Passare, che complicato…

traduzione dell’articolo Pasar, ¡qué complicado! di Pol Galofre Molero per Pikara
>>>>>>>> gracias a ambas 😉

 

premesse terminologiche:
– l’utilizzo del verbo passare in questo testo ha a che fare con il concetto di passing. nell’ambito semantico del gender, chiamiamo passing la capacitá di “passare per”, ovvero di sembrare a prima vista appartenenti al genere di destinazione dopo una transizione, ovvero il passaggio dal genere femminile al maschile e viceversa.
– con il termine cis l’autore si riferisce invece a cisgender, termine che definisce una persona che si trova a suo agio e vive in maniera conforme al genere assegnatogli alla nascita (termine che si contrappone a transgender).
– per butch si intende la donna che non corrisponde ai codici della femminilitá mainstream ed ha un’apparenza identificabile come mascolina

Ecco fatto. Ci son riuscito. Passo. In che senso passo? Passo per un ragazzo. Che concetto orribile. Non era che “sono un ragazzo”? Peró che ragazzo? Non saró mai un ragazzo cis, sono un ragazzo trans. E mi piace, non lo cambierei, è come mi sento meglio. Peró adesso passo. Passo per un ragazzo cis con tutto ció che questo implica.

Mr Patriarcado

Che perversione. Se non sto continuamente facendo coming out* sento che nascondo una parte vitale di me, che è che non sono un ragazzo cis. E nemmeno voglio esserlo.

Peró torniamo al “passare”. É stato un cammino lungo, ognuno ha i suoi ritmi e io sono lento. Peró questa lentezza mi ha permesso di fermarmi ed osservare. Osservare i miei cambiamenti ma anche quelli del resto della gente nei miei confronti, che sono quelli che mi sembrano piú interessanti.

Il primo cambiamento fu quando passai dall’essere un oggetto del desiderio maschile all’essere un uguale. All’improvviso mi resi conto che da tutta la vita mi portavo sulle spalle uno zaino pieno di paura. Paura che in una forma piú o meno cosciente abbiamo sentito tutte noi persone socializzate come donne, e quelle che sono riconosciute come tali. Una paura sistematica che diamo per scontata. Cosí sistematica che io (nonostante fossi femminista) non fui capace di riconoscerla fino a che non me ne fui liberato. Fino al giorno in cui mi si avvicinó un tipo per strada per parlare e per lui non esisteva possibilitá di relazione sessuale. L’avvicinamento fu da pari a pari.

Mi sembró insolito. Da una parte mi affascinó, m’incantó. Era un riconoscimento molto forte della mia transizione, dell’immagine che volevo dare di me stesso. D’altra parte mi allarmó. Come potevo aver portato un sacco cosí pesante addosso senza rendermene conto? Quanto avevo assimiliato il concetto di dover tenere sempre la guardia alta? Di chi era la colpa? Era colpa del tipo che mi toccó il petto in mezzo ai tunnel della metro quand’ero adolescente? Di quelli che m’avevano mostrato i loro cazzi per la strada? Era colpa dello stronzo che mi aggredí quando avevo 11 anni? Senza queste esperienze, avrei portato lo stesso zaino? C’è qualcuna che non abbia avuto esperienze simili a queste? Parlo con mia madre e mi spiega le volte che le hanno toccato il culo in pubblico: sull’autobus, al cinema, eccetera. Lo dice come se niente fosse, per alleggerire la questione – che invece è pesante. Penso a quelle volte che non mi sta raccontando. Mia sorella sta zitta. Anche lei avrá storie come questa? Quanto le hanno fatto male? Quanto stanno nascoste, visto che non puó nemmeno menzionarle? Le ha dimenticate? Io ho dimenticato lo stronzo per 9 anni.

Adesso non mi toccano piú per la strada.

Il secondo cambiameno fu interno. Adesso non ero piú oggetto del desidero maschile eterosessuale. Passai a formar parte del circolo dell'”uomo” e ogni volta che mi permettevano l’entrata a spazi esclusivamente maschili mi convertivo in una persona ogni volta piú femminista. Indossati gli occhiali viola dovetti ripensare la mia identitá, ma soprattutto la mia mascolinitá. Che tipo di mascolinitá volevo performare? La stessa di quando il mundo mi identificava come donna butch? Adesso che passo per un ragazzo, posso mantenere la stessa attitudine che avevo come donna autodeterminata**?

Avevo imparato ad occupare lo spazio, a conquistarlo… e adesso mi toccava apprendere a disoccuparlo. Decisi coscientemente che se il mondo mi identificava come uomo, io avrei performato la froceria***. Mi de-butchizzai come potei: a partir dall’orecchino e a seguire, sorridendo sempre, gesticolando e incrociando le gambe come non avevo mai fatto. Esser diventato un uomo bianco, giovane, eterosessuale e di classe media era un po’ troppo e, purtroppo o per fortuna (per me è piú purtroppo) con i ragazzi trans non esistono mezzi termini. O ti identificano come donna mascolina o sei un uomo. Il concetto “ragazzo trans”, questa immagine che anelo, non esiste. Peró puó darsi che il mio anelito sia legato al fatto che non esiste, e se esistesse (come esiste quella di “ragazza trans”) forse la rifuggirei.

Il tempo che è passato e il testosterone hanno fatto effetto. Adesso passo ancora di piú. Passo, passo. Passo tanto che è arrivato un terzo cambiamento. Un terzo cambiamento che non mi piace, che mi allarma e che mi disturba. Giá 2 o 3 volte mi hanno espulso da spazi nei quali c’erano ragazze cambiandosi i vestiti. In quel momento m’ha fatto strano, m’ha fatto ridere e mi è sembrato curioso. Vengo dal mondo dello spettacolo e sono abituato al fatto che ci si cambi davanti a chiunque. Peró c’è stato qualcosa che mi è rimasto in testa, rigirando e facendo run-run. Oggi me ne sono reso conto: mi hanno trasformato in un soggetto desiderante. Mi hanno trasformato nel motivo per cui andare in giro con quello zaino pieno di paura. In un potenziale aggressore.

Non mi piace questa posizione, non la voglio. Mi sento intrappolato, non so come disfarmene. Un’altra volta lo stesso sistema, l’eteropatriarcato, facendone una delle sue. Merda di eteropatriarcato! Perchè non se ne va affanculo e non ci lascia tranquille? Ci sono altri ragazzi che si sentano scomodi in questa posizione? Puó darsi che non sia questa la domanda… Ci sono altri ragazzi che si rendano conto di stare in questa posizione? Dei motivi per i quali stanno in questa posizione? E questo non fa suonare qualche campanello d’allarme collettivo? E direi anche di piú: e i ragazzi trans? Dove sono i ragazzi trans? Perchè non aprono bocca? Perchè dobbiamo performare sempre la stessa merda di mascolinitá? Perchè il transitare è cosí attraente? E soprattutto: se noi non rinunciamo a tanti privilegi acquisiti, come speriamo che lo faccia un ragazzo cis a cui viene tutto come giá dato?

Peró… quando la rabbia si stabilizza, un’altra domanda mi gira in testa: potrei performare questa mascolinitá piú androgina, piú frocia, se qualche volta mi identificassero come ragazza?

Passare. Che perverso. Che difficile.

*in originale: salir del armario
**in originale: empoderada
***in originale: ser marica

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