ti amo, ti sdrumo

mia figlia mi riduce cosi'

c’e’ poco da scherzarci su, ma devo ammetterlo: nella vita mi e’ capitato di pigliarne. nessuno, pero’, mi ha mai lasciato tanti segni come mia figlia. 

il fatto e’ che la mia ercolina (che ormai ha sei mesi) ha molta, moltissima forza e quando si eccita pizzica e strapazza quello che si trova davanti. e in genere davanti ci sono io, che mi ritrovo puntualmente con le braccia piene di lividi e le zinne tutte sgraffiate.

questa sua smania impastatrice non e’ una delle cose piacevoli del mio essere mamma, considerato anche che e’ molto difficile farle capire che mi fa male e cio’ mi fa rosicare. la situazione tipo e’: ora della poppata, sedute sul divano. non appena l’avvicino alla tetta s’indemonia dalla voglia, comincia a ululare e a muovere le gambe e le braccia all’impazzata. quando riesco ad infilarle il capezzolo nella bocca ha gli occhi contenti e tiene stretta tra pollice e indice una buona porzione di carne del braccio (in genere quella flaccidina della parte posteriore: oltre al danno, la beffa). a quel punto le strade sono due: bestemmiare tra i denti la moreneta di montserrat facendo finta che non stia succedendo niente (in fondo e’ solo un pizzicotto, e’ una creatura di sei mesi, che male potra’ farti?) oppure staccarla dal seno, staccare la sua mano, dirle con la voce piu’ fosca e l’espressione piu’ terribile cosi’ mi fai male (meno male che non ho mai pensato sul serio di fare l’attrice perche’ in genere Antonia alla mia foschezza e terribilita’ risponde con il suo incantevole sorriso senza denti a ma’, ma che scherzi? salvo poi ricordarsi che l’hanno interrotta mentre mangiava e allora si’ che si dispiace, s’incazza e strilla…)

le tenaglie della Nina funzionano molto bene anche quando la prende in braccio qualche persona che lei non conosce: se non si fida agguanta il malcapitato o la povera entusiasta per le guance – o se sono troppo secche, direttamente alla giugulare. ho visto bei ragazzi con gli occhi fuori implorare il papito di aiutarli a staccarla dalla loro rasatura. ho ghignato quando una mia amica punk, con la gola bloccata, ha cominciato a parlare come Betty Boop.

che l’essere madre fosse cosa di sanguesudorelacrime lo sapevo. che si cominciasse subito me lo sarei dovuto aspettare.

del parto ho gia’ parlato.

non so se vi ho raccontato delle ragadi (dolorosissimi squarci sul capezzolo) e delle mastiti (infezioni dei dotti mammari che implicano gonfiore, indurimento e infocamento della tetta), orribili corollari della mia esperienza di allattamento – dalle prime mi salvarono i capezzoli bionici di latex, delle seconde sono ancora vittima, attualmente giusto una volta al mese, cosi’ da ricordarmi che se Dio c’e’… non e’ mamma.

decisamente l’allattamento di Antonia e’ stata l’esperienza piu’ sadomaso della mia vita: da una parte non avevo mai provato un dolore cosi’ intenso, prolungato e ricorrente, dall’altra mai mi ero sentita cosi’ sottomessa alla volonta’ di un altro essere umano.

durante i primi due mesi ho passato giornate in cui davo la tetta per 18 ore su 24. davo la tetta anche mentre dormivo. mi lasciavo la camicia da notte aperta e prima di addormentarmi le dicevo: fai come se fossero tue, basta che non mi svegli. 

a partire dal terzo mese, la piccola ha scoperto di avere le mani e che le poteva muovere verso delle cose, oltre a schiaffeggiare l’aria. potete immaginare quali sono state le prime grosse cose su cui le ha parcheggiate. le prime volte mi commuovevo quasi: mi toccava di piatto, ed era come se mi facesse delle carezze. poi ha cominciato a impastare e oggi sono come mi vedete nella foto, forse anche un po’ peggio.

 

odio le terroriste della tetta, quelle che ti fanno sentire in colpa se non allatti o che comunque danno a intendere che se non lo fai non sei una buona madre: l’etica del sacrificio mi fa cagare e allattare e’ un grossissimo impegno. io fortunatamente sono una persona di poche o nessuna ambizione professionale e ho scelto di essere mamma a tempo pieno almeno finche’ Antonia non camminera’ e sara’ abbastanza indipendente…

quindi me la godo (visto anche che il sadomasochismo non mi scandalizza, anzi, l’ho sempre trovato una pratica liberatoria).

e che risate quando la Nina affonda la testa nella tetta per sentire l’odore, che dolcezza quando ci parla intorno,
che emozione il rumore della sua bocca che mi cerca nella notte… alla fine, si’, che piacere… 

5 thoughts on “ti amo, ti sdrumo”

  1. stamattina il pikkolo è venuto nel lettone e come prima cosa appena sveglio (lui) e sveglia (io)…mi ha tirato un’affettuosa testata.
    ho le labbra tagliate e piuttosto gonfie…

  2. confermo lars.

    cmq voi ci avete le figlie femmine io che ci ho un maschio già soffro le pene dell’ammore…

    irma.noblogs.org

    dedicato a slavina e kilia

    baci bellezze

  3. Ciao.
    Ragadi? Silicone?
    Nahhhh… argento! Due paracapezzoli d’argento. Se non si trovano, anche due monete d’argento (ad alto titolo, cioè argento argento e non leghe farlocche) da mettere nel reggiseno, in corrispondenza.

    Ciao.

  4. Ostia!!!! evdo che l’esperienza è un pò diffcile! mi dispiace ma ti posso solo dire che a leggerti mi fa ridere anche perchè cosi mi sento un po meno sola nel mio allattamento visto che anche Maia mi stuzzicava un sacco. Posso dirti che è stato solo nel sesto mese, e adesso nell’ottavo tutte le cicatrice sanguinose delle mie tette sono andate via 😉 . Intanto un’operatora della lega della leche mi diceva di non farle farci male, e che un metodo di farle smettere è che quando ti fa male aviccinarla al seno (tipo che non possa respirare per un tempo brevissimo), non tirarla via perchè ci fa ancora più male e che se te la porti al petto capiscono di più senza farli terrorismo strillandole (cosa che io facevo).
    E poi… cosa dirti… che sei una eroina!!!!! che darle la tetta a Nina è la migliore cosa che puoi fare per lei…e auguri con lo svezzamento che sei quasi in tempo!!!!
    baci di Maia che dorme e mi fa leggerti, anche se tra poco vorrà la tetta anche lei 😉

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