#tisaluto

Questo blog è una zona libera dal maschilismo. Giá da qualche anno i commenti sono moderati e non ho paura che mi si accusi di essere antidemocratica per questo.
Di spazi saturi di maschilismo ce ne sono giá abbastanza, nella Rete e fuori.

Quanto al #tisaluto l’ho detto un sacco di volte nella mia vita. Ho rinunciato a occasioni succulente e pseudocarriere perché da quando ho avuto l’etá della ragione su certi argomenti sono sempre stata abbastanza intransigente. A volte ho anche pensato che lo ero troppo e che magari un occhio potevo chiuderlo. Oggi invece sono felice e anche un po’ stupidamente fiera di essere inciampata nella barricata molto presto.

Non posso quindi che appoggiare l’iniziativa di sensibilizzazione che unisce oggi molte blogger italiane e mi fa piacere pensare che se (almeno nel simbolico) c’è da fare le barricate non saremo solo le solite punk irriducibili lesboputtane a farci venire i calli alle mani ma anche qualche bella signora coi tacchi, i capelli a posto e magari anche un lavoro vero.

#tisaluto ma anche #bentrovate :)

 

#tisaluto

#tisaluto

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.

Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

Questo post è pubblicato in contemporanea anche da Marina Terragni, Loredana Lipperini, Giovanna Cosenza e Giorgia Vezzoli (e credo da molte altre – ndS)
Se ti va, copincollalo anche tu!

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report laboratorio Simulacri di piacere

Faccio sempre fatica a raccontare quello che succede durante i miei laboratori: questa volta ho il piacere di condividere le riflessioni di una partecipante che lo fa al posto mio 

(i grassetti sono miei mentre le foto sono di Denise, che prima o poi pubblicherá tutta la meravigliosa gallery)

 

corde che legano, nodi che liberano

corde che legano, nodi che liberano

Siamo partite dalle paure e dalle aspettative: quando è oggetto di attenzione e di pratica politica uno spazio come il corpo è sempre utile darsi dei paletti mobili da riposizionare. Perchè l’affermazione che il nostro corpo è un campo di battaglia non è solo retorica, ma descrive come su di esso si combatta una battaglia alle volte sottile, alle volte mortalmente violenta ma che non lo lascia mai in quiete. Ritmi scanditi, ripetizioni di gesti, incarnazione di modelli e ruoli lo plasmano e lo allineano costantemente. Abbiamo un corpo addestrato a godere e provare dolore, conoscendo secondo un rituale quantomai atavico quali sono le condizioni necessarie affinchè queste sensazioni si determinino.

el pueblo unido è mejo travestito

el pueblo unido è mejo travestito

Quale è il primo ricordo di piacere che ci viene alla mente?

Una semplice domanda apre un mondo di immagini di piacere non propriamente conforme alla rigidità degli schemi.
Nei ricordi compaiono alberi, cortecce, api, campi aperti, sensazioni di calore, di freddo, di bagnato. Piscine, vasche da bagno, mani infantili curiose di esplorare i propri corpi e quelli di altr*. E poi la bocca che assaggia e gusta e gode. L’attesa di un bacio e la ricerca di un posto nascosto in cui lasciarsi andare.
Una serie di stimoli variegati che poco hanno a che fare con una sessualità sempre identica a se stessa, normativa nella misura in cui condiziona la nostra stessa capacità di provare piacere. Un piacere che imbriglia nella forma della relazione eterosessuale penetrativa con l’onnipresente botto liquido semi(fi)nale. Ed un ancora più demotivante: ti è piaciuto tesoro?

apri la bocca e lasciami entrare

apri la bocca e lasciami entrare

lasciarsi esplorare ampliando i limiti del corpo

lasciarsi esplorare ampliando i limiti del corpo

Effettivamente, al di là degli orgasmi finti, il confine tra realtà e finzione nella immensa sfera della sessualità è profondamente sottile, quasi inesistente. Esiste, invece, un margine che sanziona la legittimità di una certa forma del desiderio sessuale e agisce direttamente sulla nostra capacità di attingere ad un immaginario altro, immaginario che demistifica la centralità degli organi genitali come unici vettori del piacere.

fammi male, per piacere

fammi male, per piacere

Accettereste mai di farvi schiaffeggiare pubblicamente sul culo, magari legate con una corda che vi fa da bustino? Oppure farvi imboccare bendate da sconosciut*? Lascereste mai che il vostro corpo venga assaporato da più lingue estranee?

Per intenderci: immaginiamo la nostra sessualità come una serie di cerchi concentrici di Consensualità. Passo dopo passo, i cerchi più interni vengono meno e lo spazio di azione e “passione” diventa sempre più vasto.
Perchè deve esistere un unico luogo specifico, chiuso, intimo, buio, privato in cui si accetta di provare piacere? E ancora, perchè desiderio e piacere devono essere performati in funzione di una codificazione dei generi che stringe più della corda usata come bustino?
Il laboratorio di Slavina ti fa tornare bambina… a quando la ricerca perversa e polimorfa del piacere ancora non è del tutto condizionata dal moralismo e dal cristiano senso di colpa (a meno che la mamma o la maestra non ti abbiano scoperta con le mani nelle mutande, tue o di chissà chi altr*!)

sorrisi verticali

sorrisi verticali

Quando puoi ancora associare il piacere al divertimento, alle risate, alla dolcezza e al gioco. Non all’ansia da prestazione, alla posa plastica “nascondi il rotolo”, e ad altre sofferenze ritenute socialmente necessarie.

Vorrei riprendere una frase che la Slavi ha utilizzato per esorcizzare il timore dell’ignoto: “il passo del post-porno è quello della compagna più debole”. Al di fuori di questo ambiente protetto c’è l’invasione della normalità, che ti penetra senza permesso, senza chiederti se sei d’accordo e se è questo quello che vuoi. L’imperativo categorico del Tu Devi che si maschera come il canto della Sirena.

Slavina as pocciuta furia

Slavina a fine laboratorio as Pocciuta Furia stanca

Concludo con una sviolinata melensa di ringraziamenti… Mi avete rimessa al Mondo!

 

… giá, lo abbiamo fatto tutti e tutte insieme ;)  
con il supporto prezioso – unico, inimitabile, inestimabile, irravanabile – del Miss Vago Diverso Bistrot

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week end ECOSEX in Etruria

a brand new week end postporno!

questa volta per rilassarci e ricrearci ci ritroveremo in campagna, in una bella casa sul versante occidentale dei Monti Cimini, a una sessantina di km da Roma.

come oche selvagge...

come oche selvagge!


Immagina un finesettimana in un posto caldo e accogliente, dove sperimentare narrazioni radicali sul corpo e il sesso in più formati.

Immagina di incontrare altre donne curiose e interessate al confronto su questi temi.

Immagina un ambiente protetto, in cui poterti svincolare da quelle inibizioni e costrizioni che agiscono nel profondo e pesano sul tuo quotidiano – nei gesti, nei movimenti, nelle parole che non riesci a dire.

Immagina di sentirti libera…

Il confronto e la sperimentazione saranno incentrate sull’ecosessualitá – ovvero la volontá e capacitá di vivere il piacere in continuitá con l’ambiente naturale che ci circonda.
Sono previsti laboratori di scrittura erotica, momenti di rilassamento collettivo (con escursione termale notturna!), set fotografici e (s)drammatizzazioni.

A soddisfare il nostro appetito saranno le streghe di Corporea, che durante la tre giorni saranno presenti offrendoci un’alimentazione sana e vegana – oltre ad altre belle sorprese…

Quando? dalla sera di venerdí 5 luglio al pomeriggio di domenica 7 luglio
Dove? in provincia di Viterbo (si arriva in treno ma cercheremo di organizzare delle macchinate)

Come si dorme? ci sono pochi posti letto, sono necessari materassino e sacco a pelo (pigiama party style, privacy poca, molta simpatia)

Quanto costa? 100 euro (per garantire la fattibilitá con questo budget abbiamo bisogno di 15 partecipanti e la metá dei soldi andranno versati 10 gg prima perché essendo un evento autoprodotto avremo bisogno di contanti per la spesa)

Passa la voce alle amiche che possono essere interessate!

Per prenotare o avere maggiori informazioni e dettagli, scrivi a ziaslavina@gmail.com

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Simulacri di piacere – laboratorio di performance

 

Un simulacro designa un’apparenza che non rinvia ad alcuna realtà sotto-giacente, e pretende di valere per quella stessa realtà. Un simulacro è una finzione piú reale del reale.

 

4_tirafuorileovaie172

Tira fuori le ovaie – Antonella Ius

Quando ricerchiamo il piacere spesso non siamo consapevoli del fatto che inseguiamo un fantasma.
Uno spettro si aggira per le nostre camere da letto… è ora di aprirgli la porta e portarlo a passeggio.

Ormai sappiamo che il genere è “una copia senza originale”: l’idea del piacere socialmente condivisa è una costruzione ancora piú autoritaria, che allunga le radici nei modelli farmaco-pornografici che abbiamo sussunto fin dall’infanzia e che crediamo autentici e nostri.

Questo laboratorio vuole creare uno spazio di discorso che renda la sfera del piacere comunicabile, attraversabile, contestabile e condivisibile, al di lá di timori e costrizioni socio-culturali.
La proposta di ricerca e azione si basa sulla messa in comune e il remix selvaggio di fantasie e pratiche legate alla sfera del godimento (sensuale, sessuale e contra-sessuale) per realizzare, cooperando collettivamente, un ambiente performatico immersivo grazie al quale poter sperimentare forme di piacere inedite socializzando immagini ed emozioni.

 

 

Ad ospitare questa esperienza carnale e trascendente sará il MissVago Diverso Bistrot di Bologna, nei giorni 19 e 20 aprile, dalle 18.30 alle 21.
A conclusione del laboratorio, sabato 20 a partire dalle 22.30, si svolgerá un happening aperto al pubblico.

Per iscrizioni e maggiori informazioni manifestatevi al solito indirizzo ziaslavina@gmail.com

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Fica, femminile plurale

Ho fatto un sogno.

Ho sognato un esercito di fiche nude e pronte alla battaglia.
Erano fiche di tutti i colori e di tutte le taglie.
Fiche ricce, fiche lisce, fiche appena uscite dal barbiere.

Fiche fragranti e profumate dopo la doccia
Fiche aperte come fiori, fiche anguste e diffidenti, fiche puzzolenti.
Fiche a ventosa e fiche a grappolo,
Fiche coi denti, fiche amare, fiche con l’antifurto e fiche chiuse a chiave.

Fiche come piante carnivore
Fiche bagnate e fiche fradice
Fiche che dicono Vattene e fiche che urlano Vieni!

Fiche amazzoniche e fiche calve
Fiche con la cresta
Fiche appiccicose come un dolcetto giapponese
Fiche bugiarde e traditore

Fiche parlanti, fiche che borbottano,
Fiche che eiaculano sul mondo la loro rabbia e il loro amore

Fiche tremanti di desiderio e fiche frementi di rabbia
Fiche spalancate sul mondo, fiche curiose, fiche zingare
Impepate di fiche e fiche di puttana

Fiche che non avevano mai visto il sole
Fiche dimenticate in tasca
Fiche fiere e combattive
Fiche che non sapevano di essere fiche e fiche che avevano perso la strada di casa

Fiche placide e fiche inquiete
Fiche arrendevoli e fiche ribelli

Fiche acide perché troppo generose
Fiche dalle labbra gonfie e doloranti dopo una buona sbattuta

Fiche che non potevi non entrarci dentro
Fiche labirintiche
Fiche che non volevano lasciarmi più andare

Fiche a spruzzo, fiche rotte
Grandi fiche e patatine

Belle fiche come quelle che vi auguro di mangiare stanotte,
accompagnate da un buon bicchiere di vino.

Salute! (di Tea Guarascio)

Salute! (foto di Tea Guarascio)

*testo scritto per il Bibidi Bobidi Burlesque dell’edizione 2013 di Enotica, festival del vino e dell’eros del Forte Prenestino.

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trova la differenza

oggi è uscita una mia intervista sul Fatto Quotidiano.
il risultato finale delle chiacchierate che m’ero fatta con la giornalista mi sembra incompleto rispetto agli argomenti che avevamo toccato nella stesura originale dell’intervista (che vi riporto piú sotto, completa dell’immagine che avevo suggerito al giornale come mio ritratto – e che è stata chissá perchè rifiutata ;) )
vi sfido a trovare la differenza tra le due interviste – a me un po’ fa ridere che siano rimaste le robe che fanno + self-promotion (che sono quelle che avrei sacrificato per far spazio ai concetti) e che nel parlare di una pratica che si definisce rivoluzionaria sia necessario un contraddittorio (a lato della mia intervista c’è un intervento di Marzano *contro il postporno – linguaggio ancora maschile* che non ho potuto ancora leggere).

ringrazio comunque Stefania (di cui sono anche riusciti a sbagliare il cognome) che ha fatto bene il suo mestiere con lo spazio che aveva a disposizione.
[d'altronde se io non ho fatto la giornalista pur amando molto la scrittura e lavorando praticamente da sempre con l'informazione... un motivo forse c'è :P ]

King Kong Lady contro ogni gabbia (Claudia Pajewski per Gender Utopia)

King Kong Lady contro ogni gabbia (Claudia Pajewski per Gender Utopia)

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le FAQ del Domofuck

domofuckmeu
VENERDÍ 25 GENNAIO, DALLE ORE 17 ALLE 21 AL VOLTURNO OCCUPATO

Che cos’è un incontro di pratica postpornografica?

É un momento in cui si ragiona collettivamente sulle rappresentazioni del sesso e si prova, giocando, a immaginarne e realizzarne di nuove. Condizione essenziale per la riuscita dell’incontro è la costruzione di un ambito ludico che sia allo stesso tempo eccitante, accogliente e rilassato. Per questo sono necessarie fiducia, confidenza e rispetto.
Ogni persona arriva col suo carico di vergogne e paranoie rispetto all’argomento e quello che vogliamo è condividerle, non sommarle.

Chi puó partecipare?

Qualsiasi persona di qualsiasi sesso, etá e preferenza sessuale che abbia la voglia di sperimentare, il coraggio di mettersi in gioco e la volontá di entrare in una comunicazione intima, profonda e rispettosa con altre persone che conosce bene, che conosce poco o che non conosce per niente.
Ovviamente non sono ammessi fascismi, razzismi e in generale ideologie che costruiscono muri e impongono limitazioni alla voglia di sperimentare e costruire immaginari (e realtá) di liberazione collettiva.

Sará obbligatorio fare qualcosa?

Sí, firmare la liberatoria sulla concessione d’uso delle immagini girate. Lavoreremo sulla rappresentazione e per produrre materiale che sia fruibile e che possa comunicare anche ad altra gente. Per questo, se non vorrai essere riconoscibile procurati una maschera.
E se pensi di venire solo per guardare dovrai firmare lo stesso, perché magari non lo sai ma voyeurismo è partecipazione.

E se inizio a fare qualcosa che poi non mi piace?

Puoi smettere.
Puoi comunicarlo al gruppo o alle persone con cui stai giocando.
Puoi non dirlo e ragionarci in solitudine o con qualche persona con cui ti senti piú in confidenza.
Esattamente come nel sesso che vogliamo, anche nella rappresentazione rivendichiamo il diritto alla sottrazione se qualcosa non ci convince o sta rimuovendo qualche impulso, domanda o dolore che abbiamo paura di non saper gestire.
E se senti di aver bisogno di un supporto, io saró lí anche per questo.

Posso arrivare in ritardo?
É ammessibile un ritardo di massimo un’ora rispetto all’orario previsto – perché l’atmosfera si costruisce e la confidenza si viene a creare condividendo una serie di passaggi che sono indispensabili.
Se peró lavorate o avete qualche impedimento ineludibile scrivetemi e vediamo quello che possiamo fare.

C’è un tema?
Sí, il tema è Amori di plastica.
Sperimenteremo contatti protetti: quando si pratica una sessualitá promiscua è raccomandabile utilizzare dispositivi che ci proteggano dalle malattie sessualmente trasmissibili. Eppure l’espressione sesso sicuro fa venire in mente distanza, mancanza di fiducia e di intensitá.
L’obiettivo del laboratorio sará togliere alla plastica questo alone sfigato per legittimarla come strumento di piacere condiviso.

Cosa devo (o posso) portare?

Tutte le cose con cui giochi (o con cui vorresti giocare) quando fai sesso (debitamente pulite, c’è bisogno di dirlo?)

Consigli e raccomandazioni

Se vieni dopo la doccia sarai probabilmente piú invitante – sebbene questo sia opinabile e relativo ;)
Se hai il complesso dell’alito cattivo portati le gomme (che potrai anche offrire)
… onestamente non mi viene in mente nient’altro.

Se hai altri dubbi o domande puoi commentare questo post o scrivermi in privato a ziaslavina at gmail.com

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week_end postporno all’Ada Lab

 

Immagina un finesettimana in un posto caldo e accogliente, dove sperimentare narrazioni radicali sul corpo e il sesso in più formati.

Immagina di incontrare altre donne curiose e interessate al confronto su questi temi.

Immagina un ambiente protetto, in cui poterti svincolare da quelle inibizioni e costrizioni che agiscono nel profondo e pesano sul tuo quotidiano – nei gesti, nei movimenti, nelle parole che non riesci a dire.

Immagina di sentirti libera…

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le parole che abbiamo osato dire

lo scorso 12 dicembre sono stata ospite di uno dei Mercolady che riscaldano l’inverno di Bologna (grazie alla cura e al genio di Betty&books e Made in Woman). alle mie sorelle di sempre avevo proposto di sperimentare un nuovo formato, quello del laboratorio di scrittura erotica.
i risultati (alcuni dei quali avrete la fortuna di leggere in questo post) sono stati – a mio modo di vedere – sorprendentemente buoni.


mi ha sorpresa la qualitá dei materiali frutto di questo momento di incontro. mi ha stupita la disponibilitá a lasciarsi andare e la capacitá di giocare delle persone partecipanti. mi ha commossa la densitá delle emozioni che ho sentito circolare libere.

eravamo piú di una dozzina a superare il confine del pudore attraversando la vergogna e la paura.
abbiamo parlato, scritto, ascoltato, letto.
abbiamo trovato insieme il coraggio di metterci in gioco ed è stato tutto bello e molto intenso.

 

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Rimembranze a freddo su un seminario postporno (era la LadyFest Roma 2009…)

Non volava una mosca e ci fissavamo tutte quante inquiete. Cercai di farmi venire in mente qualcosa, ma riuscii solo a riflettere sul fatto che non ci avevo mai riflettuto: che immaginario sessuale avevo? Perché non ne avevo uno? O anche, possibile che non ne avessi uno?

>>>> frammento dall’esilarante testo di Laura Mango che ricorda il Laboratorio di pornografia femminista della LadyFest romana del 2009, letto in occasione del reading collettivo dello scorso novembre in Scighera. Qui il testo intero, qui le osservazioni sulla serata di Daniela Danna, qui le mie considerazioni.

(l’immagine è di Vita di uno zero, che è sparita dal web e mi manca. sorella, dove sei?)

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