Politiche di rischio (di Lucia Egaña)

(quando ho letto il post Politicas de riesgo di Lucia ho capito che, rispetto alla querelle Macba, era il pezzo di discorso che mi mancava. grazie a lei per averlo esplicitato e grazie a Claudia Torresani per avermi motivato e aiutato a tradurlo)

l’8 marzo 1857 a new york*, un padrone decise di imprigionare le lavoratrici della sua fabbrica e di bruciarle vive perché avevano manifestato contro le pessime condizioni in cui erano costrette a lavorare.
in Cile, nel marzo del 2015, un padrone tiene imprigionate di notte, in un container, delle donne che lavorano per lui, non si sa né perché né a quale scopo (“Sono politiche aziendali”, dice un altro lavoratore che in quanto portatore di pene non è stato imprigionato, nonostante lavori presso la stessa azienda). nel corso di una calamità naturale, una di quelle che in Cile accadono spesso, i container si riempiono d’acqua, le donne imprigionate non possono liberarsi e muoiono come quelle del 1857, non bruciate vive ma affogate.

a volte compiere azioni con una valenza politica non comporta alcun rischio o solo qualcuno, ma comunque non serio. queste azioni possono essere fatte in un museo, in un video messo su Youtube, su un flyer, sul mio blog… quello che però è realmente rischioso è stare addirittura ai margini di ciò che è politico. è così che ti possono far dormire in un container chiuso a chiave, imprigionarti perché sei straniero o metterti in una camera a gas con motivazioni per le quali nessuno chiede la benché minima spiegazione. il capitalismo come centro di sterminio, il lavoro salariato come cancellazione politica.
questa notte sono stata a una manifestazione contro le prigioni alla Modelo, carcere di Barcellona. per accedere alla zona della prigione e al punto di incontro della manifestazione un dispiegamento di forze di polizia assolutamente sproporzionato controllava ogni persona che voleva avvicinarsi. ho dovuto aprire il mio zaino a tre mossos, svuotarlo completamente (terrorizzata dalla questione marihuana) e arrivare alla manifestazione già abbastanza intimorita. c’erano più o meno 4 poliziotti per manifestante e una camionetta ogni 3. mentre camminavamo, a un lato del corteo una fila spessa e compatta di poliziotti a viso coperto circondava il gruppo di manifestanti. a un certo punto mi rendo conto che sono cosí ingenua da esserci andata da sola, che due giorni fa hanno approvato la legge Mordaza e che l’illegalitá è un pericolo imminente.
penso, allora, ai rischi di ciò che è politico, ai rischi delle sue azioni e manifestazioni.
praticamente, nello stesso momento in cui il tribunale supremo annulla l’assoluzione di 8 persone incriminate per essere andate a manifestare in parlamento qualche anno fa (condannandoli a 3 anni), nel museo di arte contemporanea di Barcellona censurano un’opera di una mostra, vengono licenziati i curatori e si dimette il direttore . in questi giorni facebook si riempie di post e commenti di disapprovazione che esigono giustizia. però la maggior parte si focalizza sull’indignazione causata da ciò che è successo al museo. è vero, ho a che fare con troppi artisti… è vero, la censura è nefasta… però non posso evitare di sorprendermi davanti a tanta indignazione per una censura museale, mettendola al confronto con queste altre censure che riguardano l’integrità della vita. moltx amicx sostengono che il simbolico e l’epistemologico sono un campo di battaglia equiparabile a quello materiale. la nostra eredità marxista ha già dato prova che queste gerarchie tra il materiale e il simbolico aiutano molte volte il patriarcato e rendono invisibili violenze strutturali che esistono e agiscono anche come omicidi a partire dal simbolico, ma io vado avanti con questa eredità della sinistra, che fa parte di me in modo molto forte, e molte volte mi costa un sacco mettere queste cose allo stesso livello (aiuto!).
resisto alla tentazione di un’olimpiade che determini quale azione politica sia più valida di un’altra, non lo voglio fare né pensare che alcune azioni siano quelle che non riescono ad “arrivare” a prendere forma come “realmente” politiche. tutti i fronti sono validi, tutti sono importanti. però mi risulta inevitabile sentirmi banale, a volte, rispetto ad alcune prese di posizione che io stessa adotto.
le donne rinchiuse di notte nel nord del Cile in un container venivano imprigionate per il semplice fatto di essere donne, o al di lá dell’esser donne, perché avevano una vagina. un binarismo esplicito, letterale, eteropatriarcale e superfluo per le visioni costruttiviste del genere che considerano la donna come un soggetto politico effimero che fa acqua da tutte le parti e che non risulta sufficiente per sostanziare il femminismo. questo vituperato soggetto politico, la donna bianca, etero, di classe media, si sovrappone a un soggetto invisibile: le donne povere del nord del Cile.
le prigioni e i container sono pieni di persone che non sono lette come soggetti dal capitalismo né dai musei, né come soggetti politici né come soggetti, semplicemente. non mi interessa assegnare valore a ciò che è politicamente valido, mi rifiuto di essere io a provocare questa discussione che non porta da nessuna parte, l’ ho già detto. senza dubbio, come persona che ha il privilegio di fare politica in spazi safe e molto tranquilli e con la libertà di autodefinirmi come soggetto attivo, vorrei poter essere maggiormente autocritica nelle rivendicazioni e poter dire a tutte quelle che stanno da questa parte (in Europa ndt) che sento che i rischi sono pochi e che il nostro rischio minimo ci porta a cancellare persone e vite. è una sensazione, nulla di più. mi piacerebbe discuterlo e pensare forme in cui vivere politicamente sia una questione di accesso universale (e non il biglietto per un museo).

*rispetto alla data dell’incendio della fabbrica ci sono versioni diverse: sembra che quella del 1857 fu la prima manifestazione che derivó successivamente in uno sterminio collettivo
http://centros.edu.xunta.es/iesgamallofierros/webantiga/web_filo/8demarzo.htm
http://www.ilo.org/global/about-the-ilo/newsroom/features/WCMS_152727/lang–es/index.htm

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