una stra-ordinaria ingiustizia

A febbraio di quest’anno ho vissuto una di quelle notti che ricordi per tutta la vita. Da un sacco non uscivo (l’alibi è LA figlia, ma in realtá mi pesa tanto tanto il culo), anche perché quando lo facevo mi capitava troppo spesso di annoiarmi a MORTE.

Peró quella notte sarebbe stata speciale, lo sapevo.

Incontravo per la prima volta una delle mie blogger preferite. Avevo chiesto alla Pornoterrorista di presentarmela e lei m’aveva detto “ma scrivile!”. Cosí le avevo scritto una letterina tutta emozionata, un po’ da fan, alla quale lei aveva risposto intenerita invitandomi a una festa del FAGC (Fronte di Liberazione Gay di Catalunya – giá dal nome si capisce che non è l’Arcigay).

E insomma mi avventurai con questa nuova amica in un capannone del Poble Nou (un classico dell’underground di Bcn) quando ancora non c’era nessuno.

Mano a mano che il posto si riempiva, cominciavo a pensare che forse ero morta e quello che mi si animava intorno era il Paradiso. Mi circondavano decine di pischelle meravigliose – di queste che personalmente trovo irresistibili: capello corto, niente trucco, l’aria androgina e un po’ sbruffona.

Vagavo per la sala con un sorriso idiota, la mascella appesa e a guardar bene pure un filo di bava.
Non conoscevo quasi nessuno, mi vergognavo, mi sentivo vecchia e fuori posto.

E c’era una tipa che mi sembrava la piú bella di tutte: aveva dei riccioletti cortissimi e un sorriso timido e quando la guardavo mi si fermava il cuore. Non so se riuscii ad avvicinarla io sola o se approfittai del fatto che ci stesse parlando Helen, fatto sta che in qualche modo mi infilai e alla fine attaccai bottone durante un tempo ragionevolmente lungo, utilizzando tutto il campionario delle scuse piú cretine perché si avvicinasse – per guardarla meglio, sentire il suo odore, strusciare casualmente il braccio contro il suo.

(Il campionario delle mie scuse sfigate lo lasciamo per un’altra volta, che è troppo ridicolo e questo post vuole essere almeno un po’ serio).

Alla fine della serata sapevo che si chiamava Patricia, che era simpatica e gentile e aveva un modo di strizzare gli occhi che mi riempiva il cuore di tenerezza. Sapevo pure che l’avrei cercata.

Patricia, Patri… il suo nome mi ricordava qualcosa…

ONE STEP BEYOND

Una notte qualunque del 2006. Anzi, un fottutissimo 4 di febbraio.
Ancora non sono madre, sono anzi piú che raminga e mi muovo per le strade di Barcellona ancora estranee come una lupa.
Quella notte è strana. Sono uscita con un amante e alcuni amici e non sappiamo dove andare a parare. Passiamo per una festa in un’okupa di calle Sant Pere Mes Baix, ma l’ambiente è malsano e preferiamo l’aria aperta della Rambla del Raval (l’ordinanza del merdoso civismo era stata appena ratificata e ancora osavamo bere e fumare tranquilli per strada).

Il tam tam metropolitano ci porta la notizia trafelata che a Sant Pere sono arrivate le guardie e che stanno facendo un macello. Come sempre in queste situazioni non si capisce un cazzo. Il mio amante vuole andare a vedere che succede. Io per niente. Vorrei piuttosto scopare ma non mi disturbo a darlo a vedere. La mia mancanza di interesse per i riot mi fa sentire un po’ in colpa – mi sembra di fare pippa, ma é una consapevolezza che ho da poco.
Cosí torno a casa sola, facendo un giro accuratamente largo per non incappare nelle merde in uniforme. E mi dice bene.

Perché quello che in realtá è successo è che dal balcone di Sant Pere hanno tirato un vaso di fiori in testa a un guardia urbano. Il tipo è stramazzato al suolo e i suoi colleghi, credendolo morto, hanno scatenato il panico nelle strade: un rastrellamento in piena regola che è arrivato fino all’Hospital del Mar – l’ospedale piú vicino – dove si trovavano, per altri cazzi, Patri e il suo amico Alf. Che vengono accusati, incriminati e condannati per un reato a cui sono estranei. La colpa? Quella di sembrare giovani, di vestire come dei blak block, di essere dei precari dallo stile di vita non conforme, di girare di notte sfacciatamente ubriachi e candidamente allegri.

RITORNO AL FUTURO

Ci misi qualche tempo a capire che la Patricia che avevo conosciuto era la stessa delle iniziative di solidarietá dell’ambiente queer di Barcellona per gli imputati del 4F. E con lei non ne parlai quasi mai.
Giá, perché alla fine riuscii a conoscerla meglio e a diventarci un po’ amichetta (lei è un’apocalisse e io – ehm – una madre di famiglia, quindi coincidere non fu sempre facile… peró quando successe fu bellobello).

Non riuscivo a parlare con lei di questa cosa. Mi faceva paura, mi sentivo male, a disagio, in colpa. E neanche a lei piaceva parlarne.
Ma purtroppo non parlarne non cancelló la pena di tre anni che pendeva sulla sua testa.

Fino a che un giorno proprio brutto della settimana scorsa m’arriva una mail con oggetto A la carcel (In galera). Rimango congelata per qualche secondo, chiudo gli occhi per vedere se scompare ma quando li riapro è ancora lí.

Durante alcune ore solo riesco a piangere. Non ci posso credere. È cosí ingiusto che non puó essere vero (quando invece no, alle ingiustizie siamo fin troppo abituate – ingiustizia e violenza sono il pane quotidiano del capitalismo e quanto ne magnamo…)

Poi decido che almeno scrivo una cosa, anche se è un botto che non riesco a dire niente attraverso il blog – che lo sappiano anche in Italia che questo non è per niente il paradiso della socialdemocrazia e che una mia amica a cui voglio piú che bene martedí prossimo perde la cosa piú preziosa – soprattutto per un essere umano della nostra risma – la libertá.

Ancora non so quali saranno le prossime mosse in sua difesa, io sicuramente ve ne parleró ancora. Quello che so è che intanto – come sempre – c’è bisogno di solidarietá a livello economico, quindi se volete (e potete) questi sono i due conti correnti a cui mandare il vostro contributo.

Patricia Heras 2013-1501-63-0200169775 (Caixa Catalunya)

Alfredo Mota 2100-3192-11-2100706126 (La Caixa)
(che é l’amico di Patri – che non é amichetto mio ma pure lui é… delle nostre)

(per capire chi è Patri leggete questo )

((Slavina vostra piagnona, ricordando i tempi di Liberiamoci del carcere – poi Odio il carcere.
Perché certe questioni, pure se per un po’ me ne allontano, mi torneranno sempre a tirare per la giacchetta…))

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1 Response to una stra-ordinaria ingiustizia

  1. nicoz balboa says:

    non funge il link “(per capire chi è Patri leggete questo )” o allora è un blog privato?

    comunque che storiaccia :S

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