un mese dopo…

ovvero de la necessita’ di estinguere la vertigine neoparentale…

Le prime settimane di vita della mia creatura sono state abbastanza stressanti. Ci siamo resi conto che l’esperienza del parto in se’ e’ niente in confronto a quello che ti aspetta dopo.

Purtroppo pero’, se e’ ormai un fatto socialmente accettato il trauma del partorire (e per questo ti preparano), risulta ancora misconosciuta la vertigine neoparentale… che probabilmente e’ piu’ hard core in quelle famiglie come la nostra, dove i ruoli non sono tanto fissi e definiti. Il padre porta sulla borsa l’adesivo SEXISM SUCKS e da quel punto di vista e’ proprio un bravo guaglione, ma essendo il nerd che e’ forse avrei dovuto chiedergli di studiarsi durante i nove mesi un bel fucking manual (che non esiste) su come essere padri dopo aver superato il gender e aver ricominciato senza passare dal via… perche’ in alcuni momenti avrei voluto un estintore in mano per sbatterglielo sul grugno. Sapevo che era tutto normale, ma non per questo sono riuscita ad evitarmi la sofferenza. (I neopadri sono ipersensibili e ipercagacazzi, in una parola insopportabili. E io ho finalmente capito appieno il senso di una battuta che fa sempre mia madre: la gallina ha fatto l’uovo e al gallo je rode er culo…)
Sara’ anche che io sono passata per un’operazione – con il suo strascico di dolore e rincoglionimento – sara’ che nella mia vita quotidiana parlo una lingua che non e’ la mia e cio’ a volte rende piu’ difficile o povera la comunicazione, sara’ che ho un temperamento melodrammatico, ma nelle prime due settimane dopo il parto credo che la mia occupazione principale (oltre a nutrire mia figlia) e’ stata piangere disperatamente.
Piangevo per qualsiasi cosa, con o senza ragione. E la cosa che mi sembrava piu’ penosa era che cercavo di non farmi sgamare dalla Nina, che negli unici momenti di lucidita’ mi si attaccava alle sise e mentre ciucciava mi guardava fisso e io mi facevo cosi’ pena a cercare di non farle capire in che baratro stavo che piangevo pure di piu’…
Tutto questo per dirvi che anche se uno pensa di partire da presupposti contrari a quelli dell’imbecillita’ di massa, purtroppo a volte gli stereotipi e i luoghi comuni intorno a certi eventi chiave della vita a volte sono cosi’ radicati che dobbiamo farci i conti anche se siamo (o solo ci crediamo) dei fighi.

dolce dormire...

Antonia e la sisa
Chiarito cio’, c’e’ da dire che nelle prime settimane di vita i bambini sono a prima vista un po’ noiosi. Mangiano, cagano e piangono ad un sincopato ritmo ciclico di tre ore, che vuol dire che se siete madre e avete scelto l’allattamento al seno (inciso: non so con che coraggio quelle poveracce che non possono fare questa scelta sopravvivano, perche’ tutte le specialiste ti fanno due palle tante su come questa pratica sia fondamentale, il meglio per tuo figlio, gli anticorpi, la relazione di staminchia eccetera… io quello che ho capito e’ che comunque vada, gli esperti e le esperte che hanno a che fare con la sessualita’ femminile sono specialisti nell’aizzare sensi di colpa), dicevo se pensate di allattare dimenticatevi di vivere e di farvi i cazzi vostri: a me e’ successo addirittura di allattare seduta sulla tazza del cesso (ma io si sa, sono una mamma trash…). Quando poi la creatura dorme e’ meglio che approfittiate del tempo vuoto per riposarvi (senno’ producete meno latte, muuuuuu).
L’unica salvezza per questa vita che improvvisamente e’ diventata noiosissima e’ – manco a dirlo – l’amore. Perche’ durante il primo mese di vita di Antonia la mia occupazione principale e’ stata guardarla e accarezzarla e ogni volta che la guardavo mi saliva una pezza cosi’ intensa che cominciavo a smascellare e a sentire nelle orecchie UNZ UNZ UNZ.
E sono stata anche fortunata perche’ lei si e’ attaccata subito con passione alle mie sise, succhiando come una pazza. I primi tempi mi masticava pure i capezzoli, rendendo questa esperienza cosi’ tenera la piu’ sadomaso della mia vita. Ogni volta che l’avvicinavo al petto la mia piccola cercava la strada per il capezzolo con un’istintualita’ cosi’ selvaggia e appassionata che mi faceva ridere e piangere insieme. Di fatto poi, i pianti hanno superato le risate perche’ grazie ad una ragade (ossia uno sbrego sul capezzolo) il seno destro si e’ infettato ed e’ diventato duro e tutto rosso e mi e’ venuta pure la febbre. La situazione e’ migliorata con l’uso di una simpatica protesi di silicone che fa un po’ incazzare mia figlia (che preferisce the real sisa, non avendo ancora letto il Manifiesto Contra Sexual) ma che mi salva dalla mastite.


Antonia e’ innamoratissima della sisa, de momento. E’ tutto il suo mondo, la cerca quando sta sveglia per mangiare e la cerca di notte, quando dorme al mio fianco e si muove come un cobra fino a spiaccicarsi con una faccia beata nella mia ottava abbondante. Quando dorme fa degli strani rumori, a volte grugnisce e ringhia, a volte sospira e geme di felicita’ (sicuramente sogna campi pieni di sise di tutte le forme e di tutti i colori che le si concedono con gioia) e con quella faccetta rotonda fa le prove di tutte le espressioni: sorride, aggrotta la fronte, si intristisce…


Nessuna di queste espressioni corrisponde ancora ad uno stato d’animo, ma quando sorride io mi piscio sotto lo stesso.
 

24 thoughts on “un mese dopo…”

  1. oddio che belli tutti questi commenti, grazie a tutti e tutte
    … e grazie a Indymedia, alla quale quando riaprira’ potremo aggiungere la categoria *crescete e moltiplicatevi*.

    un abbraccio ai genitori e un bacio ai cuccioli.

  2. Vorrei rispondere a figasikula sull’uso del biberon. Si, in effetti potrebbe sembrare che il bibe i frigo ti regali delle ore di libertà. Ma siamo proprio sicure? PEr quale motivo devo vendere l’essena più pura del mio essere mamma a qualcun altro? Io avevo accanto un padre che avrebbe voluto fare lui da madre. In teoria avrei potuto avere mesi di libertà. anzi, lui sarebbe stto solo contento. Ma io per niente. Per questo ho deciso: non ho usato nessun biberon, mai, ho allattato per più di un anno, e mi sono goduta tutta la libertà di essere madre, compresa quella di sentirsi divorati da quell’immondo esserino che hai nelle braccia. Per me questa è pura superiorità biologica, che non intendo barattare con nessun latte artificiale, ma nemmeno con mezzo litro di latte munto da me stessa e piazzato in frigorifero. Visto che ormai pilotiamo le nostre gravidanze, che senso avrebbe fare un bambino se poi devi avere la necessità di scappare? Tanto vale che scappi insieme a lui no?

  3. Ho letto bene i post, anche mia figlia è nata col cesareo.

    Cmq: “ma sei io a mi fija me la attacco al petto, e gli do il biberon, ma perche’ non dovrebbe avere le stesse sensazioni che ha con la madre??!!!”

    Capisco che magari “a pelle” possa sembrare la stessa cosa, ma se si approfondisce la questione si possono scoprire che robette tipo curve ormonali e reazioni del corpo contano un tantino di più della forma di un pezzo di lattice. E la differenza riguarda entrambi non solo uno.

  4. beh…innanzitutto io, in quanto schiavo della ghiandola mammaria, tuttora cerco “la strada per il capezzolo con un’istintualita’ cosi’ selvaggia e appassionata” come nina…
    (e mi piacerebbe sapere quanto le donne lesbiche siano attratte dalle tette altrui…e/o dalle loro)
    comunque mi sa che elettrico non ha letto bene i post precedenti, visto che mi pare non abbia capito che nina e’ nata col cesareo (pure io!)…
    in questa discussione io mi sento un po’…timoroso, ma posso riferire cio’ che diceva un vecchio militante delle frange piu’ hard dell’autonomia anni ’70, un sanlorenzino bello rude, ora ristoratore…che diceva, qualche 8-10 anni fa, all’epoca della nascita di sua figlia:
    “ma sei io a mi fija me la attacco al petto, e gli do il biberon, ma perche’ non dovrebbe avere le stesse sensazioni che ha con la madre??!!!” Certo, sara’ meglio il latte della sisa, ma…ogni tanto fa bene variare un po’ la dieta…
    smacksmacksmack

  5. Sulla questione del biberon: è ovvio che non è la stessa cosa ma troppo spesso ho sentito dire – e capisco che non è questo il caso – da uomini cose rispetto alla natura e alla necessità dell’allattamento e della presenza materna che in realtà sono indice di una eccessiva responsabilizzazione della madre e al contrario forniscono alibi utili ai padri per agire con un po’ più di distanza.
    Le donne, che allattino o meno, io credo abbiano bisogno, o almeno ne ho avuto bisogno io mentre allattavo, di andare via qualche volta. Di uscire, di liberarsi dalla costrizione di una dipendenza esagerata e fortemente responsabilizzante.
    Poi certo – io avevo diciannove anni e non avevo grandi consapevolezze – per ciascuna è diverso.
    ma il biberon ha aiutato tante donne a prendere aria. Se qualche volta la tua donna con il tiralatte mette la cena o il pranzo o due poppate in frigo pronte ad essere scaldate perchè tu le dia a tua figlia sono certa che non muore nessuno e che lei potrebbe andare a fare almeno una passeggiata – se ne ha voglia, e non dico che qualcuno gliela nega, figuriamoci – con tranquillità.
    in quel caso il problema è il tipo di tettarella compatibile e si prova fino a che non ce n’e’ una che le piace.
    ma non concedersi mai un momento e ricordare con così tanta severità il ruolo delle donne nell’allattamento scatena troppi sensi di colpa. le donne vanno sgravate dal senso di colpa, anche da quello che può venire dalla solidarietà con un padre presente e responsabile che vorrebbe persino fare di più…
    tutto qui!
    in ogni caso qui si tratta di condivisione di esperienze e non di un giudizio. è ovvio che ciascuno poi sceglie come fare e questo non è assolutamente in discussione che nessuno ha la ricetta per fare meglio 🙂

  6. Già un mese? Un mese! Uff… arrivo sempre in ritardo e non mi ricordo se ti/vi avevo mandato baci e abbracci… ma tanto non scadono vero? ;*

  7. Ciao bella, mi fa troppo ridere leggere i tuoi post. Peccato che all’epoca non ci fosse questa possibilità, altrimenti i testi miei e tuoi sarebbero incredibilmente identici!!! Dunque siccome la mia “nina” adesso ha quasi 14, si dico, ben 14 anni, posso anche raccontare come va a finire (o sarebbe più giusto dire…ricominciare?). Dunque, intanto non è per nulla vero che hanno in testa di fare il contrario di quello che fanno i genitori. Se da piccoli si esercitano a fondo nel bastian contrarismo, agli inzi dell’era teen riescono a diventare campioni di contraddizzioni assortite. Claudia dunque è in opposizione totale, ma sta anche succhiando (non potendo più farlo con le tette, e ci aveva dato dentro veramente fino agli eccessi) tutta la mia essenza. Dunque ore passate al computer ovvio, dunque scelta di vestiti rigorosamente neri e drammaticamente simili ai miei, ovvio, dunque minaccia di farsi vari buchi nelle orecchie, ovvio, dunque amore totale per libri di vario tipo e per un certo senso del pianeta. Aaagh. Io non so se sono molto contenta di questo. Di certo, e questo è un bene, non c’è bisogno di litigare perché vuole nutrirsi Mac Donald, di certo non ascolta i Gemelli diversi, di certo non passa il suo tempo alla tv, e non occhieggia cinture D&G quanto fanno le sue amichette del cuore. Cosa succederà tra un po’ non lo so. O meglio io, per me lo so benissimo cosa è successo. Io reggo pure. Ma chi non ce la fa è suo padre, che le fa pure le menate sul trucco. Ma qui si apre un altro capitolo sull’educazione al femminile e magari per questo blog è un po’ troppo precoce……

  8. Chiariamoci su una cosa: non ho detto che la donna DEVE allattare. Una se vuole allatta, se no no, dopodichè è un dato di fatto che io il latte non lo posso produrre, una donna sì, quindi secondo la biologia è naturale che sia la donna ad allattare, perchè siamo costruiti così. Il che a mio modo di vedere non toglie né aggiunge niente a ruoli, posizioni e lotte.

    E’ chiaro che dobbiamo decostruire le infrastrutture sessiste che sono state messe in piedi nei secoli dei secoli su queste differenze naturali, ma negare che esistono a me sembra solamente un errore, e quindi cerco di non farlo, ma preferisco riflettere sulle cose.

    Quindi la risposta a: “la natura ci avrebbe fatte per fare figli e allattarli?” è “no, la natura ha fatto sì che, nel caso nasca un bambino, la donna possa allattarlo”. Il che a me personalmente pare una cosa buona, un meccanismo che il più delle volte assicura al bambino quello di cui ha bisogno. Per cui eventualmente critico chi dice che la donna deve stare in casa ad allattare invece di farsi i cazzi suoi, non l’atto di allattare in sé.

    Certo conosco anche io donne che dicono che è doloroso, altre che non lo fanno perchè gli spiegano che il latte in polvere è meglio, altre che non vogliono rovinare l’estetica del loro seno, ma anche molte altre che invece sono felici di poterlo fare o che magari vorrebbero e non possono, e nessuna di queste ultime è di CL.

    Quindi il concetto che non passo è il sillogismo per cui “rivendicare una sessualita’ non riproduttiva e l’avere anche altre finalita’ nella vita oltre al fare figli” sia in contrasto col comportarsi nel modo “naturale standard”, magari solo perchè dobbiamo andare contro per forza.
    E’ la consapevolezza di cosa si sta facendo e non l’atto in sè che da’ la forza di sentirsi sicuri di quello che fa e delle proprie scelte, per cui vale sia dire che “allattare è naturale”, sia dire che “procurarsi piacere col corpo è naturale”.

    Quanto a dare retta alla natura, noi non sappiamo cosa sarebbe successo se “la tecnologia” (sotto forma di un pezzo di plastica) non vi fosse venuta incontro rompendovi le acque. forse i medici sono stati super bravi, o sono stati degli stronzi, o forse non sanno nemmeno loro se hanno fatto bene, forse gli hanno insegnato che “si fa così” e lo hanno fatto. E’ sbagliato rifletterci sopra?

    Per far capire meglio cosa intendo provo a fare un esempio stupido: io che sono sempre stato pratico, amante della tecnologia, che perdo le ore attaccato ai computer, non farei crescere mia figlia da un robot solo per rafforzare il mio essere alternativo ad una natura che mi ha dotato della spinta a riprodurmi e ad una società che la ha manipolata.

    Ma poi magari ne parliamo di persona, che usare un blog per scambiarsi opinioni su argomenti così complessi mi pare tutto fuorchè naturale.

    ps: il paragone fra “dare la tetta” e “dare il biberon” a me sembra abbastanza forzato eh. forse un giorno faranno un biberon che scatena ormoni e stimola terminazioni nervose, fino ad allora sarà diverso.

    pps: se ho sbagliato a scrivere le “pippe mentali” e il blog è una roba dove solo scrivere cose sdolcinate la smetto.

  9. insomma, non mi permetto di dare suggerimenti che ho solo pochi mesi d’anticipo (mi sto giusto occupando del gattonaggio e delle pappine biologiche della supercazzola che tanto a 6 anni andrà a mangiare dal mcdonald e sono tutti soldi nel cesso), pero’ un abbraccio mi viene proprio voglia da darvelo.

    E non preoccupatevi, tutto passa veloce, ci sarà sempre una nuova menata da affrontare e una nuova cosa da imparare.

    Godetevi il buono, e stringete i denti per la fatica, che un po’ (moderatamente) di pianto e strilli non hanno mai fatto male a nessuno.
    Anche io in effetti ancora strillo quando mi allontanano dalle zinne.

    ps Già a 7-8 mesi pole essere che inizia a giocare da sola 😉

    altro che google.

    cojote’s family

  10. Ti vengo a trovare, la settimana prossima, che torno a bcn (ci sono cose che valgono piú di mille parole) poi magari piangiamo insieme (tuttettre)

  11. bello il proverbio della gallina…
    sei grande, antonia che culo ad avecce una mamma cuscì…
    daje che manco te ne accorgi e già magna da sola, caca, se pulisce er culo…
    è fatta!
    ti bacio forte

  12. oi slavi’ :)*
    si sta pensando di fare una cosa sui “privilegi” della maternità (compreso quello dell’allattamento). ti si vuol fare una intervista telefonica in collegamento con …
    vogliamo la testimonianza diretta di un’ostaggio della zinna: come ci si sente, cosa si prova e quando pensa lei di essere rilasciata.
    vorremmo anche parlare con la sua rapitrice per sapere qual’e’ il riscatto richiesto…
    stiamo costituendo un comitato e siamo pronte a pagare qualunque cifra o qualunque litro :)***
    bacione

  13. ah Elettrico!
    la tua intransigenza e’ pari solo alla tua simpatia e alla bellezza di tua figlia (che spero per lei abbia la capoccia dura almeno quanto la tua o in alternativa piu’ fina 😉
    – la cazzata della natura e di quello che *naturalmente* siamo portate a fare non te la passo. mica per gli anni passati a rivendicare una sessualita’ non riproduttiva e l’avere anche altre finalita’ nella vita oltre al fare figli, ma perche’ se stavamo a dar retta alla natura io e tua moglie eravamo morte. fortunatamente la tecnologia ci e’ venuta incontro e le nostre bambine sono nate non passando per l’uscita *naturale*, perche’ la natura non sara’ matrigna ma a volte e’ un po’ stronza, si’.
    – l’ardire di cui parliamo e’ quello di riprodursi e fare figli in questo mondo di merda.
    – non si e’ ancora estinta la convinzione idiota che esista l’invidia del pene e i ggiovani hackerdaddy post-gender ne tirano fuori una piu’ grossa: l’invidia della zinna.

    (io comunque non parlerei di *complessita’* dell’allattare. diciamo pero’ che quasi tutte le donne con cui ho parlato mi hanno detto che hanno trovato l’allattamento molto piu’ doloroso e faticoso del parto stesso. vogliamo fidarci di loro o del tuo non-senso di colpa?)

  14. Io credo di non aver capito bene e mi riferisco all’intervento di elettrico:
    la natura ci avrebbe fatte per fare figli e allattarli? 😐
    ma non era il papa, la binetti e la bindi a usare il concetto biologico di funzione “naturale” della donna nella maternità e nella famiglia?
    non c’e’ una retorica eccessiva nella definizione di “atto d’amore”?
    dopodichè ogni sentire e ogni scelta ovviamente è soggettiva e non c’e’ funzione “naturale” che tenga rispetto ad una imposta generalizzazione dell’adempimento dei ruoli.
    se ti piace allattare la figlia il modo c’e’: si può tirare via il latte materno e metterlo in un biberon.
    pare che ai bimbi faccia bene il calore del corpo. la tetta è un vincolo che può qualche volta essere sciolto…
    sempre soggettivamente parlando 🙂

  15. boobsberry fields forever.
    per dirla alla luttazzi, se incontrassi dio, dandogli una pacca sulla spalla, parlando di donne gli direi: ‘ah le tette, gran bell’idea..’

  16. forse non sto capendo: allattare al seno sarebbe una cosa “ardimentosa”? magari mi sbaglio io o non ho capito il senso del post e di alcuni commenti, ma a me sembra che sia tutto fuorchè complesso, visto che la natura ci (anzi, vi) ha costruito per fare quello. forse bisognerebbe provare quanto è grande il “senso di colpa” (fra virgolette perchè i sensi di colpa cattolici li lascio ad altri) di chi, come me, allattare non può, non avendo le tette. non sapete quanto vorrei poter fare questo atto d’amore.

  17. sto a rota de sto blog.
    dopo lorenzo ho scoperto,sempre casualmente, che hai lavorato anche con una mia carissima amica(leila) per doppiaggi di dubbia origine…:O)

    quant’è bella antonia!
    io intanto je do sotto per farmi ingravidare…a sto punto, er background è quello, se mi viene uno splendore di creatura come la tua sto a cavallo!!!!!!!!!

    besosssssss

  18. “gli esperti e le esperte che hanno a che fare con la sessualita’ femminile sono specialisti nell’aizzare sensi di colpa”

    sante e verissime parole bellezza

    In questi giorni mi sto vivendo una cifra il ruolo di zia perché a natale ha partorito anche l’amica di una vita e mi è capitato di pensare un sacco di volte a ‘sta cosa, soprattutto leggendo quello che hai scritto tu, quello che si è vissuta lei e quello che ci raccontavano le varie altre che hanno avuto l’ardire di fare questa cosa.

    Che lo sguardo della medicina non sia mai neutro se sa, è tanto banale da essere noioso. Ma certo è che quando si arriva in zona maternità l’assolutezza quasi papale dei diversi verbi (e se non partorisci naturale devi morì, e se invece partorisci naturale sei un incosciente perché rischi, ecc.) viene lanciata sulle malcapitate a mo’ di giavellotto con un vigore da combattenti della causa che fa un po’ paura…

    credo che c’ha veramente ragione tua madre, ma forse lo metterei al plurale “la gallina ha fatto l’uovo e ai galli je rode il culo”

    baci baci e baciuzz
    s.

  19. “sicuramente sogna campi pieni di sise di tutte le forme e di tutti i colori che le si concedono con gioia”… le stesse cose che sogno io…

  20. Che bello che state bene! :)*
    Un po’ di cose che io ho imparato dalla mia esperienza. Sono cose soggettive e non è detto ti siano utili… ma a qualcosa la condivisione di esperienze un po’ forse serve 🙂
    fai tu! intanto ti racconto in seconda persona, così mi viene più semplice…
    dopo il parto ti capita di essere veramente triste. volgarmente si dice che sono gli ormoni. in generale è la parte chimica che si rimette a posto.
    ti capita anche di sapere perfettamente come prendere tua figlia, come girarla e rigirarla ed è una cosa che non puoi spiegare perchè viene fuori da quel legame particolare che si è costruito tra te e lei.
    questa particolare empatia ti capita di non vederla nel tuo compagno perchè diventi anche apprensiva e ti sembra che tutto il mondo sbagli e che tu sola riesci a intercettare perfettamente i bisogni di tua figlia…
    questo può rendere insicuro il tuo compagno e può essere causa di discussioni che a volte si traducono in vere e proprie rotture.
    la cosa che diventa più evidente è la differenza, quella vera, tra un uomo e una donna. la differenza nel sentire e in tutto ciò che la maternità fa diventare chiaro come il sole.
    gli uomini spesso capita che non abbiano il nostro senso pratico e comunque lo devi lasciar fare perchè altrimenti verrà naturale poi che altri concludano che tuo figlia vorrà stare solo con te e quindi te la devi sucare solo tu.
    tutto di questo periodo si gioca sulla stanchezza, sull’umore sbracato e sui sensi di colpa…
    ogni frustrazione non elaborata e ogni disagio non compreso diventa per te e chi ti sta accanto motivo di discussione perchè succede che quando si è disorientati e si ha paura si da la colpa a qualcun’altro…
    succede anche che hai bisogno di fiato, di un attimo di respiro. bisogna uscire – da sola – anche se la bimba piange. la lasci a suo padre e quella si abitua perchè il tuo stress mentale non fa bene a te e neppure a lei e se prendi fiato, o prendete fiato un po’ per uno, evitate di infilarvi in un buco morboso e tremendo nel quale l’ossigeno si esaurisce per tutti.
    se vi richiudete a riccio con la bambina si finisce per tirare fuori parti brutte di noi…
    i bambini piangono perchè è quello il loro modo di chiedere e di esprimere bisogni.
    se piange perchè ti allontani non significa che sta subendo un trauma. non sa parlare e ti sta solo facendo una richiesta. se però ti lasci tiranneggiare da quelle richieste, che saranno incessanti e continue, di te rimarrà ben poco.
    poco a poco imprimi il senso di una tua indispensabile autonomia, così come si fa in ogni relazione. perciò se qualcuno ti rimprovera perchè tua figlia piange e tu hai voglia di prendere aria da qualche altra parte, purchè sia sempre con qualcuno che si prenda cura di lei, purchè non devi allattarla, se qualcuno gioca a farti sentire in colpa o se tu ti senti in colpa, beh, non farlo.
    ricordati di te, prendi spazio per te e tua figlia crescerà più serena e godrà di una madre non stressata e con mille pensieri positivi…

    il resto te lo dico quando per tua figlia verrà il tempo dello svezzamento e quando metterà i primi dentini 🙂
    un bacione

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