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e’ finita cosi’

che mi sono rotolata felice nella fanga.

dopo aver preparato tutto con il solito stile da disastro naturale che mi contraddistingue (una per tutte: ci siamo ritrovat@ a gonfiare la piscina con una pompa di bicicletta. abbiamo pompato in 5 per un'ora e mezza…)

dopo aver presentato la serata in uno spagnolo improbabile, davanti ad un pubblico cosi' moscio che non avevo nemmeno la forza di insultarlo…

dopo aver alzato una somma ridicola e aver parlato con poca gente del lavoro di SupportoLegale (non riesco a mettere il fottuto link)

dopo aver svuotato e ripulito la cazzo di piscina e pure la sala

adesso mi riposo

era estate e un caldo osceno abbracciava roma

era estate e un caldo osceno abbracciava roma, la stringeva in una morsa accecante.

era la casa di un amato. Era questa canzone.
io tornavo per ripartire.

stavo piu' o meno come ora, stanca e in balia di mille emozioni contrastanti… forse ero meno confusa di adesso, in questo eterno piccolissimo momento che sto cosi' nel pallone che avrei voglia di chiudermi nell'abbraccio di un piumone
perche' mi sembra che l'estate se ne sia andata senza aver nemmeno salutato, nonostante su Barcellona negli ultimi giorni splenda un sole spudorato.

quel giorno invece era di sicuro ancora estate, lui si strafaceva e io non riuscivo nemmeno a toccarlo. volevo piangere, ma per questo genere di cose da tempo non riesco piu' piangere.
non reagisco proprio.
mi e' rimasta solo una rabbia muta e la sensazione brutta di non saper che fare…

in questi giorni l'ho pensato spesso e ho avuto voglia di tenermelo vicino nel letto e di essere ancora una volta la sua sponda, la sua spalla, la sorella. il rifugio di quando la notte si fa nera. quello che lui e' stato per me.
lo vedevo camminare per roma con la faccia tesa, sentivo il sapore amaro dei milioni di sigarette che stava fumando, mi bruciavano sulle guance le sue lacrime.
perche' sono sicura che lui, come me, avra' pianto.

si', questo e' un blog blogg, come m'ha detto Paolo, il mio amichetto genio che siccome e' un genio e' un po' saccente. (glielo perdono, perche' lui almeno e' un genio veramente)

questo blog e' un diario segreto scritto in genere nella lingua sbagliata e buttato nella rete.
e' fottutamente autoreferenziale.
e' tanto autoreferenziale che questo post che ho scritto non verra' mai letto nemmeno dal personaggio che ho evocato, che continuera' a strafarsi e le lacrime se le sara' asciugate da solo e di certo non saro' stata io il suo rifugio.

per uscire fuori dall'autoreferenzialita' per un minuto vi dico che qualche giorno fa a roma un ragazzo e' morto ammazzato, accoltellato da due fascistelli scemi.
che questa era la 134ma aggressione di stampo idiotico-fascista in un anno.
io ci sono stata male e continuo a starci male e volevo essere la' ad abbracciare i miei fratelli e le mie sorelle e invece non c'ero e ho solo dato due calci al muro.

il mio blog e' una buca nella sabbia dove urlo tutto quello che non sono in grado di dire, perche' non ne sono capace o perche' non c'e' l'occasione.

giorni chiusi in casa.

dopo un findesemana supersociale e rock'n rollo mi ritrovo con un leggero down e mille peppini da gestionare.

una delle poche consolazioni di questi giorni mi viene dall'aver acclarato un dubbio che m'aveva strizzato lo stomaco e altre viscere nei mesi passati, causandomi senso di colpa e malumore…

che io sia una boccalona (con la bocca che perde, cfr Enrico Palandri mio libro culto tardoadolescenziale) e' cosa nota ai piu' (soprattutto a coloro e colore che leggono questo blogghe)
ho altresi' la pessima abitudine di esaltare le prestazioni sessuali dei miei amanti (ovviamente, quando e' il caso)

dopo una bella scopata non trovo niente di piu' gustoso che condividere e gioire del piacere incontrato per un ristretto (ma a volte anche no) pubblico di amiche fidate
nella definizione slavina di amica fidata c'e' l'ovvio (ma ahime' non scontato) fatto che le amiche fidate evitano di gettarsi immediatamente nei letti degli amanti valevoli di cui sopra…
malauguratamente, a volte, le amiche non sono abbastanza fidate e si rivelano troppo affamate per aspettare che io stessa abbia finito di gioire delle mie felici scoperte di letto.

successe ormai mesi orsono che mi innamorai sonoramente di un ragazzetto affascinante. egli si lascio' fare (dopo avermi fatto faticare alquanto, devo dire) e le promesse di gloria che intravedevo nei suoi occhietti vispi e nel suo modo di ballare si compirono in un'alba barceloneta che ancora mi fa salire un sorriso scemo ogni volta che la ricordo.
ovviamente, la mia manifesta felicita' non passo' inosservata e io stessa mi beai nel rispondere alla piu' semplice domanda con una fiumana di parole e iperboli italo-spagnole-valensiane.

una delle mie amiche
non una di quelle *di passaggio* ma proprio una di quelle che adoravo, di cui mi fidavo e alla quale volevo un porcoddio di bene, comincio' da quel momento in poi ad avvicinarsi spudoratamente al mio oggetto del desiderio.
notavo che tra loro cresceva una confidenza fisica che mi spiazzava, visto che lei (prima che la mia bocca si fosse spalancata in mille AAAAAAAAAAAAAAAAA-OOOOOOOOOOOOOOOO-IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII-EEEEEEEEEEEEEE) lo considerava un ragazzetto di molta buona volonta' ma senza alcuna attrattiva sessuale.

mi sono data della scemastronzaparanoica per mesi.
mi sono sentita in colpa come la peggiore delle merde rosicone.
mi sono allontanata da lui e da lei nei momenti in cui avevamo da condividere qualcosa in tre o piu' persone, perche' mi bruciava troppo quel sentirmi donnetta gelosa – e di che poi? non era mica mio, la proprieta' privata delle cose gia' mi scazza, figuriamoci reclamarla sulle persone…

con lei cercai spesso di parlarne, ma proprio non mi uscivano le parole.
la guardavo e cercavo di trasmetterle la mia pena, sperando che lei stessa, che e' una donna forte e piena di personalita' e coraggiosa, mi dicesse
QUERIDA QUE SI' QUE ME LO HE FOLLADO AQUEL BOLUDO, Y QUE?
cosi' io avrei potuto dirle STRONZAVAFFANCULOSEIUNAMMMERDAAAAAAAAAAAAAAAAANONSIFACOSI'NONSIFAAAAAAAAAAAA…

per poi sorridere e prenderla cosi' com'era.
come una cazzata. come una di quelle cose che a volte succedono anche tra le migliori amiche ma che se escono fuori si affrontano e ci si ride sopra…
in vita mia ho portato piu' corna che un cesto di lumache, vedi te se mi poteva stranire che lei si scopava uno che neanche era lontanamente un fidanzato…

pero' ci stavo sotto, ello mi piaceva un monte e mi era piaciuto un sacco farci l'amore. e avrei continuato volentieri, magari sporadicamente e sicuramente senza impegno…
ma la cosa non usci' mai fuori e io restai sola coi miei dubbi, il mio senso di colpa e il mio dolore.

alcune ore orsono un amico pietoso m'ha confermato che si', i due trombavano e se la divertivano anche.
forse lo fanno pure ancora, ma in questo momento me da' igual, come si dice qui.

lui ha perso un sacco di quel fascino buono che mi faceva illusionare e sebbene tuttora a volte, quando mi abbraccia o mi sbaciucchia teneramente io mi senta le gambe giacomare alla fine lo evito e non lo cerco e lo tengo, come avrebbe detto mio padre, a tre palmi dal culo.

lei, ovviamente, ha perso molto di piu'.

di sicuro adesso, quando mi capitera' di scovare un talento orizzontale, come minimo non glielo andro' a dire…

presto online le immagini del mongo tour 2006

 

anche quest'anno un manipolo di eroici rintronati si e' avventurato verso sud, nell'Andalucia dei 40 gradi all'ombra (e trovarla, un poco d'ombra…)

alla fine siamo arrivati fino a Cadiz, nell'estremo sud-orientale della Spagna,
per finire con due gloriose giornate piene di mare, sole, cani e bombardone
un'avventurosa vacanza che ricorderemo, se non per sempre, molto molto a lungo.

questa estate

questa estate non sapevo proprio dove andare a parare.

le avevo pensate tutte pur di schiodare il culo, per almeno una settimana, da una Barcellona intasata di italiani ed altri animali.
in prima istanza sognavo il Marocco (no, troppo caldo!), poi le Canarie (no, troppo caro!), poi addirittura ero arrivata ad immaginare una eremitica fuga in Abruzzo con la mia accompagnatrice vestita da sexyscout (?????)

la soluzione invece si e' presentata all'improvviso, sotto le spoglie di due fantastici amici maricones, che domani ci si caricano in un'Alfa 7845 gtTurbo intercooler (por supuesto) e perdipiu' con aria condizionata
e ci scorrazzano (a me e al pazzeschi) fino nel cuore dell'Andalusia, attraverso la Sierra Nevada. ah, goduria!

Siviglia e' un sogno flamenco che ho da mesi.

a Granada invece ho voglia di andare da quando sono rimasta fulminata dalla visione di Aguaespejo Granadino, di jose val del omar
asso nella manica sfoderato in una lunga notte di maggio dal pavido Pablo, amante che con scatto da centometrista m'ha seminato in giugno e che in luglio ancora non riusciva ad articolare due parole di fila all'incontrarmi.

[l'afasia improvvisa di uno dei tipi piu' invincibilmente logorroici che ho mai conosciuto in tutta la vita m'ha fatto una rabbia incredibile, per la quale ancora avrei voglia di prenderlo a pizzoni.

eppure, con quel poco di lucidita' che mi rimane nell'analizzare i miei infelici rapporti con l'universo masculino posso notare una costante, con ironico dolore:
gli uomini con me all'inizio parlano troppo e alla fine sono senza parole…

e quindi caro Pablo, non ti preoccupare.
anche se non mi parlerai, la prossima volta che ti incontro, non cerchero' di darti uno schiaffo di vendicativa consolazione.
anzi, ti ringraziero'.

a te e al tuo proiettore.]

amen.

(chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato eccetera eccetera eccetera)

la soggettivita’ delle mie tette

ovvero come fu che decisi che era meglio niente


…dopo sguardi e sorrisi, telefonate e messaggini
finalmente ci diamo appuntamento ad una festa…

arrivo e ti trovo gia' circondato da un nugolo di amiche compiacenti, che sorprendentemente si smuovono al momento giusto e mi lasciano un posto a sedere proprio vicino a te.

comincio a parlare di niente, com'e' il caso che sia.
sono nervosa e mi faccio una canna.
sei nervoso e mi guardi le tette.

tutto procede deliziosamente per il meglio, quando all'improvviso
MI ATTACCHI UNA PIPPA INCOMPRENSIBILE.
in italiano gia' sarebbe faticoso starti appresso, in spagnolo e con una canna che mi ottenebra, diventa impossibile.

mi parli di qualcosa come la perdita della soggettivita' della moltitudine
e alle tue spalle appare il fantasma occhialuto di toninegri.
i miei occhi si incrociano, ma tu vai avanti come un treno.
se mi guardassi in faccia, invece che rimanere all'altezza (bassa) della scollatura, forse ti accorgeresti che non sto capendo niente e proveresti una sincera tenerezza. mi sorrideresti complice e mi diresti: andiamo a prenderci un gelato?
invece no.
la tenerezza e' una carta che nei giochi di seduzione tra adulti non si gioca mai.
colpa mia, che me la meno da donna matura
e che forse sembro piu' intelligente di quello che sono in realta'.

fatto sta che la conversazione finisce ingloriosamente con un
*ehi senti, io non ci sto capendo un cazzo*
e io che mi alzo e me ne vado sola a prendere un gelato.
le amiche riprendono posizione ai tuoi piedi, ma tanto io non ho piu' voglia di cimentarmi e la festa diventa noiosa.

tu continui a guardarmi, da una certa distanza
ma io ormai, ogni volta che ti guardo, vedo toninegri.

che depressiOne…

come eravamo

Campobasso, 2003 (credo)

io sempre con la solita espressione che qualcuno le cui opinioni mi stanno particolarmente a cuore ha di recente ha definito
artificiosamente folle
(in realta' mi burlavo del mio vicino, essendo egli somigliante in una maniera inquietantisssima a Emanuelefiliberto avantiSavoja)

era in realta' un attivista di robotica contestataria [se la definizione non vi dice un cazzo, fatevi un giro qui]
gli altri erano Jaromil, il suo amico attore, Aviv e Nuria, che a quei tempi facevano parte di Las Agencias.
dall'altra parte della macchina fotografica, Alessandro Ludovico di Neural

la fottuta creme de la creme 🙂

a Campobasso c'ero andata con Candida.
ho imparato un sacco e mi sono anche divertita.
rimane una di quelle esperienze per le quali e' valsa la pena.

a Campobasso c'erano questi pazzi di d-i-n-a a organizzare un festival in una chiesa sconsacrata, al centro di una citta' che forse non avrei mai visto nella vita.

come siamo

anche quest'anno ho avuto il privilegio di partecipare a un festival organizzato da d-i-n-a: The Influencers

sono stati giorni intensi, sudati e pieni di tensione.
a sostenere il mio umore, la mia amica Simona, che nella foto sembra un agente della CIA e invece e' una regista geniale.

come al solito, ho imparato molto.

e mi sono divertita anche di piu'…
ma di piu' di piu' di piu' di piu' di piu'

(da leggersi con malizia)