selfie esteem

pensavo di amarlo. lui m’aveva preso per vanitá: ero caduta di peso in quella trappola tipica del narcisista, che è capace di farti  intravedere possibilitá di infinita meraviglia per poi concedersi col contagocce. la sua poca disponibilitá mi faceva sentire insicura e mi sembrava un gioco sporco, anche se a posteriori sono quasi sicura che non lo attuasse consapevolmente. il problema era che giocavo sola. avevo bisogno di lui come uno specchio in cui guardarmi per trovarmi ancora desiderabile, follemente desiderabile, molto piú che desiderabile… meritevole di amore. ma nei suoi occhi sfuggenti quell’amore non c’era e anche se non gliene ho mai fatto una colpa neanche sono stata capace di ingannarmi. questo selfie non so nemmeno se gliel’ho mai spedito. non mi sembrava abbastanza. non mi sentivo abbastanza. mi stavo guardando nello specchio sbagliato.

 

il tempo corre in fretta.

passati due, tre anni giá siamo a una distanza assoluta dalle immagini che abbiamo prodotto.

torno a voler ragionare sui selfie porno (discorso aperto anche piú di due, tre anni fa…) e sul contesto che li alimenta e le narrazioni che generano.

se avete qualcosa da dire e da farmi vedere, scrivetemi a

ziaslavina@gmail.com

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