di contrattempi, porno e rivoluzioni

con il tempismo che mi contraddistingue ho lasciato l’Italia proprio mentre vivevo il mio quarto d’ora di celebritá (ieri amici entusiasti mi comunicavano che ero approdata addirittura alla colonna infame di Repubblica – quella di destra, tra gossip, famiglie regnanti e motori… com’era prevedibile sono sopravvissuta poche ore e sono stata espulsa col timbro INVENDIBILE)

nel periodo di lancio del libro ho risposto a un sacco di interviste, non ultima quella del Male della settimana scorsa (sí, prima hanno pubblicato un paio di racconti e poi m’hanno anche fatto parlare… e io spero tanto che la collaborazione continui); nonostante alcune scivolate sessiste (sembra che la satira non ne possa proprio fare a meno) laggiú qualcuno m’apprezza e mi vuol bene, oltre a mi querida Mp5, autrice della bella illustrazione a seguire (ridacchia pure da dove sei, caro Andrea Pazienza, ma adesso sul Male ci stanno pure le femministe)

e finalmente l’altra notte sono riuscita a tornare a casa.
gli ultimi giorni a Roma sono stati assurdi: a causa di un problema burocratico (la figlia non aveva il suo proprio documento, la tenevo sul mio passaporto e dal 26 giugno quella forma di testimoniare la sua identitá alla frontiera non era piú valida…) sono rimasta intrappolata nella Capitale del rancore alcuni giorni piú del previsto. ma non tutto il Male viene per nuocere, non é solo un modo di dire circostanziale – bisogna crederci davvero e osservare le questioni da tutti i lati per capirlo veramente. ho dovuto ricomprare i biglietti aerei, ma la partenza é stata meno traumatica, piú graduale, piú sopportabile… anche se non meno amara.

il giorno previsto per la prima (falsa) partenza era il 20 luglio. e vi giuro che andavo via da Roma piangendo, ai bordi della disperazione.
mai sottovalutare il potere simbolico del 20 luglio.
quel giorno siamo morte un po’ tutte, pure quelle che come me a Genova non c’erano volute andare, pure quelle che ancora giocavano con le bambole e quelli che la stavano a guardare in televisione.
e dopo la botta tremeda delle condanne per cinque dei dieci capri espiatori questa mia nuova fuga aveva un sapore insopportabile di sconfitta.

essere un’attivista ai giorni nostri é pericoloso, in Italia come in Spagna come dappertutto.

ma questo non é un motivo valido per arrendersi – e non lo faremo, vero?

il mio esilio tattico diventa ancora piú strategico, in questi giorni.
me ne vado a vivere in un paesetto della Catalunya profonda, inseguendo un sogno di autonomia rurale e preparandomi a nuove pornorivoluzionarie avventure autunnali nella patria matrigna.

torneró in Italia – e vorrei dire come il Che che saremo milioni, ma anche se saremo poche spero che saremo abbastanza combattive e seducenti per dimostrare (innanzitutto a noi stesse) che il Capitalismo va corroso dalle sue fondamente, dalle strutture ideologiche che ci separano e che ci fanno nemiche e ci impediscono di pensare e praticare la massima vecchia, ma non logora, che un altro mondo é possibile e necessario.

cercheró di tenervi informate e di non perdere il filo (mi aiuta una sorella che é sempre sul pezzo, seguitela anche voi) e spero presto di essere un po’ piú presente in questo metaverso.

per ora mi toccano gli scatoloni (é il terzo trasloco che faccio a luglio, fatemi i complimenti per l’alloccaggine).
voi pensatemi, perché io vi penso.

e amatevi: fatelo gratis, sperperatevi, distribuitevi, mescolatevi, condividete il piacere di farlo senza aspettarvi niente in cambio – perché non c’é nulla di piú rivoluzionario dell’amore.

(sí, sono una hippy di merda)

a presto!

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