cultura dello stupro – guida per il gentiluomo

quando abbiamo pensato di tradurre questo articolo – impresa portata a termine grazie all’indispensabile e sollecita collaborazione di Giulia Ranzini (caprette.org) e Daniela Finizio (nomerosso.blogspot.com) ancora non l’aveva fatto nessuna, ma tra il dire e il fare c’è stata di mezzo piú di una settimana e cosí non siamo le prime a pubblicarlo (in compenso la traduzione è integrale)

non è il testo perfetto – e probabilmente non rappresenta quella che è per noi la mascolinitá ideale – ma contiene parecchi stimoli interessanti e spunti di dibattito…
per questa ragione ha senso cercare di farlo girare il piú possibile e possibilmente farlo diventare argomento di conversazione

[la cultura dello stupro avvelena anche te – te ne sei accorto?]

nb: i link sono a siti americani e descrivono quel contesto (che con le dovute distinzioni è molto simile al nostro)

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Se sei un uomo, allora sei parte della cultura dello stupro. Sì lo so…suona male.
Questo naturalmente non vuol dire che sei uno stupratore. Ma che porti avanti le attitudini e i comportamenti cui comunemente ci si riferisce come cultura dello stupro.

Magari pensi “E basta, Zaron! Mica mi conosci! Figurati se ti lascio dire che sono una specie di fan dello stupro! Quello non sono sicuramente io.”
Ecco, so perfettamente come ci si sente. Ed è stata più o meno esattamente la mia risposta quando qualcuno mi ha detto che ero parte della cultura dello stupro. Suona davvero male. Eppure, immagina solo che cosa voglia dire muoversi per il mondo pensando che in qualsiasi momento potresti essere oggetto di violenza. Mi pare un po’ peggio! Insomma la cultura dello stupro è uno schifo per tutti. Ti invito però a non fissarti sulla terminologia. Non concentrarti sulle parole che ti offendono e non ignorare il problema che sta alla loro base – le parole “cultura dello stupro” non sono il problema. La realtà che descrivono è il problema.

Gli uomini sono i principali agenti e sostenitori della cultura dello stupro.
Certo, lo stupro non è solo commesso dagli uomini. Le donne non sono le uniche vittime — uomini usano violenza su uomini, donne usano violenza su uomini — ma la ragione per cui lo stupro è un problema degli uomini, IL nostro problema, è che gli uomini commettono il 99% delle violenze denunciate.

Quindi com’è che TU partecipi alla cultura dello stupro? Beh, odio dovertelo dire, ma è semplicemente perché sei un uomo.

Quando attraverso un parcheggio di notte e vedo una donna davanti a me, mi pongo il problema di far notare la mia presenza in un modo appropriato, in modo che a) lei non si spaventi b) abbia il tempo di calmarsi e sentirsi a proprio agio e c) se è possibile, io possa avvicinarla nel modo più innocuo possibile, così che possa percepire che non rappresento per lei una minaccia. Faccio questo perché sono un uomo.

Per farla breve, io cerco di rivolgermi a ogni donna che incontro per la strada, o in un ascensore, o sulla scala mobile, o ovunque, in un modo che la faccia sentire al sicuro. Mi piacerebbe che si sentisse esattamente come se io non esistessi. Ho preso coscienza del fatto che qualsiasi donna io incontri in un luogo pubblico non mi conosce, e quindi tutto ciò che vede è un uomo – un tipo, maschio, che si avvicina a lei d’improvviso. Devo tenere presente il suo senso dello spazio personale, e ricordarmi che la mia presenza potrebbe farla sentire vulnerabile. Questo è un fattore fondamentale – la vulnerabilità.

Non so te, ma a me non capita proprio spesso di sentirmi vulnerabile. Mentre invece questo è il modo in cui le donne passano la gran parte delle loro vite sociali: con un onnipresente, inevitabile senso di vulnerabilità. Fermati e pensaci un minuto. Immagina di sentirti sempre come se fossi a rischio di qualcosa, immaginati in una vita con la pelle di vetro.

Come uomini moderni sembra che il rischio dobbiamo cercarcelo. Ci scegliamo avventure e sport estremi che ci mettono artificialmente in pericolo. La nostra vulnerabilità non è altro che un gioco. In questa differenza sta il modo di vedere il mondo di uomini e donne.  (Questo ovviamente detto tenendo conto che esiste una attivissima comunità di atlete che fanno sport estremi. Solo che non avrebbero necessariamente bisogno di questi, per sentirsi in pericolo!)

Ora, io sono alto poco meno di uno e novanta. Mi alleno regolarmente e direi che sono in una forma decente, il che significa che quando sono fuori da solo la sera, difficilmente temo per la mia sicurezza. Molti uomini capiscono esattamente cosa intendo. La gran parte delle donne però non ha idea di cosa questo significhi — andare ovunque nel mondo, in qualsiasi momento del giorno o della notte, e avere la ragionevole certezza di non avere problemi. Nella gran parte dei casi, infatti, le donne sperimentano esattamente l’esperienza opposta.

cause di stupro

Una donna deve considerare dove sta andando, che ore sono, a che ora arriverà alla sua destinazione e a che ora se ne andrà, che giorno della settimana è, se in un momento dato si troverà da sola…le considerazioni vanno avanti all’infinito, perchè sono molte di più di quanto tu o io possiamo immaginare. Onestamente, non riesco nemmeno a concepire come si possa pensare tanto a come proteggersi in qualsiasi momento della propria vita. Apprezzo ancora di più la mia libertà di alzarmi e andarmene, giorno o notte, pioggia o sole, fuori città o al centro. Come uomini possiamo godere dell’immenso lusso del libero movimento, della libertà di scelta. Per capire la cultura dello stupro, ricordati che questa è una libertà di cui almeno metà della popolazione non gode.

Questa è la ragione per cui faccio uno sforzo e uso un linguaggio corporeo intelleggibile, che mi aiuti a minimizzare le paure e tutte le altre sensazioni che una donna può avere incontrandomi. Ti consiglio di fare altrettanto. È davvero il minimo che un uomo possa fare in pubblico per far sì che le donne si sentano più a loro agio nel mondo che condividiamo. È una forma di rispetto nei loro confronti e nei confronti del loro spazio.

Potresti pensare che sia ingiusto che noi dobbiamo pagare per il comportamento sbagliato di altri uomini. E sai cosa? Hai ragione. È ingiusto. Ma è colpa delle donne? O è colpa degli uomini che agiscono in maniera infame e ci fanno sembrare tutti degli aguzzini? Se quest’ingiustizia ti rode, prenditela con quelli a causa dei quali tu e delle tue intenzioni potete risultare sospetti.

Perchè quando valuta un uomo che non conosce, indipendentemente da quello che uno sia effettivamente capace di fare, una donna deve supporre che sia in grado di fare ogni cosa. Sfortunatamente questo significa che siamo tutti giudicabili a partire del nostro peggior esempio. Se pensi che questo tipo di stereotipi siano una merda pensa un attimo…come reagiresti a un serpente che ti viene in contro in un prato?

…come se ti trovassi di fronte a un serpente, vero? Beh, questo non è agire per stereotipi, bensì affrontare un animale per quello che è in grado di fare, e i danni che può provocare. Diciamo, le semplici regole della giungla. Dal momento che sei un uomo, le donne devono trattarti come tale.

Questa paura degli uomini, che è a un tempo comprensibile e ragionevole, è anche una tua responsabilità. Non l’hai creata tu. Ma non hai nemmeno costruito le autostrade. Ereditiamo tutti un mucchio di cose dalla società: alcune sono una figata, e altre sono la cultura dello stupro.

Dal momento che nessuna donna può perfettamente valutare te, o le tue intenzioni, a prima vista, presume che tu sia come tutti gli altri uomini. Il 73% delle donne vittime di violenza conosce il proprio stupratore. Ora, se lei non può fidarsi o cogliere del tutto le intenzioni degli uomini che conosce, come puoi pensare che riesca a comprendere te, che sei un perfetto sconosciuto? La prevenzione delle violenze non sta solo nell’insegnare alle donne come non farsi stuprare, sta nell’impedire agli uomini di stuprare.

La prevenzione delle violenze sta nel fatto che un uomo debba capire che dire “no” non significa “sì”, che quando una donna è troppo sbronza o fatta per rispondere non significa “sì”, che stare in una relazione non significa automaticamente “sì”. Più che concentrarci su come le donne possono evitare le violenze, o come la cultura dello stupro metta sotto processo uomini innocenti, forse dovremmo pensare: da uomini, come possiamo fare in modo che gli stupri non avvengano? Come eliminiamo le strutture mentali che minimizzano le violenze? E le attitudini che le tollerano?

Siccome ne fai parte, devi conoscere che cosa significa cultura dello stupro.

La cultura dello stupro è un ambiente nel quale lo stupro è un’evenienza comune, e nel quale la violenza sessuale verso le donne è normalizzata e giustificata nei media e nella cultura pop. La cultura dello stupro è portata avanti grazie all’uso di linguaggio misogino, all’oggettificazione dei corpi delle donne e alla glamourizzazione della violenza sessuale, il che crea una società che ignora i diritti e la sicurezza delle donne. 

Quando una donna mi ha detto per la prima volta che ero parte della cultura dello stupro, ero ovviamente in disaccordo. Come molti di voi, volevo dire “Aspetta, quello non sono io”. Invece ho ascoltato. Successivamente, ho contattato una scrittrice che rispetto, e le ho chiesto di scrivere un articolo con me, nel quale spiegasse a me, e ai lettori maschi, cosa intendeva per cultura dello stupro. Lei ha smesso di rispondere alle mie email.

All’inizio, l’ho trovato irritante. Poi, quando era chiaro che non avrebbe più risposto, mi sono davvero incazzato. Fortunatamente, ho imparato che non si dovrebbe rispondere subito quando si sta fumando di rabbia. I tuoni restano impressi, ma è la pioggia che fa crescere la vita. Quindi ho lasciato passare la tempesta, e ci ho pensato. Ho fatto due passi, cosa che mi porta sempre i pensieri migliori.

A un paio di isolati da casa mia, davanti a un autolavaggio, ho avuto un’illuminazione. Se la cultura dello stupro è così importante, devo capire da solo di cosa si tratta. Nessuna donna deve investire del tempo a spiegarmi una cosa che per lei è così automatica. Nessuna donna mi deve spiegazioni sulla cultura dello stupro solo perche io ne voglio sapere di più. Nessuna donna mi deve, a dire il vero, un cazzo. Mi sono reso conto di quanto profondo fosse il desiderio che una donna soddisfacesse un mio bisogno.  Persino la mia curiosità, un tratto di cui sono sempre stato fiero, era intrisa dello stesso tipo di presunzione maschio-centrica di cui si nutre la cultura dello stupro. Mi aspettavo di essere soddisfatto. Questa attitudine è il problema. Ho iniziato a leggere e proseguito finchè ho capito qualcosa della cultura dello stupro e quale fosse il mio ruolo al suo interno.

Questo è un elenco di esempi di cultura dello stupro:

  • Colpevolizzare la vittima (“Se l’è cercata!”)
  • Banalizzare la violenza sessuale (“L’uomo fa l’uomo!”)
  • Le battute sessualmente esplicte
  • La tolleranza verso le molestie sessuali
  • Gonfiare statistiche sulle false denunce di stupro
  • Discutere pubblicamente sul modo di vestire della vittima, il suo stato mentale, le sue ragioni e la sua storia
  • La violenza di genere gratuita nei film e in televisione
  • Definire la mascolinità come dominante e sessualmente intraprendente
  • Definire la femminilità come sottomessa e sessualmente passiva
  • Fare pressione sui maschi affinché “vadano a segno”
  • Fare pressione sulle donne affinché non appaiano fredde
  • Presumere che solo le donne promiscue vengano stuprate
  • Presumere che gli uomini non vengano stuprati,o che solo gli uomini “deboli” possano esserlo
  • Rifiutarsi di prendere sul serio accuse di stupro
  • Insegnare alle donne come evitare di venire stuprate, invece di insegnare agli uomini a non stuprare

Troverete facilmente che la cultura dello stupro gioca un ruolo centrale nelle dinamiche del nostro tempo. È al centro di tutte le nostre interazioni personali. È parte di tutte le nostre battaglie sociali, civili e ambientaliste. La cultura dello stupro non riguarda solo il sesso. È il prodotto dell’abitudine generalizzata alla supremazia maschile. La violenza sessuale è solo una delle manifestazioni di tale attitudine. Di nuovo, non fatevi spaventare dalla terminologia. Non aggrappatevi all’espressione “supremazia maschile”. La terminologia non è un problema. Il problema è che la cultura dello stupro colpisce tutte le persone coinvolte. Una nozione antiquata e patriarcale della società rende difficile per gli uomini di dichiararsi vittime di stupro tanto quanto spinge gli uomini a mostrarsi potenti e sessualmente intraprendenti. Gli uomini non dovrebbero sentirsi minacciati o attaccati quando una donna fa presente che esiste una cultura dello stupro – ci stanno solo parlando di un nemico comune. Dobbiamo ascoltare.

Ora che sai tutto questo, cosa puoi fare tu contro la cultura dello stupro?

  • Evita di usare un linguaggio che oggettivizzi o denigri le donne
  • Intervieni se senti qualcuno fare una battuta offensiva o che banalizzi lo stupro
  • Se un’amica ti dice di essere stata stuprata, prendila sul serio e supportala
  • Pensa criticamente ai messaggi dei media su donne, uomini, relazioni e violenza
  • Sii rispettoso dello spazio fisico altrui, anche in situazioni informali
  • Comunica sempre con le tue partner sessuali, non presumere il consenso
  • Definisci la tua propria mascolinità o femminilità. Non lasciare che siano gli stereotipi a guidare le tue azioni.

 

Cos’altro puoi fare contro la cultura dello stupro quando ne fai esperienza nella vita reale?

1. Gli uomini possono affrontare gli uomini

Non sto suggerendo la violenza. In effetti è proprio quello che stiamo tentando di evitare. Ma a volte un uomo deve affrontare un altro uomo, o gruppo di uomini, in alcune situazioni. Quando sono fuori e vedo un uomo dar fastidio a una donna, mi fermo per un attimo. Mi assicuro che la donna mi veda. Voglio che sappia che sono pienamente consapevole di cosa sta accadendo. Aspetto un attimo in modo che possa darmi segnale nel caso le serva aiuto. In alcuni casi, la coppia continuerà a litigare come se io fossi un albero. In altri casi la donna mi comunicherà chiaramente che avrebbe bisogno di un supporto e io affronto la situazione. Non ho mai dovuto diventare violento. Di solito, la presenza basta a far andare via il tizio o a lasciare che si spieghi, nel caso si conoscano. Cambia la dinamica. Ecco perché mi fermo sempre in questi casi. Qualsiasi sia la ragione. Mi assicuro che qualunque donna, che si trovi in una situazione potenzialmente violenta, una situazione che potrei non interpretare correttamente, sappia che ha l’opportunità di darmi un segnale se avesse bisogno di aiuto. Sono un fratello maggiore e ho una sorella piccola, questa reazione è praticamente istintiva.
Ma non mi comporto così solo con le donne. Ho fatto lo stesso per due uomini che stavano chiaramente avendo una discussione tra amanti. Ogni volta che vedete una situazione che potrebbe andare fuori controllo, e soprattutto se una persona sta gridando aiuto o è aggredita, dovete affrontare la situazione. Non dovete intromettervi per farli smettere. Ma interessatevi, siate coinvolti, provate a raccogliere le informazioni salienti, allertate le autorità, chiamate la polizia. Fate qualcosa.

2. Gli uomini possono correggere altri uomini

Se sentite un tizio dire qualche sciocchezza denigratoria in vostra presenza, anche se non c’è nessun appartenente a una specifica comunità che possa sentirsi offeso dall’affermazione, potete comunque dire qualcosa. Potete fare lo stesso se qualcuno usa un linguaggio misogino. Prendete parola. Dite al vostro amico o collega che battute di questo tono sono stronzate e che non avete intenzione di tollerarle.
Fidatevi, non perderete la vostra “patente di uomo”. Se avete più di diciannove anni e siete ancora preoccupati della vostra patente di uomo, non avete comunque capito cosa significa una mascolinità rispettabile. Non riguarda la servile approvazione degli altri – significa piuttosto essere “l’uomo adatto a te stesso” e fare la cosa giusta. Non immaginate quanti uomini vi rispetteranno per aver fatto ciò che loro avrebbero voluto fare, ma non hanno fatto. Io ne ho visti molti. Non sono una specie di sbirro della giustizia sociale, ma ho discusso e discuterei con gruppi di uomini. Più tardi, qualche tipo mi avvicinerà e mi dirà quanto mi rispetta per ciò che ho fatto. Io gli rispondo che prendere parola diventa più facile ogni volta che lo si fa. E vi giuro che è vero.
Non sto suggerendo di andare in giro facendo lo sbirro con chiunque. Non penso sia affar mio che tutti debbano vivano secondo i miei standard. Nessuno ha bisogno di voi che state lì a dirgli cosa pensate di ogni piccola cosa che dicono e se questa è conforme ai vostri parametri di consapevolezza sociale. Ma se un tizio dice qualche scemenza, e tu sai che lo è – sentiamo tutti quel genere di battute– puoi far sapere al tizio che la sua battuta sullo stupro non ha funzionato.

3. Uomini possono far chiudere il becco ad altri uomini

Immaginiamo che siete in un gruppo di uomini, e uno dei vostri amici inizia a fare il galletto con una ragazza – ditegli di andare a fanculo. Non sarete degli stronzi se parlate a favore di una ragazza. Almeno finché non provate a far colpo su di lei difendendola, non sarete il cavaliere in nessun caso. State semplicemente facendo la cosa giusta. Nessuna donna ha bisogno di un pagliaccio sessista che fischi e urli per la strada solo perchè non sa fare di meglio. La molestia di strada è tra le peggiori pubblicità possibili per la sessualità maschile. Quegli stronzi ci fanno sembrare dei fessi assoluti. Lo capite? Dobbiamo dare un taglio a questa merda.
Un passo importante è stato quando ho imparato a prendere parola di fronte a un gruppo di uomini. Dovete farlo anche voi. Innanzitutto perché volete avere rispetto di voi stessi. Altrimenti non sarete altro che l’ennesimo uomo patetico che permette a un tizio qualsiasi di maltrattare una donna in vostra presenza. Quando un uomo molesta con una donna, e tu non dici niente, lui sta trattando lei come un oggetto sessuale da due soldi che serve solo a soddisfarlo e trasforma te in uno stronzo che è disposto a permettere che questo accada in sua presenza, senza dire nulla.
Cosa penserebbe tuo nonno se ti vedesse in una situazione così? Sarebbe fiero di te? E tu sei fiero di te? Se l’orgoglio maschile serve a qualcosa, usalo per essere una persona migliore. Non essere lo stronzo silenzioso che segue la massa. Prendete parola se qualcuno molesta una donna in vostra presenza. Ditegli di chiudere il becco. Come uomini avete del potere. Usatelo.

4. Ci spetta definire standard per noi stessi, e quindi, per tutti gli uomini

Magari state pensando, “Zaron, amico, sii meno pesante, fratello! Urlare un complimento non è una cosa tanto terribile. Non credi che stiamo facendo una montagna da una tana di talpa? Ad alcune donne piace” Forse avete ragione. Forse ad alcune donne piace. Ma questo non importa. A me piace andare a mille con la macchina. A mio cugino piacerebbe farsi le canne in pubblico. Nessuno dei due può fare ciò che desidera. Sono cose che capitano se vivi in una società. Se trovate una donna a cui piacciono il fischio o la molestia di strada allora accomodatevi, solo fatelo all’interno della vostra dinamica. Quando siete in pubblico rispettate lo spazio fisico e mentale degli altri.

Non limitarti ad essere un maschio. Sii un essere umano.
Quando capitano occasioni come #YesAllWomen e donne di tutto il mondo condividono le loro esperienze, i traumi, le storie e i propri punti di vista, non serve che noi uomini entriamo nella conversazione a dire la nostra. In quei momenti, dobbiamo solo ascoltare, e riflettere, e permettere alle loro parole di cambiare la nostra prospettiva. Il nostro compito è chiederci come possiamo fare di meglio.

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29 Responses to cultura dello stupro – guida per il gentiluomo

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  4. yayla says:

    ok l’articolo non è una trattazione sociologica fine e pregna di letteratura, ma è onesto e nella sua semplicità la riflessione ha del potenziale non direi superficiale. Tra l’altro apprezzabile lo sforzo di un uomo che parte dal “come sarebbe se fossi donna” e non giunge alla solita “se fossi donna la darei a tutti “(frase tra l’altro tipica della cultura dello stupro). Arriva a sottolineare gli atteggiamenti culturali e le strategie quotidiane di interessamento sessuale che confermano e riproducono una cultura della prevaricazione tra generi (e la citazione a Mimmo non è casuale). E’ importante capire cosa c’è che non va nella gestione del rapporto tra generi, tra potenziali partner sessuali…di patate e piselli che non si valorizzano per niente sul piatto. Io me lo chiedo perchè la sera tardi debba avvertire il pericolo (non mi sento vittima eppure spesso mi cago in mano) e poi devo arrivare a “ok non ci passo li in penombra vicino a te e il tuo amico per non darti l’occasione di fare lo stronzo”. O perchè mi debba sentire commenti su come sono o non sono se si passa davanti a due o più maschi, italici in particolare ma superiamola sta nazionalizzazione. Ecco, è genuina la riflessione dell’autore e soprattutto è tangibile. “Tangetela” un pò di più anche voi uomini. Provate a farla un pò ogni giorno scommetto che poi le donne (o chiunque susciti in voi un interesse sessuale) vi sembreranno ancora più belle. E forti.

  5. joe says:

    Non so se mi mette piu’ tristezza che si debbano spiegare certe cose agli uomini (tipo: “la donna deve dire si” o “se fischi o fai commenti a una che passa la importuni”), o i commenti degli uomini che si sentono quasi “castrati” dalla richiesta di essere persone civili.

    Sara’ che sono cresciuto in una famiglia dove il sessismo era rifiutato e assente, ma leggendo questo pezzo ho passato il tempo a dirmi “ma che davero c’e’ bisogno di spiegare sta roba?”. E mi sono risposto pensando ad ogni volta che esco dal mio giro di amici, a quando sento la “ggente” parlare per strada, a quando sentendo le urla negli appartamenti vicini io e la mia compagna siamo gli unici ad intervenire.

    Peraltro, sono pressoche’ certo che i paladini della virilita’ italica che hanno commentato qua sono poi quelli che si sentono a disagio ad avere rapporti franchi con un omosessuale – sostengo da anni che l’omofobia maschile e’ al 99% dovuta al disagio inconfessabile che da’ essere potenziale preda sessuale invece che predatore.

    Dell’articolo apprezzo soprattutto il tentativo reiterato di superare le (spontanee) difese degli uomini, inclusi quelli che non si sognerebbero mai di torcere un capello ad una donna.

    Certo il paragone con le canne se lo potevano risparmiare, visto che suppongo nessuno di noi sia per la proibizione…

  6. Gi says:

    Arrivo in ritardo come sempre su tutto, ma son tempi un po’ bizzarri.
    Mi ha fatto piacere tradurre questo pezzo, nel senso che mi sembra un saggio da leggere, conoscere, tenere nella propria cartuccera e sapere che pensare così è una cosa possibile. E forse, ADESSO, persino augurabile.
    Poi c’è il pensiero di Camomilla che io trovo esattamente proprio del tutto condivisibile: mi fa piacere se uno non mi terrorizza nel garage sotto casa, ma non so quanto mi sento a mio agio con l’idea di ricevere un trattamento di favore. Mi piacerebbe che i genitali che mi sono toccati non c’entrassero con come mi trattano gli altri, con quello che mi posso aspettare da loro, persino con quello di cui posso aver paura. Questo è quello a cui dovremmo arrivare come società, credo. Sogno, lo so.
    Personalmente definire la cultura dello stupro (che a me piacerebbe di più chiamare cultura della violenza) serve a chiamare un animale con il nome che ha, prendere atto che esiste. Se le zanzare si chiamassero hdfiheewipnippq comunque ci pungerebbero. E ci darebbero fastidio, e ci incazzeremmo.
    Un altra cosa è come vogliamo vivere – e io, donna, voglio vivere come se il rischio di essere violentata non fosse maggiore, nè più spaventoso, di quello di prendere una tegola in testa, che mi rapinino, a quello di avere un incidente. Come se fosse una cosa che può succedere, come altre. Questo naturalmente parte dal non viversi come vittima.
    E se non ci si vive come vittima, non si vivono gli altri come potenziali carnefici. Nella completa consapevolezza che coltivare la cultura del consenso, o meglio, il piacere del consenso, è l’unico modo per venir fuori da questa cosa. Utopico forse. Ma da qualche parte bisogna pure cominciare.

  7. Tommaso says:

    Bell’articolo, che dice diverse cose condivisibili in linea di principio e diverse altre cose vere – purtroppo – in linea di fatto. Però farei attenzione a giungere a certe conclusioni estreme, come quella secondo cui un uomo sarebbe parte della cultura dello stupro perché, in quanto appartenente al genere maschile, è una potenziale minaccia per la donna. Un pò perché applicando la stessa logica, ad esempio, agli immigrati – molti di loro delinquono (cosa peraltro vera), dunque quando ne vedo uno non è come se vedessi un mio simile, a prescindere dal fatto che sia o non sia una brava persona – molta gente finisce per votare Lega Nord. Ma un pò anche perché l’equivalenza secondo cui l’uomo è una potenziale minaccia per una donna così come un serpente è una potenziale minaccia per chiunque non regge: del serpente, infatti, so in partenza che in date condizioni mi morderà, mentre di un uomo no (quindi, insomma, chi lo pensa almeno un pò prevenuta lo è). Poi, per carità, non sto certo qui a minimizzare nulla: so bene che è vergognoso che una donna, di sera o di notte, debba fare attenzione ad uscire da sola, come pure è inqualificabile il fatto che le violenze sessuali non arrivino ad essere estirpate. Tutto vero. Però, ecco, quando sono gentile con una donna – e mi piace esserlo – lo sono perché sono felice di poterla mettere a proprio agio (del resto mi piace essere gentile anche con gli uomini, sia pur in modi diversi): non perché devo tranquillizzarla e farle capire che non sono un malintenzionato, perché penso che lei pensa che io sono parte della cultura dello stupro. Parte della cultura dello stupro è chi ritiene ovvia (o addirittura ha interiorizzato a livello inconscio) l’idea che la forza coincida col diritto, e che dunque la maggior forza fisica di un uomo gli dia diritto ad una maggior libertà d’azione in vari ambiti. E quindi ne sono parte anche molte donne. Purtroppo. Mi ripeto, comunque: bell’articolo.

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  9. Camomilla says:

    Bene, la mia prima reazione è stata: sì sono una donna ma non mi sento vulnerabile. Poi mi sono resa conto che NON VOGLIO sentirmi vulnerabile. E questa è una reazione, una presa di coscienza, una posizione che ho scelto. Io continuerò a comportarmi come se non fossi vulnerabile perché non voglio esserlo. D’altro però mi viene in mente un episodio. Alla stazione di Milano ho subito un tentativo di scippo. Niente di straordinario, però ho avuto la prontezza di catturare il ladruncolo. Non era palesemente una minaccia nè per me nè per nessun altro. Però sono rimasta sola in mezzo alla gente che si teneva a distanza con il ladruncolo trattenuto per la giaccia. Io, lui e una anziana e minuscola signora vicina a me che si preoccupava se poteva darmi una mano. Nessun altro si è avvicinato nè mi ha parlato benché in molti abbiano visto, nè donne nè uomini. Nessuno mi ha chiesto cosa succedeva, nessuna mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto, nessuno mi ha chiesto se doveva chiamare la polizia. Sono stata sola, completamente sola a gestire la situazione e a decidere il da farsi. Non mi pareva particolarmente pericoloso e così l’ho lasciato andare. Del resto non potevo certo trascinarlo al posto di polizia o tirare fuori il telefono mentre lo trattenevo senza spettarmi che avrebbe reagito più energicamente. Gli ho fatto una ramanzina, soli io e lui in mezzo alla gente che guardava, e l’ho lasciato andare. Ecco mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questo episodio e se ha attinenza secondo voi con la questione dello stupro. Secondo me sì. Cari saluti Camomilla

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  12. Aurelio D says:

    mah…premettendo che il gesto violento è sempre da condannare, qui vengono condannati anche comportamenti del tutto naturali..
    l’uomo, se ha interesse nei confronti di una donna, deve farsi percepire come potenziale partner sessuale, non come un damerino asessuato..
    questo comporta contatto sia visivo che fisico (ovviamente nn mettere la mano sul culo, ma contatti che vanno cmq ad “invadere” quello spazio personale che secondo l’articolo è inviolabile)…
    un uomo che si comporta come suggerito dall’articolo è il tipico ragazzo che una donna considera ideale…ma per le altre..mentre lei sta con il buzzurro che le ha fischiato per la strada…proprio perché il buzzurro si è fatto percepire come potenziale partner sessuale..
    quindi, ammesso e non concesso che sia necessario un cambio di mentalità (perché condannare totalmente l’istintività per colpa di gente come va oltre è come curare un mal di testa con una decapitazione), questo cambio deve avvenire sia da parte degli uomini che delle donne

  13. Spartaco says:

    The Ultimate Guide to the Friendzone

  14. Lara says:

    Buonissime le intenzioni e benissimo che se ne parli, ma mi è sembrato un po’ superficiale, con l’elenco delle brave maniere del bravo ragazzo che difende le donzelle in difficoltà. Finchè la possibilità di compiere un atto sessuale violento sarà contemplata (per non dire accettata) all’interno dell’orizzonte culturale anche di noi occidentali che poi puntiamo il dito (anche giustamente per carità) contro il burqa di turno, la cultura dello stupro non sarà mai estirpata, neanche mettendo un freno alle barzellette sconce o fermandosi a vedere se va tutto bene quando una coppia litiga. L’idea di poter violare l’intimità di un altro essere umano (impuniti o meno), immaginarla come una reale possibilità di azione; è questo che va cancellata dalla mente dell’uomo, non solo di sesso maschile. Nel frattempo, io che abito in campagna oggi non sono andata a correre perché mio fratello non può venire e da sola ho un po’ paura.

  15. La cultura dello stupro coincide con la cultura della prevaricazione: genere su genere, in primis, ma anche verso chi è diverso da te, più debole, meno bello/a, più vecchio/a, più giovane; o non la pensa come te; o vive diversamente da te. E’ sostanzialmente il disprezzo della differenza, della diversità. Forse per sentirci devvero esseri umani, noi uomini in primo luogo (anche io, ormai in età più che matura) dobbiamo imparare a regionare al di là dei generi e a fare tesoro di ogni diversità. Tutte, nessuna esclusa. Tratto abbastanza spesso questi temi, sul mio blog: http://mimmogerratana.wordpress.com; anche se non solo. Un saluto cordiale.

  16. tuco says:

    @carlo

    ma che discorso idiota. mettendola proprio terra-terra, così forse capisci: se sei ricco puoi lasciare i soldi a casa. se sei una donna, mica puoi lasciare la patata a casa. e comunque, se anche potessi, non si capisce perchè dovresti essere tu donna a lasciare la patata a casa, e non noi maschi a lasciare a casa il pisello. e in ogni caso il problema non si risolve lasciando a casa nè patate nè piselli, sarebbe una sconfitta per tutt*.

    per quanto riguarda invece la “cultura della rapina”, esiste eccome: si chiama “capitalismo” e ne facciamo parte tutt*, i ricchi più degli altri.

  17. Chiara says:

    Ai due che non credo leggeranno questo commento, ma pazienza:
    @Carlo: Io personalmente non mi infilo nel bronx con un pacchetto di soldi, ma ti pare giusto che considero di non prendere un treno che arriva alle 10 di sera in stazione a Bologna se sono da sola, anche se mi andrebbe bene, perché ho paura della gente che trovo? Ti pare giusto che mi devo preoccupare di camminare per strada con un’amica alle 10 di sera e di non fare certe strade? Ti pare giusto di leggere di ragazze stuprate in pieno centro, che sicuramente hanno gridato, e di nessuno che è andato ad aiutarle? Non è che tutte le donne se la vadano a cercare (e anche così non giustifico comunque uno stupratore), come dici tu.
    Di fatto anche tu, ragionando in questo modo, fai parte di questa “cultura dello stupro”.

    @ Francesco Mantovani: “Le denunce di stupro si sono inpennate ma gli stupri effettivi no: Gli stupri sono sempre esistiti purtroppo e le cifre sono più o meno quelle. Adesso però si si sta esagerando con le denunce. Questo articolo mi è sembrato troppo duro”.
    Ma hai capito quello che hai scritto?
    Cioè, dicendolo in altro modo: “Le denunce di furto si sono impennate ma i furti effettivi no. I furti sono sempre esistiti purtroppo e le cifre sono più o meno quelle. Adesso però si sta esagerando con le denunce di furto.”. Così come ti pare? Non auguro mai il male a nessuno, ma se qualcuno ti tampona l’auto o ti ruba l’orologio voglio proprio vedere se non vai dalla polizia, anche se racccoglie migliaia di denuncie identiche…

  18. Carlo says:

    È molto facile, in ogni caso, rigirare le argomentazioni utilizzate per delineare l’esistenza di una “cultura dello stupro” inserendo altri contesti.
    Un ricco avrà certamente paura di girare con i suoi contanti in una zona del bronx, sarà sicuramente restio ad andare in giro di notte con un portafoglio bello gonfio in mostra, si sentirà dire “certo che anche tu alle 2, ubriaco, nel quartiere malfamato non ci dovevi essere” o “avresti dovuto proteggere meglio i tuoi soldi”.
    Allo stesso modo vediamo riproporre e spesso banalizzare il reato di furto in film e televisione generale, e le battute quando si rapina un riccone si sprecano.

    Questo indica l’esistenza di una “cultura della rapina”? Non credo proprio.
    Trovo che sia assolutamente lodevole fare il possibile per evitare alle donne molestie e stupri, naturalmente, e trovo ingiustificabili i perpetratori.
    Essendo però innegabile che i perpetratori esistano ed esisteranno sempre, a dispetto di qualsiasi sforzo fatto per debellarli, è assolutamente prioritario che una donna (come un ricco possidente che tenga ai suoi soldi) facciano tesoro dei metodi per rendere la vita difficile ai criminali.

  19. Francesco Mantovani says:

    Detesto la violenza sessuale ma voglio anche dire che negli ultimi anni sullo stupro si sta esagerando. Ecco un articolo della BBC http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/7496013.stm che mi ha fatto pensare

    Le denunce di stupro si sono inpennate ma gli stupri effettivi no: Gli stupri sono sempre esistiti purtroppo e le cifre sono più o meno quelle. Adesso però si si sta esagerando con le denunce. Questo articolo mi è sembrato troppo duro

  20. Silvana seddio says:

    Bellissimo articolo; letto fino in fondo perchè merita di esserlo… complimenti!

  21. Liuc says:

    Grazie per la traduzione.
    Ora devo prendere il tempo che serve per assorbirlo.

  22. Jo says:

    Fantastico. Non so che altro dire. Io davvero non so come altro commentare, sono quasi commossa e non scherzo, mi rende davvero felice leggere articoli del genere, sapere che ci sono ancora persone là fuori in grado di pensarla in questo modo. 🙂

  23. Lorenzo says:

    Anni fa una ragazza canadese mi disse che ero parte della cultura dello stupro, mi incazzai come una bestia con lei, passata l’irritazione iniziale però constatai che era assolutamente vero ..

  24. Elisa says:

    Complimenti e grazie per questo articolo. Temo che purtroppo per la lunghezza dell’articolo molte persone immerse nel proprio tran tran non si prenderanno il tempo di leggerlo, quando invece merita ogni singola parola.

  25. Pixelrust says:

    Da un uomo, un sentitissimo grazie per la traduzione di questo articolo. Mi aveva aiutato leggerlo in inglese, ora diventa molto più facile parlarne ad altri italioti.

  26. Gianluca Devoto says:

    Bellissimo articolo, con preziosi consigli. Soprattutto quando la reazione più facile sarebbe mettere il maleducato di turno a dormire, propone soluzioni intelligenti per fare in modo che questo venga educato.

  27. Sara says:

    Da donna, vittima di stupro, grazie di cuore per questo articolo.

  28. Amanda says:

    Un articolo stupendo!
    Complimenti!

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