Category Archives: consigli per gli acquisti

cose da vedere

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traduzione fresca fresca – dal Feis (come dice mia sorella) di Ana Elena Pena

 

contenuto riportato al dominio pubblico, autoria desconocida
contenuto riportato al dominio pubblico, autoria desconocida

 

Che ti possano amare rabbiosamente, fino al midollo,
che si faccia luce fino nell’ultima cellula.
Che tu possa trovare chi ti adori in pigiama, coi capelli sporchi e appiccicati, le unghie rosicchiate e la smorfia cupa di quei giorni in cui vuoi solo morire o uccidere o tutte e due le cose.
Che possano addomesticare con polso saldo i mostri che dormono sotto il tuo letto, celebrino tutte e cadauna le tue sconfitte e ascoltino ipnotizzati il tuo lato oscuro.
Che tu possa meritare e che ti meritino senza nessun dubbio
e una cazzo di volta per tutte.
Che possano non sbagliare la mira
e tu cada fulminato davanti all’evidenza
che questa volta, SI.

 

 

(versione originale di Ana Elena Pena, artista poeta artigiana che io ammiro e a cui voglio anche bene – qui tutti i post del blog che le ho già dedicato, qui il suo sito dove potete assumerla in diversi formati – fa di tutto!)

 

Ojalá te quieran rabiosamente, hasta el tuétano,
y se haga la luz hasta en la última célula.
Ojalá encuentres a quien te adore en pijama, con el pelo revuelto y sucio, las uñas mordidas y el gesto sombrío de esos días en los que solo quieres morir o matar o ambas cosas.
Ojalá domestiquen con pulso firme a los monstruos que duermen debajo de tu cama, celebren todas y cada una de tus derrotas y escuchen hipnotizados tus caras B.
Ojalá merezcas y te merezcan sin lugar a dudas y de una puta vez.
Ojalá no yerren el tiro,
y caigas fulminado ante la evidencia
de que esta vez, SÍ.

Io porno a Bologna

Vuoi riappropriarti della visione di te stessa come soggetto carnale e riscoprire in forma collettiva la potenza evocativa di un erotismo che superi le finzioni plastificate dell’immaginario mainstream?

Partecipa a Io Porno, laboratorio di autoproduzione pornografica per donne, lesbiche e trans sabato 26 settembre, dalle ore 12.30 alle 19 presso il Centro delle Donne di Bologna.

Sara Porno (Casa delle Donne - Lesbiche Fuorisalone)
Sara Porno (Casa delle Donne – Lesbiche Fuorisalone) ph. Alessandra Tisato

Il laboratorio si propone come spazio di riflessione e creazione di immagini che possano rappresentare la nostra bellezza e il nostro desiderio fuori dagli standard mercantili e dell’oppressione patriarcale.

Il percorso di ricerca e creazione che proponiamo per la giornata del 26 settembre si aprirà con un momento dedicato alla teoria e alla conoscenza: ci scambieremo informazioni e materiali diversi sul sesso e sulla sua rappresentazione per preparare la seconda parte del laboratorio, quella in cui cercheremo di ricreare, attraverso delle sessioni fotografiche, immagini che rispecchino le nostre fantasie e l’idea del nostro sé desiderante e desiderabile.

Ad accompagnarci sarà il talentuoso occhio meccanico di Svalilla.

(per maggiori informazioni e iscrizioni scrivere a ziaslavina@gmail.com – sarà possibile iscriversi fino a venerdì) 

la fine di un amore – e 3

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LETTERE A UNA GIOVANE POETA – Adrienne Rich
1.
La foto non ti renderà giustizia
i formicai umidi e gibbuti t’impediranno di puntare
la lente sulla palude
 
i cinque cigni che sorvolano stridendo
distraggono la tua sete di definizione
e fuga
 
 
2.
 
lascia che tiri la tua vestaglia gelida e che
ti dica una parola: Ineluttabile
 
– intendendo che a questo non sfuggirai:
la peggiore delle nuove nuove
 
la storia corre avanti e indietro
nel labirinto panico
 
– io non ti toccherò di nuovo:
tua la scelta se congelare o meno
 
voglio dire, tu ed io siamo chiusi
in un laboratorio senza scienza
 
3.
 
T’allieterebbe pensare
che la poesia sia pura e possa come niente
 
prendere posto sotto bagliori di lampi
o coltri di nebbia vivere la propria vita
 
sgridata, zittita
da un lacerto di viscere che gronda nomi
 
– compositori visitano Terezin, registi Sarajevo
Cabrini-Green o Edenwald Houses
 
    ineluttabile
 
se una donna intensa quanto un qualunque artista, né più né meno
può gettarsi in un qualunque giorno giù dal quattordicesimo piano
 
ti solleverebbe sostenere  la poesia
con questo non ha a che fare?
 
4.
 
rivolta gli orli della tua distrazione
il suo rovescio sottomarino striato
 
dal flusso distruttivo del dolore
che erode e risucchia, tira e molla
 
avanti e indietro, un ordito di grotte, l’embrione della tua paura
che scalcia nel loro viscido lussureggiare protetto
dalla serra d’acqua
 
cercando, nella distrazione, di radicarsi saldamente
cercando di contrastare la corrente
di questo assurdo ripetersi
 
Guarda: con tutta la mia paura io sono qui
con te, a provare cosa comporta stare; cosa comporta andare
5.
 
Arenata. Barca a remi, piroga, presa
tra la più bassa e la più alta delle maree primaverili. Arenata. Avvenuta,
in stallo, arretrata, sí, essere generata
essere – l’infernale passivo
essere – come in Siedi, Stai, Sdraiati, Obbedisci.
Il desiderio terribile del cane che gli prende il cervello
e lo depone ai piedi calzati di stivali.
 
Tu puoi essere così per sempre – essere
come senza muoverti.
6.
 
Ma ecco come io, tuttavia, ne emergo:
spingendo in su da sotto
il capo avvolto in una sciarpa a scacchi
un casco con la torcia sulla fronte
spingendo fuori dal magma
questa faccia velata questa testa illuminata
che affronta il filtrare della morte
la bocca che ha nuotato tra i detriti
pronunciando con chiarezza
Ciao e addio
 
 
Tuttavia, chi vuole sapere
di questa bocca pallida, questo
rossetto cremisi Chi
delle mie corde vocali da travestito del mio amaro ritmare
l’occhiata in tralice che oltre la spalla getto
alle grandiose strofe e antistrofe
il mio canto, il mio ululato, i sacri resti delle mie unghie,
dei capelli, la mia dissenteria, la mia scandalosa gola allegra
 
la colonia penale del mio davanzale senza uccelli
la mia faccia giù in centro in film di Saffo ed Artaud?
 
Tutti.    Per poco
 
7.
 
Non è il déjà vu che uccide
è la preveggenza
la testa che parla dal cratere
 
Volevo andare dove
il cervello non fosse andato ancora
non volevo starci
così sola
 
di questa poesia meravigliosa, scoperta per caso qui, non ho trovato l’originale.
la dedico con tutto il cuore alle mie amate complici del Fuorisalone delle Lesbiche di Milano.

21

Ti ha toccata
l’ombra
ti ha rubato
le efelidi
Ci vorrá
tutta un’estate
per farle tornare

(Goliarda Sapienza da Ancestrale)

immagine da clickinmoms.com
immagine da clickinmoms.com

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la fine di un amore – supporti testuali (2)

15
Il Futuro – Julio Cortázar

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

(l’originale qui)

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la fine di un amore – supporti testuali

0.9
non so se è di qualche sollievo – oppure il contrario
peró la stupiditá a volte è più forte dell’amore…


(foto di Claudia Pajewski)

Ti cercherò sempre
sperando di non trovarti mai
mi hai detto all’ultimo congedo

Non ti cercherò mai
sperando sempre di trovarti
ti ho risposto

Al momento l’arguzia speculare
fu sublime
ma ogni giorno che passa
si rinsalda in me
un unico commento
e il commento dice
due imbecilli

(da Cento poesie d’amore a LadyHawke di Michele MariLadyHawke)

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Genova per noi

Quest’inverno ho partecipato al progetto Tifiamo Scaramouche scrivendo un racconto sul G8 di Genova e sull’estate in cui entrammo nell’era del terrore globale.
Ho rimesso le mani in una memoria ancora dolorosa (lo abbiamo capito subito che le ferite di Genova non si sarebbero mai rimarginate) con il proposito ambizioso di raccontare la Storia attraverso alcune microstorie che la attraversarono.

È un piccolo, affettuoso e provocatorio omaggio a Candida TV (collettivo di cui ho fatto parte per alcuni, decisivi anni) e a chi la componeva.

Genova per noi è come sempre di una storia vera piena di bugie e i 4 personaggi che hanno voce nel racconto ne rappresentano molti di più.
Qua sotto ne potete leggere un estratto, per leggerlo per intero (e un sacco di altra roba interessante) scaricatevi le raccolte di Tifiamo Scaramouche.

Selma

A Genova i giorni prima del vertice sono pieni di un’allegria tesa. Montiamo il Media Center alla Pascoli, una scuola. Dall’altra parte della strada c’è la Diaz, che sarebbe diventata tristemente famosa ma noi ancora non lo sappiamo. Ci muoviamo in un’atmosfera irreale, in cui la paranoia si mischia all’entusiasmo. La città è blindata, la zona rossa (quella in cui si svolge il vertice) è protetta da inferriate alte più di due metri e quando le guardi non puoi evitare di pensare a quanto gli facciamo paura.
Asso aveva ragione, stare insieme è un’esperienza esaltante, è sentirsi parte di una cospirazione mondiale perché respiriamo insieme, mangiamo insieme, fumiamo insieme, dormiamo insieme, andiamo insieme pure al bagno. Ci si conosce e ogni giorno ci si innamora un po’. É di questo che hanno paura?
Le assemblee sono un po’ un casino perché poche persone parlano inglese e c’è sempre da tradurre e io penso a Custer e mi dispiace che non ci sia. Credo dispiaccia un bel po’ anche a lei, che col gruppo si fa sentire di meno ma con me si lamenta in privato e mi chiede che fa Asso. Io glisso, anche perché ho perso il conto di quelle che gli stanno intorno. E non le racconto nemmeno che certe volte mi parla di lei con gli occhi lucidi, mi limito a dirle che ci manca ma non insisto troppo, che lo so che ci sta male.
Poi, dopo un preambolo che è sembrato un secolo breve arriva il giovedì, il primo giorno di manifestazione. La piazza è dei migranti ed è piena di colori e musica e sembra tutto bellissimo e tranquillo. La polizia mantiene le distanze e ci illudiamo che le minacce dei mesi scorsi rimarranno lettera morta. La sera festeggiamo pure e io mi porto nel sacco a pelo un tipo di Milano che invece non si fida per niente e che nemmeno mentre scopiamo smette di dire che c’è poco da stare allegri, che domani sarà un casino.
Il venerdì infatti è un giorno delirante. Già da prima di mezzogiorno cominciano gli scontri. Noi siamo col blocco rosa, il nostro supereroe mascherato riesce quasi a scavalcare le recinzioni, c’è un’aria ancora festosa anche se via telefono ogni tanto arrivano notizie allarmanti. Il sole cuoce e ogni volta che ci fermiamo un attimo per bagnarci un po’ la testa e facciamo due telefonate per sapere come va nelle altre piazze la preoccupazione brucia ancora di più, dentro.
Io mi nascondo dietro la telecamera, come faccio sempre, ma a un certo punto mi devo fermare perché non so se sia la stanchezza o che altro ma la mia mano trema. Asso è di nuovo al telefono, la maschera arancione alzata e la faccia scura. «Preparati che ci muoviamo verso piazza Alimonda. Non ho capito bene ma dev’essere successo un casino serio».
Camminiamo quasi di corsa, ho come l’impressione che Asso sappia di più di quello che dice, deglutisce a fatica e se non lo conoscessi bene direi che piange o meglio, gli sfuggono delle lacrime dagli occhi. Io sono stanchissima e arranco e così a un certo punto mi prende la mano e mi trascina. Cammina troppo veloce tanto che dopo un po’ gli dico che mi sta facendo male e che dove cazzo corre come un pazzo e allora lui si gira e mi guarda con gli occhi rossi spalancati e mi dice in un soffio che c’è scappato il morto, che non si sa chi è ma se stava coi Disobbedienti sicuro che lo conosciamo. E allora Asso, la nostra carta vincente, il nostro supereoe, quello che se ha paura è capace di non darlo a vedere, va in pezzi. Io sono paralizzata dal terrore e dal dolore mentre lui mi abbraccia singhiozzando. Dura forse due minuti, ci teniamo stretti come se intorno ci fosse un terremoto e poi all’improvviso ritorniamo dritti, con un’elettricità nelle gambe che ci fa arrivare a destinazione in un lampo.

Tisi

Eccola che arriva. Sempre con quella cazzo di telecamera in mano e ovviamente accompagnata da quel buffone napoletano, che è fidanzato con Custer ma gli sta sempre appiccicato al culo. Un giorno glielo vorrei proprio chiedere, se scopano pure in tre.
Io con Selma non ci ho scopato, però ci siamo baciati e toccati e ci è mancato proprio pochissimo… però sembra che lei non si ricordi. Effettivamente stavamo belli stonati, ma com’è che io mi ricordo benissimo e ci sono pure rimasto sotto e lei invece mi saluta sempre solo da lontano? Politicamente non ci capiamo proprio, lei fa tutta la rivoluzionaria però usa gli strumenti del padrone. «È che io lavoro col video, con Linux è impossibile». Impossibile un cazzo. Impossibile è che uno rimanga morto ammazzato in una manifestazione e invece oggi è successo, e io ero lì di fianco. La camionetta dei carabinieri non ripartiva e gli stava arrivando addosso di tutto e due serciate gliele avrei date volentieri anch’io, solo che stavo sudando sotto quella cazzo di maschera, così mi sono fermato un attimo ad asciugarmi e siccome non ci vedevo mi sono messo di lato e mentre non guardavo ho sentito lo sparo. Che l’ho capito dopo che era uno sparo, quando ho visto quel tipo nella pozza di sangue. Chi cazzo l’aveva mai sentito uno sparo? Beh, comunque non mi era sembrato un botto di Capodanno.
Così adesso l’ho buttata, quella maschera che m’ha salvato la vita. Non me la potevo mica tenere, che magari qualche stronzo con la telecamera m’ha ripreso – e ce ne stavano diecimila, oltre alle guardie. M’occupava una cifra di spazio nello zaino ed era scomodissima da portare, ma un po’ ci tenevo.
L’avevo trovata a Porta Portese, la mattina dopo un rave. Ci ero arrivato proprio con Custer, per una volta in libera uscita senza Asso. Stavamo tutti morbidi e sospironi, in piena discesa, e tra i colori del mercato era spuntata quella macchia nera.
«Aó, anvedi Pulcinella, è il tuo fidanzato che ci perseguita» le avevo detto. Lei aveva rosicato – «Oh mica è colpa mia se è geloso e napoletano» – e quindi attaccato la pippa da professoressa: «Guarda che questo non è Pulcinella, è Scaramuccia. Mentre Pulcinella ha sempre fame, Scaramuccia ha sempre voglia di litigare. Come te».
Custer m’azzitta sempre e mica solo perché ha fatto il dams. Perché è più grande e ci conosciamo da una vita e lei è sempre un passo avanti. E infatti non ci si è messa, in questa carneficina.
E invece noi sì e siamo qua ad aspettare, hanno chiuso piazza Alimonda e non fanno entrare nessuno e io non lo so mica cos’é che aspetto, dovrei squagliarmela ma non ce la faccio, e adesso è arrivata pure lei…

[continua…]

Supervideo >>> G8 (il video di Candida a Genova) lo trovate qui.

Fica Potens – o la prostata femminile come bene comune

Domani 22 aprile esce in Italia Fica Potens, il nuovo libro di Diana J. Torres, conosciuta come la Pornoterrorista.
Un manuale nato dall’esperienza di indagine e sperimentazione sul corpo che Diana porta avanti da anni, un testo che è il frutto di un percorso biopolitico in cui l’esperienza diretta, condivisa con moltissime donne in laboratori e conferenze, si è nutrita di un’appassionata ricerca a livello bibliografico (non limitata ai testi scientifici dell’Occidente).

Diana ha un grandissimo talento nel raccontare, questo lo sa chiunque l’abbia letta.
Puó sorprendere invece (chi non conosce la sua caparbietá di Capricorno) il suo rigore e la sua capacitá di analisi e sintesi su un argomento che per chi lo tratta con superficialitá risulta ancora controverso, ovvero l’esistenza della prostata femminile (denominata dalla scienza medica colonialista ghiandola di Skene), che è l’oggetto di studio di questo libro imprescindibile.

Nella prefazione leggiamo:

Il nostro corpo, questo territorio che abitiamo a volte senza saperne nulla
o quasi nulla, è totalmente permeato da […] menzogne. Comandiamo
le nostre carni da un cervello i cui meandri ci sono assolutamente
estranei; il nostro hardware riceve ordini da un software esclusivo che
mai o quasi mai ci mostra apertamente le proprie operazioni. Ciò che
propongo in questo testo è una riprogrammazione, un hackeraggio, una
vendetta. Un differente modo di analizzarci che ci possa condurre alla
comprensione del nostro corpo come l’unica casa che abiteremo per tutta
la nostra esistenza, questo luogo dal quale possono solo cacciarci o sfrattarci, assassinandoci o lasciandoci morire. Questo potrebbe aiutarci molto a comprendere in modo sano ed efficace il tema di questo
manuale. Immaginiamoci questa casa che il sistema patriarcale si è
incaricato di trasformare in un carcere. Immaginiamo di abitare in una
casa nella quale non sappiamo né dove sia l’uscita secondaria né dove si
ripongano i cucchiaini. Assurdo vero? È così che la maggioranza di noi
vive il proprio corpo: senza sapere dove mettiamo le cose né a cosa
servono. Questo testo mira fondamentalmente a cambiare questa
percezione.

Quella di Diana è un’ambizione che supera il femminismo degli slogan, che ci invita a ripensare il corpo in maniera politica, a riappropriarcene.
Non fa leva su nessuna ansia da prestazione, non propone l’eiaculazione femminile come medaglietta da appuntarsi sul petto ma ne promuove una sua conoscenza critica e ne spiega il senso di piacere politico senza farla diventare un elemento gerarchizzante tra chi la pratica e chi no.

In questo mondo che ci espropria quotidianamente, imponendoci fin dall’infanzia delle prioritá fittizie che ci tolgono autonomia di giudizio e di azione, il suo grido – cosí ben articolato e perfettamente comprensibile – è uno strumento prezioso per tutti e tutte.

illustrazione di Kiara Schiavon
illustrazione di Kiara Schiavon

Diana presenterá il suo libro nei prossimi giorni, all’interno dello Tsunami Tour, che arriverá in alcune delle principali cittá italiane. Io vi invito a non perderla, perché sará possibile acquistare il libro solo durante le presentazioni o attraverso la web dell’impavida Golena (piccola casa editrice che ha giá pubblicato il suo primo libro, Pornoterrorismo). E poi perché ascoltarla è sempre un grande piacere, non solo politico.

(ad illustrare Fica Potens sono i contributi grafici di Kiara Schiavon, che potete trovare qui, completi di spiegazioni e riferimenti)

Art for porn – le mie raccomandazioni (capitolo 1)

Comincia oggi a Milano un evento che forse non ha bisogno di presentazioni (ma io lo presento lo stesso, perché ridondare è bello).

Art for Porn è un’iniziativa delle Ragazze del porno, gruppo di cui faccio parte e la cui natura, scopi e risultati incuriosisce come scimmie amiche, sodali e conoscenti. Questo post peró non è pensato per soddisfare la vostra curiositá in proposito ma per ringraziare alcune persone che hanno messo a disposizione la loro arte per aiutarci nel compito (abbastanza ingrato per delle creative ma ormai ahimé necessario per chiunque voglia produrre cultura) di guadagnare dei soldi per avere i mezzi tecnici che ci consentano di portare avanti il nostro progetto.

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SONO STATA A UN CABARET POSTPORNO – e da allora continuo a pensarci… (di Grazia Marostica)

(contributo critico ricevuto attraverso la Rete, lo pubblico con piacere con molti ringraziamenti all’autrice)

 

26 settembre 2014 – Magazzino 47, Brescia.
Becchiamo gli ultimi posti infondo alla sala appena in tempo per accorgerci che un corpo nudo sta avanzando verso il palco, sale e si gira verso di noi mentre una voce fuoricampo cita Itziar Ziga autrice di “Devenir Perra”.
Slavina alza un sopracciglio e ci lancia un sorrisino furbo che dice “èh si, eccomi qua”, tutta ignuda e senza disagio, ti trasmette una sensazione piena e propria solo di chi ha fatto totalmente pace con il proprio corpo.
Ma adesso che fa? Balla, ci farà ridere?
Lei si presenta e nemmeno ci fai più caso che è nuda… e poi la sua voce è così bella…
scoppiamo a ridere quando indossa una parrucca bionda e uno le urla “Sembri Donna Summer” e la sua risposta pronta è “Mah, mi sa che sei daltonico…”

al Magazzino47 di Brescia (foto di Pamela Marelli)
al Magazzino47 di Brescia (foto di Pamela Marelli)

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