo parlare il corpo?
A volte vorremmo che la scrittura fosse un ponte e invece rimane un recinto rassicurante ma chiuso. Un’espressione che rimane muta anche quando sentiamo di avere tante cose da dire.
È possibile trasformare la scrittura, esperienza singola e solitaria, in una pratica di socializzazione?

immagine di H. Passarello dal cabaret L'euphorie du corps rebelle
immagine di H. Passarello – dal cabaret L’euphorie du corps rebelle

Parole che dice il corpo è un laboratorio di scrittura erotica che si svolge in due sessioni: la prima dedicata alla presentazione e analisi dei modelli di rappresentazione letteraria, la seconda piú centrata sul gioco e la condivisione. In entrambe le sessioni sono previsti esperimenti di scrittura singolare e collettiva.

Attraverso l’esperienza del laboratorio proponiamo un avvicinamento alla scrittura erotica come tattica di impoteramento femminista – dalla stanza tutta per sé alla stanza tutta per noi.


L’erotico si colloca tra l’inizio del nostro senso di sé e il caos del nostro sentire piú profondo. É un senso di soddisfazione interiore al quale, una volta sperimentato, sappiamo di poter aspirare. Perchè dopo aver sperimentato la pienezza di questo sentire profondo e averne riconosciuto il potere, noi non possiamo, in onore e rispetto di noi, pretendere di meno da noi stesse.
(Audre Lorde – Usi dell’erotico: l’erotico come potere)

Definiamo scrittura erotica l’ambito formale che interessa corpo, desiderio e sessualitá ma che secondo l’interpretazione di Lorde riguarda, in realtá, la potenza non razionale e non addomesticabile che viene dalle viscere.

Il laboratorio è pensato come misto e strutturato secondo principi di partecipazione femminista, orizzontali e di rispetto reciproco. Riconosciamo il corpo sociale come corpo erotico e l’intento del laboratorio è dargli voce nelle modalitá (che dovrebbero essere) proprie della politica in cui ci riconosciamo e che pratichiamo nelle nostre lotte quotidiane.

 

PAROLE CHE DICE IL CORPO
si terrà
a Roma mercoledí 25 e giovedí 26 maggio dalle 20 alle 22.30 presso ESC atelier (via dei Volsci 159)
a Bologna venerdì 27 e sabato 28 maggio dalle 18 alle 20.30 presso Barrinque, fiera della piccola editoria organizzata da Gateway in collaborazione con CostaArena

Per partecipare è necessario iscriversi scrivendo una mail a ziaslavina@gmail.com.
Il contributo di partecipazione richiesto è di 15 euro.

Lina Mangiacapre

Lina Mangiacapre - Elio-gabalo
Lina Mangiacapre – Elio-gabalo

lei è Lina Mangiacapre, una poliedrica artista del femminismo.

filosofa, politica antipolitica, pittrice, fotografa, regista e compositrice, militante femminista, saggista e poetessa (prendo le definizioni dalla sua biografia), utilizzava il termine Transfemminismo già negli anni ’70 (!!!!!). rielaborava la mitologia esaltandone il potenziale rivoluzionario di collante collettivo (fondó un gruppo chiamato le Nemesiache) e inventó il metodo della psicofavola – che usó tra l’altro in laboratori di creazione artistica con le donne del Frullone (ospedale psichiatrico di Napoli).
un personaggio originale e interessante, ovviamente sconosciuto alle più e assolutamente marginale nelle genealogie del femminismo ufficiale.
le sue opere sfiorano il sublime e sfidano il trash, che lei stessa attraversava senza paura, sfoggiando anche nella sua vita quotidiana un’estetica a dir poco pittoresca.
i suoi testi sono densi e pieni di ispirazioni e le sue riflessioni molto avanzate, rispetto agli anni in cui viveva.

oggi ho visto un breve documentario su di lei (realizzato grazie a un finanziamento collettivo dalla giornalista Nadia Pizzuti) insieme alla mia socia, dopo che un’altra amica l’aveva commentato cosí “eri tu, negli anni ’70, a Napoli”.

e sono lusingata ma devo dire la veritá: nell’idea dell’arte come rivoluzione condivisa (e della rivoluzione come arte condivisa), nella sfida costante alla norma-lità e alle sue categorie opprimenti (e deprimenti) ma soprattutto in quella marginalità borderline io e Rachele ci siamo ritrovate un sacco.
e ci è venuta voglia di conoscerla meglio e di farla conoscere (questo post è un primo, piccolo omaggio).

la libertá non si compra ma si paga (spesso in termini di solitudine, invisibilitá, isolamento)
ma come diceva Lina
CI SONO GUERRE, SORELLA, CHE NON SI POSSONO NON COMBATTERE

 

 

 

[nell’immagine che illustra il post Lina è in scena con un Eliogabalo.
sorrido se penso che una delle prime performance a cui presi parte era basata sul testo di Artaud dedicato all’imperatore romano. io avevo scelto di vestire i (pochi) panni della madre indecorosa. avevo una pancia finta e i capezzoli colorati di rosso, come le prostitute romane.
in una delle prime rappresentazioni (eravamo, ça va sans dire, in un centro sociale) un coglione che forse non aveva mai visto un paio di tette in vita sua cominció a fotografarmi come impazzito, accecandomi con il flash e provocando l’ira funesta del mio fidanzato dell’epoca, che trovava intollerabile la mia mancanza di pudore e che non mi parló per una settimana.
del coglione che fotografava giá non me ne fregava niente (oltretutto ero dietro a un vetro e visto che usava il flash non avrebbe ottenuto nessuna foto leggibile), ma per il fidanzato penai moltissimo, col senno di poi direi decisamente troppo.
ma poi a salvarmi – forse già lo sapete – arrivó la sorellanza…]

Pornosotrx a Bologna!

Pornosotrx è stato uno dei miei primi progetti di pornografia “sociale” (in cui proponevo un formato e fornivo le conoscenze tecniche per realizzarlo). si basa sulla sfida di lavorare sottraendo l’immagine (e il suo autoritarismo) alla dimensione del desiderio, che in questo caso nasce nel buio e ti prende per le orecchie.

unisce piú livelli, quello della scrittura erotica, quello dell’interpretazione e l’elaborazione sonora.

RADIO PORNOSOTRX

per questo sarà diviso in due parti:
giovedí 19 novembre dalle 19.30 alle 22.30 laboratorio di scrittura
venerdí 20 novembre dalle 19.30 alle 22.30 realizzazione delle clip audio con Audacity (software libero, per ricordarci che nel mare di “servizietti” web apparentemente gratuiti qualcosa di veramente libero ancora c’è)

il luogo in cui lo faremo è segreto (sappiamo per esperienza diretta che anche nella “città più libera del mondo” chi ospita esperienze pornografiche assume un rischio – nel 2015. anche se si tratta di pornografia etica, femminista, consensuale e tra persone adulte. non gli bastano lo sfruttamento sul lavoro e gli sgomberi degli spazi autogestiti, è proprio l’autodeterminazione che dá fastidio al Potere. e rivendicarla è un atto più radicale di quanto si possa immaginare – quindi come carbonare scegliamo strategicamente, per questa volta, di non essere visibili ne’ tracciabili, per quanto ci è possibile)

le clip potranno diventare pubbliche (sarà l’occasione per dare una botta di vita alla web di Pornosotrx, che è un po’ abbandonata da anni e sopravvive grazie alla generositá e alla simpatia dell’oste – il supereroe che ci concede l’hosting), altrimenti rimarranno di proprietà di chi le ha create
(qui una clip esplicativa – il mix audio fa un po’ schifo ma è la prima che facevo)

il laboratorio vorrebbe essere misto, anche se le iscritte finora sono tutte donne.

c’è ancora qualche posto libero, se ti interessa e/o vuoi avere più informazioni scrivi a ziaslavina@gmail.com

LEZ talk about sex – in collaborazione con Lesbiche Fuorisalone

dalla stanza tutta per sé alla stanza tutta per noi

dalla serie Nicoz Balboa goes porn
dalla serie “Nicoz Balboa goes porn”

laboratorio di scrittura erotica per lesbiche, bisessuali e possibiliste.

Dopo il successo de Le parole che non o/so dire, che nel maggio scorso ci ha unite nel raccontare sogni ed esperienze sessuali e sensoriali, Slavina ripropone un incontro di elaborazione collettiva e sperimentazione che ha per oggetto l’esperienza del desiderio e la sua realizzazione.

 

le parole che non o/so dire (Milano, maggio 2015)
le parole che non o/so dire (Milano, maggio 2015)

La finalità del laboratorio è valorizzare gli immaginari e le pratiche della sessualità tra donne: ci muoveremo lungo un filo rosso che va da Saffo a OTNB per trovare spunti e ispirazioni grazie ai quali ognuna possa raccontare la sua storia. Dal primo amore alla prima dark room, tra stereotipi, archetipi e leggende metropolitane, ne inventeremo delle belle.

 

Il laboratorio si terrà venerdì 16 ottobre dalle 19 alle 22.30 al CAM PONTE DELLE GABELLE, Via San Marco, 45

 

(per info e prenotazioni scrivi una mail a lesbiche.fuorisalone@gmail.com)