il manifesto degli amori queer

…il blog é una landa abbastanza desolata giá da qualche settimana.
come succede puntualmente a ogni primavera la vita ha iniziato a correre troppo rapida e la lingua – scusate eh – era troppo impegnata a baciare per cercare di descrivere la corsa in corsa.

per riaprire le danze dopo tanto silenzio ho scelto un testo che ho scoperto da poco e che – per farmi perdonare – ho tradotto per voi.

é il MANIFESTO DEGLI AMORI QUEER di Coral Herrera Gòmez

(qui la versione originale nel blog dell’autrice)


1. l’amore queer é un processo da godere, non una meta alla quale arrivare.

2. gli amori queer rinnegano le tradizionali storie d’amore che vendono promesse di eternitá e felicitá, e si propongono di farla finita con l’escusivitá su peni, fiche e cuori di altre persone.

3. gli e le amanti queer rifiutano la tirannia dell’orgasmo e espandono l’erotismo al corpo intero senza rimanere ancorati ai genitali, potenziando la sensibilitá di tutte le parti, scoprendo nuovi percorsi nel sesso, piú in lá della ginnastica pornografica tradizionale.

4. gli amori queer non condividono gli aneliti di eternitá ne’ il trauma del divorzio, perché si godono le storie finché finiscono, felici di averle sentite e senza la sensazione d’aver perso nulla “per sempre”.

5. all’amante queer fa orrore l’inferno della convivenza forzata, e rinnega l’idealizzazione e la disillusione costante della coppia tradizionale. non desidera seguire il modello monogamico, riproduttivo e eterosessuale che ci impongono le industrie culturali attraverso le loro produzioni.
per questo l’amante queer non soffre la frustrazione che crea l’amore romantico ed é felice di godersi la vita, il sesso e le emozioni con la gente in carne e ossa.

6. l’amore queer appoggia le relazioni basate sulla libertá e la voglia di condividere, sull’autonomia degli e delle innamorate e sulla rottura con la tradizionale divisione di ruoli che distribuiscono i compiti in modo diseguale e oppressivo.

7. tutte le persone hanno diritto di vivere le loro performance d’amore creato tra due o piú persone per vivere un’illusione fittizia attraverso il corpo e il sesso. possono vivere anche amori virtuali, impossibili, platonici, alla etá che vogliono e con chi vogliono, infischiandosene del realismo.

8. gli amori queer appoggiano una societá dove l’erotismo si liberi della repressione emozionale e fisica dei corpi, e dove tutti e tutte possano relazionarsi in libertá e nel modo che preferiscono. per questo ogni amore queer é diverso; ce ne sono tanti quante sono le persone deviate dalla normalitá etero, omofobica e misogina.

9. gli e le amanti queer sono gente delle periferie, peró non escludono nessun@. il movimento queer include uomini, donne, persone intersex, transessuali e travestit@, froci e lesbiche, prostitute, battoni, negr@, latin@, gente di tutte le etá e classi socioeconomiche, di tutti i gusti, di tutte le razze e religioni, senza discriminazioni per etichette.

10. l’amore queer é bisex, trisex, e si estende fino all’infinito. non categorizza l’orientamento sessuale tradizionale (omo, etero, bisessuale) perché non definisce le relazioni come solo “cosa di due” ne’ tantomeno divide l’Umanitá in due generi opposti (donne, uomini), vista la quantitá di gradi di intensitá che hanno le identitá postmoderne e la quantitá di maschere e performance teatrali che siamo capaci di mettere in atto in una stessa giornata.

11. gli amori queer includono anche le persone asessuali, i e le solitarie, i e le promiscue, chi é dipendente dal sesso e chi invece é inappetente, i freaks, gli strani e le strane, le minoranze di qualsiasi tipo, tutti quelli o quelle che hanno la curiositá di ampliare gli orizzonti della loro mente, del loro corpo, del loro sesso.

12. l’amore queer non esclude il sesso dal sentimento, ne’ il sentimento dal sesso. le relazioni queer non dividono la popolazione tra gente con cui si scopa e gente della quale ci si innamora, perché chiunque é scopabile e amabile.
gli amanti e le amanti queer assumono le loro contraddizioni e non distinguono tra corpo e anima, mente ed emozioni ma le vivono come un tutto, accettando e arricchendosi con la complessitá dei sentimenti e del desiderio umano.

13. l’amore queer esplora le relazioni di potere portandole nel gioco sessuale, e liberandole delle categorie binarie di sottomissione-dominazione. le relazioni queer vogliono essere egualitarie perché nessun@ sará superiore quando scompaiano le classificazioni discriminatorie.

14. gli amori queer rifiutano la necessitá come base di una relazione amorosa e denunciano la dipendenza mutua (emozionale ed economica) che sostiene il sistema amoroso patriarcale. é piú bello amare dal desiderio e dalla libertá che dal contratto.

15. l’amore queer crede che nessuna istituzione (ne’ la Chiesa, ne’ i Ministeri, ne’ lo Stato) deve continuare ad avere potere sulla vita intima delle persone, sulle sue relazioni sessuali e amorose, sulla sua vita riproduttiva. chi ama non ha bisogno di benedizioni, ma di libertá per andare e venire, amare e condividere, senza vincoli che convertano l’impegno in una prigione.

16. chi é queer non discrimina nessun@ per la sua altezza o bassezza, per la sua magrezza o obesitá, ne’ per le sue rughe, le sue imperfezioni, le sue deformazioni; l’amore queer si libera della tirannia della bellezza e del fascismo del culto al corpo.

17. l’amore queer denuncia l’ipocrisia del romanticismo borghese intorno alla fedeltá femminile e la promiscuitá maschile, l’adulterio e la prostituzione come via di fuga dalla noia del matrimonio.

18. le relazioni sessuali e affettive devono allontanarsi dall’egoismo intrinseco al sistema capitalista e democratico, basato nel desiderio di possesso di corpi e menti altrui. come persone dobbiamo liberarci della fedeltá come esigenza per vivere una avventura amorosa con qualcun@, e lasciare di considerare gli altri e le altre come oggetti fatti per il nostro godimento.

19. gli amori queer sono dinamici, sono vivi, in continuo movimento. non per questo i loro sentimenti sono meno profondi, ma piú autentici, perché non sono soggetti a tabú, proibizioni, norme rigide.
gli amori queer si allontanano dalla bugia e dal tradimento, dalla colpa e dalla repressione, perché non le necessitano per relazionarsi con persone libere.

20. gli amori queer non necessitano nemmeno delle strutture amorose tradizionali. lavorano alla creazione di nuove strutture piú aperte e flessibili, dove la gente si dedichi piú a godere che a sognare. l’avventura di inventare forme nuove é eccitantemente queer, perché ognuno e ognuna si crea la sua con chi vuole.
gli amori queer si retroalimentano, non muoiono perché non si concentrano, ma si disperdono e si moltiplicano. non si distruggono, ma si rigenerano creando reti, alimentando chimiche, insaziabilmente.

Coral Herrera Gómez

foto dal Laboratorio Intensivo Postporno di Torino
realizzata da Rosario Gallardo

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11 Responses to il manifesto degli amori queer

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  4. Pingback: la fine del mondo non è per noi | MilanoX

  5. elisatron says:

    grazie, fikissimo. ti linkai qui
    http://www.milanox.eu/papamobil/
    baciotron
    :*

  6. Pingback: papamobìl | MilanoX

  7. Faso says:

    Direi che non è molto diverso da quello che professavano gli hippy…

  8. retroguard1a says:

    Ti posso lasciare un po’ di differenza?

    “Ti amo: le nostre due labbra non possono separarsi per lasciar passare una parola. Una sola parola che direbbe te o me. O: uguali. Chi ama, chi è amata. Esse dicono – chiuse e aperte, senza che l’una escluda mai l’altra – l’una e l’altra si amano. Insieme. Per produrre una parola esatta, dovrebbero tenersi scostate. Nettamente scostate l’una dall’altra. Distanti l’una dall’altra, e tra loro una parola.

    Ma da dove verrebbe questa parola? Tutta corretta, ben fatta, piena di senso. Neanche una fessura. Tu. Io. C’è di che ridere… Senza fessura, non sarebbe più te né me. Senza labbra, non sarebbe noi. L’unità delle parole, la loro verità, le loro proprietà, non hanno labbra. Labbra dimenticate. Le parole sono mute, quando sono state dette una volta per tutte. Rifinite come si deve, perché non perdano il loro senso – il loro sangue. Come i figli dell’uomo. Non i nostri. E, d’altronde, che bisogno o desiderio abbiamo di figli? Qui ora: vicine. Gli uomini, le donne, fanno dei figli per dare corpo alla loro vicinanza, alla loro lontananza. Ma noi?

    Ti amo, infanzia. Amo te che non sei madre (scusa, madre mia, ti preferisco una donna) né sorella. Né figlia o figlio. Ti amo – e che m’importano là dove ti amo le discendenze dei nostri padri e i loro desideri di sembianze d’uomo. E le loro istituzioni genealogiche – né marito né moglie. Nessuna famiglia. Nessun personaggio, ruolo, funzione – le loro leggi riproduttive. Ti amo: il tuo corpo là qui ora. Io/tu ti/mi tocchi, può bastare perché ci sentiamo vivere.”

    Luce Irigaray

  9. bea says:

    e un ritorno in grande stile direi!!!
    ti rebloggo e lo regalo per il compleanno ad una personica….

  10. thx1138 says:

    bello
    grazie 1K

  11. akarho says:

    Ben fatto!!!! =)

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