Corpi non conformi, pratiche rivoluzionarie (ladyfest #02 – pornografia femminista e postpornografia)l

(questo post doveva uscire prima della Ladyfest, ma come al solito meglio tardi che mai)

Può esistere una pornografia femminista?
Era la domanda che ci facevamo nel maggio del 2009, quando durante la prima Ladyfest Roma cominciammo a riflettere insieme sulle rappresentazioni e gli immaginari legati all’identitá di genere e alla sessualitá. Io facevo ricerca giá da alcuni anni e morivo dalla voglia di riportare a casa e condividere le scoperte che m’avevano reso capace di mettere in atto la mia potenza e di ritrovare la gioia dell’attivismo.

Il laboratorio che maldestramente condussi fu sconvolgente: la curiositá e gioia di sperimentare ci travolsero, lasciando un’ereditá composita fatta di nuove voglie e consapevolezze ma anche di dubbi e traumi.
Alla voglia di liberazione personale (praticata con il piacere di una scoperta) si sovrapponeva l’incubo delle costrizioni sociali (siamo attiviste, siamo militanti e abbiamo imparato come rivendicare i nostri diritti e a volte anche quelli altrui, ma quando si parla di liberazione sessuale abbiamo tutte dei genitori, dei principali o delle fidanzate con cui a volte non tornano i conti…)
Il coraggio e la convinzione di fare qualcosa di piacevolissimo e radicalmente rivoluzionario partendo dal se’ piú intimo e profondo si scontró con l’italica realtá bigotta, sussunta o subita. Lo spettro del senso di colpa ci travolse.

Io ci rimasi malissimo. Mi sentii incompresa, fallita, pure un po’ usata.
É che sono egocentrica, quindi fatico a uscire dal trip di me stessa per capire le altre, a volte.
É che (strano ma vero) sono umile, quindi spesso mi capita di pensare Cazzo, ma se ce l’ho fatta io che sono una pippa paurosa pappamolla come puó essere che delle tipe cosí fighe e combattive non abbiano il coraggio di visibilizzarsi come renitenti all’ordine sessuale patriarcale (eterosessuale, binario, nascosto nel privato e drogato di romanticismo)?
Perché quello che avevamo fatto nei due giorni di laboratorio era esattamente questo: ribaltare un sacco di condizioni giá date inerenti al nostro essere donne e sperimentarne di nuove.
Qualcosa di scandalosamente innocente e intimamente rivoluzionario.

Parlando di pornografia e femminismo pensavo di dover ritornare alla Storia (le diatribe americane degli anni ’70 tra il femminismo abolizionista, che definiva la pornografia genocidio culturale delle donne, e il femminismo pro-sex, che sosteneva la necessitá di una riappropriazione femminista dei codici del linguaggio pornografico) e magari la faccio anche, un’appendice.
Ma visto che sono femminista, parto da me e dal mio vissuto. In concreto, in quello che 2 anni fa ho condiviso con una masnada di ladies che in gran parte ho ritrovato quest’anno, piú consapevoli, piú motivate e anche piú allegre nel riconoscere un ruolo di primo piano alle politiche del corpo nel percorso di liberazione che ci vede tutte e tutti coinvolti.

Dopo tanto schifo, dopo l’obbligatorietá del definirsi al negativo (ció che non siamo, ció che non vogliamo) é giunto il momento di assumerci la responsabilitá di quello che siamo e quello che vogliamo, ridisegnando immaginari e ridefinendo pratiche e vincoli.

La postpornografia é soltanto uno tra gli strumenti che possiamo utilizzare.
Io piú che come forma artistica la sento potente nel discorso e nelle pratiche – sará che a quel primo laboratorio ne sono seguiti tanti altri che m’hanno dato la possibilitá di conoscere un sacco di gente meravigliosa, per la quale, sono sicura, l’esperienza fatta insieme ha marcato un prima e un dopo, nella vita.


(le foto sono di Manu Aldabe)

APPENDIC(it)E su femminismo e pornografia (un po’ di storia non fa male)
-> scritto qualche tempo fa all’ombra di Beatriz Preciado sempre sia lodato; non metto link, fate vobis che la Rete é piena di informazioni 😉

Durante piú di un secolo di storia il discorso politico femminista si é evoluto e trasformato grazie agli apporti proficui provenienti da altre minoranze ma anche grazie a scontri abbastanza duri all’interno dello stesso movimento delle donne. Dalla metá degli anni ‘70 una delle diatribe piú famose e decisive si accese negli Stati Uniti: mentre la pornografia diventava cultura di massa (con il successo planetario del film Gola Profonda) due gruppi di donne, entrambi identificandosi con il movimento femminista, si occuparono dell’argomento da posizioni contrapposte.
Da una parte le Women against pornography, con l’attivista Andrea Dworkin e l’avvocata Catherine McKinnon, si lanciarono in una crociata censoria contro la pornografia, che ritenevano promozione della violenza di genere e a cui attribuivano forti responsabilitá rispetto alla condizione di sottomissione sessuale e politica delle donne. Allo stesso modo osteggiavano la prostituzione, della quale auspicavano l’abolizione.
L’altro gruppo, che successivamente si riconobbe in un fronte piú ampio definito PRO-SEX da Ellen Willis, si opponeva alla censura e proponeva una nuova politica della sessualitá centrata sulla riappropriazione femminile del piacere e della sua rappresentazione. Non c’era dubbio nemmeno per le femministe PRO-SEX che la pornografia commerciale fosse un dispositivo autoritario, sottomesso alle regole di un mercato pensato solo al maschile e quindi centrato sui (presunti) desideri del maschio bianco occidentale; l’errore era peró considerare le rappresentazioni pornografiche mainstream come le uniche possibili.
Le risposte piú efficaci al femminismo della censura arrivarono proprio da alcune donne attive in quei settori dell’entertainment che si cercava di colpevolizzare e criminalizzare. Le prostitute presero la parola: l’americana Scarlot Harlot fu la prima ad usare la definizione di sex working (lavoro sessuale) per definire in maniera non degradante le prestazioni erotiche e gli spettacoli sessualmente espliciti. In tutto il mondo cominciarono ad autorganizzarsi gruppi di appoggio e rivendicazione politica legati al lavoro sessuale: in Italia, nel 1982 nacque il Comitato per i diritti civili delle prostitute.
Nello stesso anno l’attrice porno Annie Sprinkle dirige se stessa in Deep inside Annie Sprinkle, un film porno sperimentale in cui finalmente la donna passa dall’essere oggetto a soggetto dell’azione: è l’inizio di una rivoluzione che troverá il suo proseguimento ideale nella sua performance piú famosa, The Public Cervix Announcement (1991). Per annunciarla ai media la Sprinkle utilizza l’espressione post-pornografia, coniata dall’artista Wink van Kempen: la performance consiste nell’esibizione del fondo del suo utero, che gli spettatori sono invitati a guardare attraverso uno speculum. Attraverso questa metafora paradossale (Volevate vedere la fica? Eccovela!) la Sprinkle svela i meccanismi performativi e visuali attraverso i quali funziona il dispositivo pornografico, aprendo uno spazio critico di comprensione del genere e predisponendone il rovesciamento. Attraverso la sua decostruzione si possono ridefinire i ruoli e combattere gli stereotipi patriarcali, e lo dimostreranno durante gli anni ‘90 le opere di Virginie Despentes e Coralie Trinh-Thi, Bruce LaBruce, Del Lagrace Volcano, Shu Lea Chang.
Grazie alla democratizzazione dell’accesso alla tecnologia di produzione e distribuzione, gli ultimi anni hanno visto un sempre maggiore protagonismo di opere indipendenti di pornografia non convenzionale, a volte casalinga. Le minoranze sessuali hanno conquistato il centro della scena e scuotono dalle fondamenta l’immaginario maschilista che per anni ha caratterizzato la pornografia commerciale, settore del mercato in forte crisi.
Una cittá che ha visto fiorire un numero notevole di gruppi ed eventi di riflessione e azione post-pornografica è Barcellona. Una linea di investigazione aperta nel 2003 dalla Maratona PostPorno, iniziativa organizzata dal filosofo Beatriz Preciado nel Museo di Arte Contemporanea della cittá catalana. La rottura dei codici estetici dominanti e degli stereotipi di genere attraverso la provocazione esplicita ed estrema sono le linee portanti della ricerca visuale e performativa di gruppi come Post Op, Go Fist Foundation, del festival Transmaricabollo, della Muestra Marrana organizzata tra le altre dalla poeta performer Diana Pornoterrorista.

(e sempre a proposito di teorie e pratiche, raccomando questo testo di K delle VideoArmsIdeas sullo squirting, uno dei misteri affrontati nel corso della Ladyfest 2011, della quale conto di parlarvi presto)

2 thoughts on “Corpi non conformi, pratiche rivoluzionarie (ladyfest #02 – pornografia femminista e postpornografia)l”

  1. bellissimo pezzo e bellissima tu, adoro la tua precisione nello scrivere e la tua grazia nel raccontare di queste cose così preziose e delicate, checché se ne dica. utilissimo poi l’escursus storico in appendice, molte informazioni non le conoscevo e per il resto: repetita iuvant! tanti porno bacetti : )
    carolina

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