Tag Archives: Lucy Sombra

Politiche di rischio (di Lucia Egaña)

(quando ho letto il post Politicas de riesgo di Lucia ho capito che, rispetto alla querelle Macba, era il pezzo di discorso che mi mancava. grazie a lei per averlo esplicitato e grazie a Claudia Torresani per avermi motivato e aiutato a tradurlo)

l’8 marzo 1857 a new york*, un padrone decise di imprigionare le lavoratrici della sua fabbrica e di bruciarle vive perché avevano manifestato contro le pessime condizioni in cui erano costrette a lavorare.
in Cile, nel marzo del 2015, un padrone tiene imprigionate di notte, in un container, delle donne che lavorano per lui, non si sa né perché né a quale scopo (“Sono politiche aziendali”, dice un altro lavoratore che in quanto portatore di pene non è stato imprigionato, nonostante lavori presso la stessa azienda). nel corso di una calamità naturale, una di quelle che in Cile accadono spesso, i container si riempiono d’acqua, le donne imprigionate non possono liberarsi e muoiono come quelle del 1857, non bruciate vive ma affogate.

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Amor de verano di Lucy Sombra

amore estivo

all’improvviso arriva l’amore senza che una lo abbia chiamato. non bussa, non avvisa, ti prende quando non sei depilata, quando non hai cambiato le lenzuola, con il frigo vuoto. non c’è nemmeno il caffè… arriva un amore da sogno e a distanza e torni a mettere in pratica tutte queste vecchie strategie di amore da lontano, solo che adesso, adesso sí, abbiamo ogni volta piú tecnologia, e nemmeno l’abbiamo usata tutta, e ancora ci rimane molto da sperimentare, cominciando, chiaramente, per incontrarsi corpo a corpo, sbattere le ossa, sudare la carne, succhiare i pori insaziabilmente per qualche giorno senza tregua, incoscientemente, senza casco né uniforme, senza fucile. arriva l’amore giusto quando eravamo cyborg (proletari della stessa classe), e tutta la nostra cibernetica dormiva nel nostro letto, e sognavamo twitter, skype, messaggi di testo, e il nostro amore si rappresentava cosí, cosí banalmente e semplicemente come un’applicazione incastrata in un apparato piú piccolo della mano. e perchè non l’avevamo fatto prima? e perchè non avevamo profanato i castelli della tristezza? perchè non avevamo fatto meditazioni simultanee in faccia al sole? semplicemente perchè l’anno passato è stato una merda, senza relativismi, senz’ombra di dubbio. allora, in questo stato minore, di sentimento incontrollable ed emozione contra-collerica regredisce il danno, lentamente, cade come pelle morta, sorgono nuovi scavi, siti archeologici persi per la forza della sconfitta e comincia il recupero del corpo, soprattutto delle macchie che contiene. cicatrici che adesso sembrano belle, quando la mia lingua le gratta come se si alimentasse di croste, quando mi insegni ad amare la mia traspirazione e l’amore è un tema di riferimento. tutto si vede bello da qui, e questa fragilitá è la cosa piú bella. perchè non abbiamo paura.

originale qui, traduzione e adattamento della vostra slave