la lettera di Patri (da King Kong Bloggers al Des-montaje4f)

come ho detto sabato scorso all’affettuoso e caldissimo pubblico del FemBlogCamp, vi sto per far entrare in un posto bruttissimo. concretamente a Wad Ras, prigione femminile della cittá di Barcellona.

vi parlo ancora di Patri – perché sono piú di sei mesi che se n’é andata, perché mi manca, perché ci sono delle novitá importanti sul caso 4F
in questi giorni comincia una mobilitazione che vorremmo fosse di respiro almeno nazionale.
nelle scorse settimane é arrivata alla stampa la notizia di una condanna per torture e lesioni gravi inflitta ai due appartenenti alla Guardia Urbana (poliziotti municipali) sulle cui testimonianze si era basata la condanna a Patri, Alfredo, Rodrigo, Alex e Juan.
i fatti: pur essendo fuori servizio questi due tutori dell’ordine hanno trascinato in commissariato un ragazzo col quale avevano avuto un diverbio in discoteca. i due ottusi, convinti di essere ancora una volta dalla parte dell’impunitá del potere, hanno visto solo un negro e l’hanno trattato com’é – non abituale, speriamo – purtroppo possibile essere trattate nei luoghi dove nessuno controlla il controllore.
dopo averlo torturato (si parla anche di bruciature di sigaretta) hanno falsificato prove e documenti, ma alla fine gli ha detto male: il negro era figlio di un diplomatico (quindi, probabilmente, presuntamente piú innocente di una precaria, un frocio e tre sudamericani – perché ricco, of course – e per la stessa ragione anche ben difeso in Tribunale…)

superando lo schifo, la domanda che poniamo all’opinione pubblica (e al Tribunale Costituzionale, l’ultimo grado del processo, l’unico che rimane) che credibilitá hanno questi tutori dell’ordine?
la giudice che istruiva il caso 4F ignoró le denunce di tortura fatte dagli accusati e sostenute anche da Amnesty International.

giustizia non é stata fatta: Rodrigo si é fatto 4 anni di prigione (quando é entrato ne aveva 21) e nessuno potrá mai restituirglieli, cosí come agli altri e a Patri, che aveva perso la speranza e che niente potrá ridarcela indietro, lo sappiamo bene… ma che almeno sia ristabilita la veritá.
che gli sia almeno restituita l’innocenza, che sia riconosciuto questo aberrante errore del Sistema.

(per diffondere il piú possibile questa storia é stato messo su un sito web con le informazioni sul caso e il prossimo sabato 12 novembre si terrá una manifestazione nel Forat de la Vergonya – luogo dove cominció tutto)

ecco, adesso possiamo tornare a Wad Ras…

volevo portare Patricia con me a Torino, volevo che prendesse la parola nel reading King Kong Bloggers. volevo farvela conoscere, se ancora non la conoscevate.
per parlare di Patri avrei potuto leggere qualcuna delle sue poesie (che trovate nel suo blog e che potete ascoltare in questo omaggio di Radio Contrabanda).
le poesie di Patricia sono oscure ed hanno quella densitá estrema che aveva lei – raccontano il suo tormento attraverso metafore rarefatte o asfissianti, angosciose, che stringono il cuore in una morsa.
io volevo che chi mi ascoltava conoscesse la Patri della prosa, quella dei giorni orrendi dietro le sbarre, quella che avevo visto dietro al vetro della sala colloqui come in un cazzo di film, quella delle lettere in cui raccontava l’universo della galera, cosí lontano e cosí assurdamente vicino…
quella che non perdeva il sorriso e lo faceva anche per non farci preoccupare.

questa era Patricia, amatela per un momento, come continuo ad amarla io –
e inorridite davanti alla mostruositá del carcere, che non va bene per chi é innocente ma nemmeno per chi é colpevole.

(la prima) Lettera da Wad Ras

Ciao famiglia!
Oggi mi é arrivata la vostra lettera da Castellón (dove si svolgevano le giornate di disobbedienza sessuale ndt), ancora non mi é chiaro quando distribuiscono la posta (sicuro il martedí) perché l’impanatura – sebbene in questo Ramadan forzato – é con me e temo non mi abbandonerá mai.
Me l’hanno data a colazione, alle 8.30 del mattino, che non sono persona, e morivo dal ridere e dalla paura quando la funzionaria l’ha aperta tirando fuori tutti i fogli scritti… Qui é difficile concentrarsi e ancora di piú trovare un momento di isolamento e intimitá e ho dovuto aspettare “la notte” sdraiata nel letto per poterla leggere e rispondere.
Molte grazie a tuttx, é piena di affetto lisergico, abbracci e sorrisi strabici e leggendola quasi posso vedervi tutte spogliate, spenzolanti e felicemente locotroniche… come ci piace stare, yuppiiii!!!
Ragazzx, il carcere é terribilmente noioso e strano, poco ho da imparare dal piano di reinserimento e rieducazione istituzionale, mi sento come una fottuta superdotata, a parte che un animale raro tra tante delinquenti dal pensiero quadricolare e normativo, tutte le cose spaventose alle quali siamo estranee nella nostra vita quotidiana si magnificano qui, vedasi l’invidia, la gelosia, la casalinghitudine e la voglia stupida di aizzare casini senza senso, suppongo che per pura e semplice noia, per non parlare della standardizzazione della feminilitá, questa che ci passiamo per il culo e cerchiamo di dinamitare con parrucche e barbe selvagge… beh, non m’hanno detto la prima volta che facevo l’ora d’aria se ero un ragazzo o una ragazza? Bisogna essere proprio asine, che questo é un carcere femminile…
Qui le etero (quasi tutte) sono questo prototipo di cui parla Itzi nel suo Devenir, e ci sono molte storie di violenza domestica, sebbene ci siano anche donne dietro le sbarre, private della loro libertá per pugnalare lo stronzo che le maltrattava.
A questo punto giá saprete che lo stesso giorno del mio arrivo mi ha adottato una ragazza che sta qui da tre mesi e m’ha prso con se nella sua cella/stanza, con lei e altre sei… che mi sembra la nostra casa di Lepanto! É una cella molto tranquilla dove non ci sono casini né furti (se stiamo attente e abbiamo fortuna) e dove ho condiviso momenti e storie meravigliose con una rapinatrice di banche e falsificatrice di denaro… e olé.
C’é anche un po’ di can can, la mia compagna di cella, che é una bonazza, passa le giornate a battermi i pezzi (corteggiarmi ndt), lei e il gruppetto di lesbiche puttanone che galleggiano da queste parti, peró lascio perdere (per me é che ci gonfiano di bromuro e altre delizie, perché noto il corpo strano, mi si sono gonfiate le gengive, mi sono venuti piú capelli bianchi, ho incubi e alle 11 della notte sono fritta, come un bebé), é che gli parte la brocca con il metadone, le carenze affettive, la rota, le relazioni stabili e le storie da quindicenni… nemmeno dio sa che significa la parola queer.
Mi intrattengo come posso, sto imparando il rumeno, do’ lezioni di spagnolo a una tedesca che parla solo inglese, leggo molto, prendo il sole se esce e mi sono messa pure a fare sport… e cazzo, come sto arrugginita! Sebbene da queste parti in poche sanno cosa fare con una palla (peró quelle che lo sanno, olé) perché nel loro mondo felice non é qualcosa di femminile come dipingersi le unghie o fare macramé.
Il cibo é spaventoso, dagli con maiale e lattuga, cosí ho deciso di farmi musulmana, sebbene debba mettermi in cortile pregando alla mecca perché almeno mi diano pollo o tacchino, che l’altro giorno ho pensato di chieder cos’era che stavamo mangiando e quando m’hanno detto che erano guance (o una cosa cosí) e felicemente ho scoperto che erano guance di porco e quasi mi infarto nella tavola del refettorio…
La cosa piú dura sono i colloqui con i differenti membri del consiglio di trattamento, mi fa male ascoltare che se non riconosco il mio delitto non ho volontá di reinserimento, né pentimento, oggi m’ha detto lo psicologo che questo é proprio di una psicopatica. E che volete che vi dica… non sono capace di farmi questo, e accetto tutto quello che mi tocca peró non ammetto riconoscere qualcosa che non ho fatto e continuo difendendo la mia innocenza fino alla fine.
Domani mi valutano, per lo meno ho la sensazione che per quanto gli risulti difficile credermi con una sentenza pronunciata davanti ho seminato il dubbio e chissá come esseri umani saranno capaci di ammettere che il sistema per il quale lavorano commette errori gravi e ingiusti… Quello che non so é se potranno ammetterlo come istituzione.
Per il resto non ho perso la mia impressionante capacitá di astrazione e per questo non ho perso il sorriso ne’ il buonumore, perturbato solamente per l’incredibile blocco intestinale di cui soffro, vediamo, 1 bagno per 8 nella cella e 5 bagni nel bagno comune per le cento e passa che siamo, é uno stress da morirci… e si sono pure rotte le docce e sono 10 giorni che andiamo avanti con la metá rotte, ce ne sono 8 in totale.
Abbiamo mezzora per mangiare che si trasforma in 10 minuti con l’intoppo della consegna delle posate tavola per tavola, in fila una a una e ovviamente dopo devi restituirle seguendo lo stesso procedimento, qui ci sono pazze capaci di tirarsi via un occhio o cavarlo a qualcuna con una forchetta… (a volte ci sono risse di notte, si sentono botte da parete a parete… o perquise in cerca di droga, mobili strisciando per il suolo, colpi, rumori strani)… per motivi di soldi, suscettibilitá per una faccia storta, risposte aggressive o impicci di droga (litigano pure per il gelocatil (paracetamolo, ndt) che saggiamente schiacciato si introducono su per il naso), peró come vi dico lo schivo tutto, rispetto le norme flessibile per non avere problemi e faccio quello che mi dicono senza protestare, are are…
Qui il tempo e lo spazio si distorcono, i giorni passano e non so mai bene che giorno é e nemmeno che ora. Visto che ci svegliano alle 7.15 e ci mettono a dormire alle 9.30 il mio cervello e il mio corpo sono totalmente confusi e fuori luogo, mi sembra di stare bene e tranquilla peró come vi dico il cervello va per conto suo e noto il corpo strano.
Oggi 10 novembre, dopo tre giorni di conversazioni stressanti e difficili con il Consiglio di trattamento, psicologo e altro personale… e dopo essermi presa due spaventi mortali stamattina quando tanto il Giurista come l’assistente mi hanno chiesto che relazione ho con i Paesi Baschi? c’é da impazzire bimbe, non m’hanno accusato di terrorismo per un pelo… e tutto perché nel(la richiesta di) Indulto c’é una lettera di raccomandazioni delle Medeak!!! beh, non m’ha detto l’altro giorno una interna se ero dell’ETA!!! che sbrocco assurdo… o esco presto da qui o mi accuseranno anche di attentare contro il Papa!!! che croce julitas!!!
Beh, questo, che oggi alla fine dovevano valutarmi e hanno deciso darmi la semilibertá per maggioranza, non all’unanimitá – metterei la mano sul fuoco che il voto contro é del Giurista, che ha avuto il coraggio di dirmi in cortile “Ti perdoniamo per essere di Madrid”… e credo che con questo giá ha detto tutto. Adesso c’é da aspettare che anche il Fiscale la approvi e se é cosí in un paio di settimane dovró solo venire a dormire qui, che allegria cazzo! Non vedo l’ora di lasciarmi alle spalle queste mura e le loro sbarre… anche se quello che m’aspetta non é molto incoraggiante, 2 anni di vita venendo a dormire qui, alle otto di sera dalla domenica al giovedí… peró bene, questo lo penseró quando succeda, che l’unico che voglio adesso é tornare a darvi un abbraccio e un sacco di bacetti zozzi.
Alla fine mi sono resa conto che il voto negativo fu dello psicologo, che secondo quanto m’ha detto stamattina trova oscure lacune nella mia vita… vabbé!
Almeno ho cominciato la giornata again con un sorriso enorme, grande come la Giralda (torre di Siviglia ndt), grazie alle cartoline meravigliose che continuano ad arrivare.
Grazie a tuttx per avermi scritto, per venire a vedermi e per stare sempre lí, orbitandomi intorno.
Ci vediamo presto…

Un milione di abbracci, baci e sorrisi.
Patri.

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3 Responses to la lettera di Patri (da King Kong Bloggers al Des-montaje4f)

  1. Pingback: #desmontaje4f: verità per patricia heras | MilanoX

  2. donasonica says:

    grazie per avere condiviso questa storia, malapecora. anche se nn c’ero, sono certa che hai saputo portare la tua Patri dentro il king kong reading.

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