Trentanni Forti

ho perso la deadline per consegnare il mio raccontino sul Forte Prenestino, che in occasione del trentennale pubblicherá anche un libro collettivo che raccoglie le memorie di chi lo ha attraversato.
non riuscivo a scrivere qualcosa che mi sembrasse completo, volevo dire tutto e non riuscivo a dire niente così oggi mi sono detta Devo dirne almeno un po’
poi non lo so se finisce nel libro, ma intanto chi vuole lo puó leggere e io faccio pace con me stessa pubblicando una cosa che poteva essere meglio ma intanto questa è…
d’altronde
il perfetto è nemico del possibile
(noi ragazzi dei Centri Sociali lo sappiamo bene)

 

 

per raccontare il Forte devo mettere ordine in piú di vent’anni di ricordi e solo a pensarci mi prende una dolce vertigine.

per me il Forte è stato un posto pieno di prime volte, una porta spalancata sul mondo che volevo, un’esperimento di vita, qualcosa che travalica qualsiasi tipo di scrittura che posso immaginare. peró ci provo lo stesso, perchè se Ho cancellato impossibile dal mio vocabolario lo devo anche a quel pezzo (grosso) della mia vita che si è sviluppato lá dentro.

la prima volta che sono entrata al Forte era un Halloween del ’92.

quattro scalmanate, due motorini: arrivammo dopo esserci perse varie volte sulla Prenestina. non avevamo nemmeno 18 anni, ci eravamo messe della farina in faccia e il rossetto rosso sangue anche se mica ci convinceva tanto sta roba della festa yankee (allora era ancora una provocazione abbastanza originale celebrarla, non come ora) ma eravamo troppo curiose di vedere il Forte, e quella era l’occasione giusta.

ballammo in Torretta, girammo per i tunnel. mi innamorai perdutamente di tutto, ma soprattutto di quelle mura umide che ci avevano accolte. un avamposto di guerra trasformato in un luogo di festa e di libertá… eravamo cosí felici che fummo capaci di perderci anche al ritorno.

poi mi ricordo il mio primo Primo maggio, anno ’96. nel parco esterno non c’erano ancora le scale e io indossavo delle irragionevoli scarpe col tacco. non so nemmeno io come riuscii a non rompermi una gamba.

in mezzo a quel delirio bello di suoni e odori e colori, m’innamorai un’altra volta. a prima vista, perdutamente e molto stupidamente. lui era un amico del mio fidanzato e anche questa volta persi la strada di casa. era un messaggio chiaro che peró a quell’epoca non riuscii a interpretare.

1998: la prima volta del Forte “al pomeriggio”, che mi rubó definitivamente il cuore e spostó tutti gli organi interni.

ero una compagna militante di un’altra area e dalle mie parti di *quelli del Forte* si parlava con un po’ di scherno. erano i saltimbanchi, quelli che in piazza portavano la techno e venivano coi trampoli. io peró uno del Forte una sera l’avevo rimorchiato e poi la sera era diventata mattina e visto che al pomeriggio ancora non schiodavo mi aveva detto: Devo passare al Forte, ti va di venire? eccome se mi andava…

e quando arrivammo mi sembró di entrare nella tana del Bianconiglio. gente che fotografava, altri costruivano cose, chi semplicemente chiacchierava, e poi la musica, quella musica che ti entrava nella pancia… era estate e c’era un sole che tingeva tutto di giallo e anche la mia felicità era gialla. mi ero innamorata un’altra volta. stavolta di tutti.

fu cosí che decisi di tornarci e di restarci, al Forte. nella mia militanza volevo quell’amore e quella felicitá. e un po’ li trovai.

 

quando parliamo del Forte è come se facessimo riferimento a una gigantesca entitá collettiva, un corpo con moltissimi organi, un sovrapporsi piú o meno armonico di storie, desideri, impulsi, dolori, sogni. il Forte, fantastica sostanza agglutinante che tiene insieme, il Forte non solo luogo ma direzione, prospettiva.

negli anni in cui lo attraversai il Forte era un posto pieno di futuro.

se ci ripenso mi commuovo e sento dentro ancora quella potenza di essere una tra tante e parte di un tutto inarrestabile e invincibile. allora per decostruire tanta retorica mi aggrappo a certe immagini che un po’ mi fanno ridere.

il Forte quando facevo il turno in sottoscrizione a controllare l’abnorme fila che aspettava di entrare e tirava sul prezzo. Serena, cappuccio in testa e sorrisone, mi dice: Devi urlare Scudo alla mano! perchè cosí la fila scorre [lo scudo a Roma sono 5 euro] e io che ci provo e urlo Scu… ma poi non ce la faccio perchè mi vergogno e rido come una scema. dentro c’è la festa o il concerto o solcazzo e noi stiamo fuori a fare il turno e mi dico Oh ma che cazzo rido e invece rido perchè noi siamo pure un po’ dentro ma siamo soprattutto fuori.

il Forte alla fine delle feste, quando smontiamo la consolle con cui facevamo live video e Agnese si accolla sempre di rimettere a posto il computer della sparaconcetti che aveva un monitor enorme e pesante e lei sembrava cosí piccola ed eravamo tutte cosí stanche che pensavo Ma come cazzo fa? e poi l’ho capito ed era pure facile da capire, a stare insieme diventavamo un po’ piú grandi e soprattutto piú forti.

al Forte ho imparato quasi tutte le cose che mi hanno fatto crescere e diventare quella che sono. dentro al Forte e con il Forte ho fatto le mie prime performance, ho messo le mani su tecnologie che non conoscevo e che sono diventate le mie armi. sempre Serena [non è per personalizzare, ma il Forte era ed è fatto di persone e da femminista ho un grande rispetto per le genealogie e gratitudine per chi con me ha condiviso saperi] in un giorno lontano del secolo scorso mi insegna ad usare ctrl c+ ctrl v.

usavo il computer come se fosse una macchina da scrivere e forse adesso questa cosa puó risultare incomprensibile nella sua grandezza, ma capire che potevo copiare e spostare altrove una parte di testo per me fu una specie di rivoluzione copernicana.

il Forte cuore della Rivoluzione, non solo della MIA rivoluzione, il Forte che per primo tra tutte le strutture politiche autogestite della Capitale si dota di un’interfaccia di dialogo coi media mainstream, un ufficio stampa che rende richieste e proteste piú comprensibili pure a chi non ci vuole comunque ascoltare. il Forte comunica e inventa media che sono veramente nostri, infetta l’idea della televisione, sconvolge la vecchia guardia perchè la festa è politica e se non possiamo ballare non potrá mai essere la nostra Rivoluzione.

al Forte un pomeriggio mi spoglio nuda perchè Proviamo a vedere come funzionano le proiezioni sui nostri corpi e a un certo punto arriva il mio fidanzato che si incazza ed esce dal tunnel prendendo a calci un tavolo e un altro compagno gli fa Ao ma mica stai a casa tua! e sbagliava, perchè il Forte era proprio casa nostra e dentro c’erano pure tutte le magagne e le contraddizioni.

Al Forte per la Ladyfest del 2009 faccio il mio primo laboratorio di postporno e mi prendo le questioni coi maschi perchè Noi non siamo separatisti (eh…) e poi mi prendo le questioni con le partecipanti, perchè era stato tutto troppo potente e io ancora non lo sapevo gestire e allora capisco che d’ora in poi le questioni dovró prendermele da sola, scudo alla mano, perchè ormai non sono piú del Forte

e mi manca un po’ quel senso di sfida collettiva quotidiana ma tutto quello che ho imparato e tutto l’amore che lí dentro ho preso e ho dato ancora mi accompagna

e mi fará essere Forte

per sempre.

sorelle nel tunnel (Crack 2012)

sorelle nel tunnel (Crack 2012)

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One Response to Trentanni Forti

  1. Frenesi says:

    Ciao Slavina,
    nonostante la deadline bucata sei dentro! Il tuo contributo sarà pubblicato nel libro prodotto dal CSOA Forte Prenestino per il trentennale dell’occupazione. Il libro sarà presentato durante la festa del Non Lavoro, il 1° Maggio 2016. Ci vediamo il primo maggio!

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